Metello Bonanno, in arte Metcalfa, fa sognare con il suo ultimo album jazz-elettronico “Where We’re from the Birds Sing a Pretty Song”.
Avete mai sentito parlare del nome Metcalfa? Probabilmente no, o forse sì, dipende. Se avete in mente un insettino piccolo e bianco che salta qui e là, allora sapete cos’è, ma non è di lui che parleremo oggi. Dietro al nome Metcalfa si nasconde anche un artista – Metello Bonanno – che vive di curiosità e creatività. Metello ha trovato in “quel piccolo coso bianco e salterino” il nome perfetto per il suo io musicale, ed è così che inizia la sua storia
Proprio questa curiosità lo ha portato a diventare l’artista che è oggi. Quando era piccolo, infatti, Metcalfa ascoltava le canzoni dei suoi idoli non con un orecchio convenzionale, ma ritrovandosi a pensare a nuovi sound che le sue band o artisti preferiti avrebbero potuto sperimentare. Una volta cresciuto, l’ascolto della musica è diventato sempre più attento ed analitico, capendo che poteva essere lui stesso a scrivere quella musica che avrebbe tanto voluto sentire anni prima. In questa intervista, ho avuto il piacere di intervistare Metcalfa, permettendogli di farci entrare un po’ nel suo mondo, e di parlare del suo ultimo album musicale “Where We’re from the Birds Sing a Pretty Song”.
Il titolo dell’album riprende una frase iconica pronunciata in Twin Peaks: “where we’re from the birds sing a pretty song”. Cosa ti ha spinto a dedicare l’intero titolo del disco a questa citazione? Ha un significato particolare per te?
Twin Peaks è una serie tv a cui sono emotivamente molto legato, per tantissimi motivi. Me l’ha fatta scoprire un mio carissimo amico (che suona anche nel disco!) e sono rimasto folgorato. È un universo che non ho mai lasciato del tutto.
Che ruolo gioca la figura dell’uccello, che ritorna anche in copertina, all’interno del tuo immaginario?
Per quanto riguarda l’uccello in copertina non so se abbia un ruolo specifico, so però che mi attira a livello di immaginario; sia per il concetto del volo in sé, sia per il fatto che i volatili sono sempre animali molto enigmatici, anche nell’immaginario collettivo.

L’album si ispira a luoghi come Lund, cittadina della Svezia, o Twin Peaks. Che ruolo ha il viaggio, sia fisico che mentale, nella tua vita?
Il viaggio credo abbia un ruolo importantissimo per tutti noi. Gli esseri umani sono per natura curiosi e esploratori, e a me personalmente è sempre piaciuto viaggiare non tanto per raggiungere la meta “famosa” o dire di esserci stato, ma proprio per soddisfare una curiosità insita dentro di me. La Svezia (Lund, nello specifico) è un luogo dove ho veramente lasciato il proverbiale pezzo di cuore, sono stato benissimo durante la mia permanenza. Mentre Twin Peaks fa parte di tutti quei luoghi che non esistono realmente, ma esistono dentro di noi e questo ci permette di poterli visitare quando più ne abbiamo bisogno.


Il tuo stile musicale unisce il jazz e l’elettronica. Quali sono stati gli ascolti o le esperienze che ti hanno formato e che ti hanno portato a questa direzione?
Ci sono diversi artisti che mi hanno formato e che sono responsabili della strada che ho imboccato. Uno fra tutti, John Coltrane. Soprattutto l’album “A Love Supreme”, a mani basse il mio disco jazz preferito. Poi non posso non citare Aphex Twin e il suo album del 2014, “Syro”. Ma gli artisti che mi hanno influenzato sono moltissimi! Lascio qua alcuni nomi per i curiosi: Yussef Dayes, Mr. Bill, Kendrick Scott, Oklou, Jojo Mayer, Miles Davis… la lista è molto lunga.
Come nasce di solito un tuo brano? Parti da un’improvvisazione al pianoforte o hai già in testa un’idea precisa da sviluppare?
Dipende. A volte sto fermo per settimane o mesi senza buttare giù mezza idea. Poi magari sento qualcosa alla radio di un negozio, o in un disco che sto ascoltando e mi viene l’ispirazione. Tendenzialmente però parto da un’idea melodica, raramente dalla parte ritmica. E più che avere un’idea precisa da sviluppare (in senso musicale) cerco di tradurre in musica una sensazione o un insieme di emozioni che sento al momento.
Il nostro magazine si occupa anche di arte visiva, moda e cinema. Quali sono le altre forme d’arte o i riferimenti culturali che ti stimolano di più oltre alla musica?
Sicuramente il mondo del cinema come prima ispirazione extra musicale, ma una cosa che adoro e dalla quale prendo molta ispirazione sono in generale le opere audiovisive, nel dettaglio tutti quei video musicali dove audio e video si mescolano in modo interattivo. Quello mi fa veramente volare.
Come ti trovi all’interno del panorama musicale attuale? Ti senti parte di una scena specifica o preferisci muoverti in autonomia?
Mh, domanda difficile. È un panorama instabile al momento, sia in senso positivo che negativo. C’è molto spazio per la sperimentazione, ma tantissime persone sono anestetizzate e addormentate da musica di pessima qualità che gli viene somministrata h24. Io personalmente sento di far parte della scena jazz/elettronica? Assolutamente si, senza dubbio. Però preferisco di gran lunga essere autonomo, soprattutto dal lato legale, distribuzione/editoria etc. Mi da una libertà di movimento che per me non ha prezzo.
C’è un aneddoto curioso o un momento particolare capitato durante la produzione di questo album che ti va di condividere?
Assolutamente. Dovete sapere che le tracce “Peregrine”, “Poolside”, “Strandbeest” e “Promessa” erano (in fase di lavorazione) chiamate rispettivamente “gtrgtrgtr”, “pim pum pam”, “piru piru” e “new theme”. Indovinate chi ci ha messo mezz’ora a ritrovare i progetti giusti per mandare le sequenze al resto del gruppo?
Adesso che l’album è fuori, quali sono i tuoi prossimi passi? Cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo futuro?
Sicuramente ci vediamo live l’11 ottobre al Biko, a Milano! E poi sto cercando di mettere insieme più date possibili per far ascoltare la mia musica a più persone possibili. E chissà, magari usciranno anche dei remix di alcuni brani dell’album… ma io non vi ho detto niente.
Se c’è una cosa che emerge da questa chiacchierata, è che la musica di Metcalfa nasce per essere condivisa e vissuta, sentita all’interno, lasciando che ci trasporti in luoghi reali ed immaginari. Il viaggio è appena iniziato: non vi resta che ascoltare “Where We’re from the Birds Sing a Pretty Song” e correre a sentirlo live l’11 ottobre al Biko a Milano. E chissà… tenete d’occhio i suoi canali per quei famosi remix di cui non vi abbiamo detto niente!


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