7 brand emergenti, profumi intensi e un messaggio chiaro: la moda dev’essere un gioco, e farci sentire presenti.
Il 3 settembre, tra le mura dello spazio Fertile, si è tenuto il Per-terra fashion show. Organizzato principalmente da Figli delle Stelle assieme a Expose Management, l’evento ha dato la possibilità a 7 brand emergenti di presentare le loro collezioni.
Appena entrati nella nostra postazione per assistere alla sfilata, siamo stati pervasi da profumi intensi. “Volevamo puntare ad una sensazione di stordimento”, racconta Alessia Pum, una delle principali collaboratrici e fondatrice dell’agenzia di moda Expose Management. L’obiettivo era far ragionare sul tenere i piedi “per terra”, permettendo alle persone di sentirsi leggere ed essere presenti nel momento, senza troppi pensieri.
L’intera sfilata verteva attorno al concetto di radici, di origini, di materia e natura – tutte caratteristiche che si riflettono nei capi che hanno sfilato in passerella, a partire da brand come BLUEV, che presenta capi in tessuti naturali – lino, cotone, seta – e tinture di origine naturale. Figli delle stelle, d’altro canto, ci ricorda che nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma. Attraverso l’upcycling, il loro obiettivo principale è ridare una vita a capi e tessuti che sono stati scartati, trasformandoli in qualcosa di nuovo. Kiodo Designer ed Evesto, poi, puntano su capi handmade che ricordando l’importanza dell’unicità di ogni pezzo, a cui viene dedicato il tempo necessario per brillare. Un esempio è la splendida lavorazione di un chullo firmata Evesto, un cappello d’ispirazione andina indossato da una delle modelle e lavorato minuziosamente a mano.



Per-terra però non rappresenta solo l’aspetto più sostenibile della produzione dell’abito, bensì si tratta anche appartenenza dalle più svariate sfumature: dall’appartenenza ad un territorio, fino all’appartenenza ad una comunità. La sfilata infatti pullulava di volti, etnie e personalità diverse, senza dimenticare la varietà di stili presentati. Dal minimal-rock di Anna Salvigni, che presenta capi geometricamente strutturati e fascinosamente dark, caratterizzati dal nero e dalle trasparenze, fino alle forme morbide ed avvolgenti (in tutti i sensi) di Inside Me.


“Il tema riguarda il voler rimanere con i piedi per terra”, spiega Andrew, organizzatore della sfilata e fondatore di Figli delle stelle, sottolineando che il concetto che hanno lanciato ha l’intento di far percepire qualcosa al pubblico, lasciando però libero spazio all’interpretazione personale. “Per noi la moda è un gioco, è faticosa, ma dev’essere leggera e dev’essere un gioco”, spiega Enrico, co-fondatore di figli delle stelle e organizzatore della sfilata. Infatti, lo spettacolo si è aperto con una modella vestita in un abito midi/lungo dal taglio ampio e dai toni terrosi, la quale gironzolava per la passerella canticchiando la famosissima canzoncina del “Giro-giro tondo”.


Passando ai numeri, questa sfilata è stata una delle più complesse da organizzare. Alessia Pum e Riccardo Fava, con il compito di gestire i modelli e le modelle, informano di aver dovuto gestire oltre 100 modelli e un alto numero di collaborazioni, tra cui la SPA “La Sauna 1969”, che si è occupata della parte olistica menzionata all’inizio.
Alla fine dei conti, il messaggio che esce dalla bocca di Andrew è chiaro: “vogliamo essere quello che siamo”. E forse è proprio necessario: quando l’arte cerca imperterrita di farci toccare le stelle, a volte, c’è il bisogno di stare con i piedi per terra, e vivere il momento.



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