L’arte di Nicolò Guarraci insegna ad affrontare la vita con il giusto approccio
“Non ho seguito le regole accademiche e mai le seguirò. Mi sono ispirato a chi ha saputo raccontare la propria verità senza scendere a compromessi”. Così Nicolò Guarraci definisce il suo approccio all’arte. Gli artisti a cui fa riferimento sono pittori dal calibro di Mirò e Chagall, ma anche artisti lontani dalla pittura come Fellini o Franco Battiato.
La pittura per lui è verità, rimanendo dunque fedele a ciò che sente.
L’arte, però, ha bisogno d’ispirazione. E dove si può trovare se non in mezzo alla natura?
Guarraci vive nel bosco, a Fontecchio, non per sfuggire ma per rinascere. La lontananza dal caos permette alla natura di essere percepita appieno, andando oltre l’accezione di semplice ‘scenario’.
La natura è per l’artista un elemento fondamentale che necessita di essere sentito. “È parte di me e del mio lavoro; mi insegna a guardare le cose con più pazienza e profondità.”

40 x 50 cm

Ed a proposito di insegnamenti, l’artista ne ha ricevuto uno grande dalla pandemia. “Il lockdown del 2020 mi ha costretto a guardarmi dentro e a eliminare tutto ciò che non era necessario. Ho iniziato a far uscire quello che avevo dentro attraverso il disegno: un gesto crudo, veloce, senza filtri. È nata così la mia pittura più istintiva!”. Da queste dichiarazioni si può dedurre come avere una mente artistica possa influenzare l’approccio alle avversità.
La creatività può insegarci a vedere il lato positivo in un mare di sfortuna. L’arte, da sempre, è il motore immobile del benessere umano. Ci fa riconnettere con ciò che c’è di bello nel mondo o ci fa riflettere. L’arte ci fa provare emozioni, sempre.
Nicolò non è nuovo agli spostamenti: ha vissuto a Cremona, a Piacenza, a Bologna e poi ancora in Sicilia; attualmente si trova in Abruzzo. “Dentro di me convivono mondi diversi. Ho bisogno di queste differenze, se no mi annoio ed è la mia fine creativa”, spiega così la sua esigenza di diversificare il contesto in cui vive. L’artista sente il bisogno di spostarsi per assaporare diverse situazioni e tradizioni. La monotonia, insomma, non fa per lui.
Dopo aver parlato delle influenze ed inflessioni artistiche e di ciò che lo ispira, siamo scesi nei dettagli della sua arte: “Recupero materiali vissuti come legno e carta. Il mio gesto si appoggia sulle loro cicatrici: è un atto di rispetto”, spiega Guarraci, sottolineando l’importanza di voler dialogare con le storie passate impresse nel materiale di recupero per creare qualcosa di nuovo.

naturali, tela di juta, 100 x 100 cm. Opera eseguita nell’ambito del LA. BO Festival di “Arte nel bosco”, Tornimparte (L’Aquila).
L’artista raffigura “creature dimenticate da mondo razionale”. Esse rappresentano la parte più selvaggia di noi, nonché più la più vera e la parte dormiente nascosta dalla “normalità”. L’artista si associa ad un animale in cui si riflette, di tanto in tanto, variandolo. Anche l’immagine che ha di sé è in continuo mutamento.
Dopo opere come “Yesterday”, “Today”, “Tomorrow” e le più recenti “Uniscono” e “L’Aquila” (2026) che direzione sta prendendo la sua arte? “Il mio percorso sta andando verso una maggiore pulizia. Prima c’era molta lotta, ora cerco di far convivere luci e ombre.” L’artista cerca di rendere il suo segno più pulito e lineare. Di puntare a qualcosa di essenziale senza porre dei limiti alla sua ricerca . “Non cerco risposte facili, ma un equilibrio vero, anche se precario, tra quello che sento e quello che creo.” Trovare un equilibrio necessita tempo, impegno e ricerca. L’importante nella ricerca del sé e dell’equilibrio è non avere paura e fretta. Bisogna sperimentare ed uscire dalla staticità proprio come fa lui.
Che Guarraci sia una figura dinamica è ormai noto, quindi, con l’avvento degli strumenti tecnologici, si sta introducendo in qualcosa di nuovo. “Il digitale è solo un altro mezzo, come il pennello o il legno. Anche se uso il tablet, mantengo la stessa energia, lo stesso segno veloce e nervoso che metto sulla tela. La tecnica cambia, ma l’urgenza di esprimermi rimane esattamente la stessa.” Sicuramente è il giusto compresso ed approccio verso la questione digitale. Il digitale non viene visto come ostacolo o minaccia, ma come risorsa e l’artista dimostra, ancora una volta, la sua incredibile capacità di saper cogliere il meglio dalla realtà odierna.

E dopo che succede? Cosa si aspetta l’artista dalla sua stessa arte?
“L’arte non deve stare chiusa in una cornice o comunque finire solo sulle pareti delle nostre case. Voglio che le persone le incontrino per strada, senza filtri. Cerco una reazione. Se il mio lavoro riesce a fermare qualcuno o solo a stupirlo, allora ha raggiunto il suo scopo.” Per l’artista l’importante è lasciare un’emozione: quando l’arte non lascia indifferenti raggiunge il fine ultimo. Secondo Guarraci, infatti, il pensiero che un visitatore dovrebbe avere uscendo da una sua mostra dovrebbe essere che “la libertà è una scelta quotidiana”. Vuole lasciare in lui, attraverso l’arte, non un’immagine rassicurante, quanto più la consapevolezza che, anche tra le rovine o tra le difficoltà, si può sempre ripartire, trasformando il dolore o la fatica in emozione e bellezza.
Senza alcun dubbio, si può dire che per apprezzare la sua arte dobbiamo svuotare la mente dai nostri problemi e lasciare che quest’ultimi ci lascino la possibilità di insegnarci a cogliere il meglio dal peggio, il bello dal brutto, l’opportunità dalla sfortuna e la leggerezza dalla fatica.


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