Emanuel Tosi, fotografia negli anni ’20 del nuovo millennio.
Entrare nel mondo di Emanuel Tosi significa ritrovarsi all’improvviso trasportati tra un set e una strada, tra maisons e case, come se aprissimo un ventaglio dalle pieghe cangianti. Questo mondo si impernia tra Napoli, Parigi e Milano, città che hanno visto il fotografo vivere e formarsi. «Sono nato e vissuto a Napoli in un quartiere popolare pieno di vita e contrasti e di storie incredibili», racconta Emanuel. «Crescendo lì ho osservato il mondo con curiosità e attenzione, ritrovandomi scene comiche e drammatiche nel quotidiano». Seguendolo ci ritroviamo su una giostra di personaggi, ambientazioni e situazioni che si alternano con festosa naturalezza. Siamo circondati da silhouettes adornate da abiti di vario colore, foggia e geometria che sembrano volare tra pavimenti e soffitti di prestigiosi palazzi storici, o riempire lo spazio bianco e asettico di un set trasformandolo completamente. Dovunque si trovi, l’identità di ogni silhouette si staglia sull’immagine, invitando chi la guarda a unirsi a un balletto tra storie che si intrecciano anche solo per un momento.
Per Emanuel Tosi il punto di partenza è il corpo: «occupa lo spazio e dà struttura all’immagine», precisa. «Non lo penso solo come un soggetto, ma come una forma che costruisco insieme alla luce». Racconta di essersi formato soprattutto studiando l’utilizzo della luce nei film con finalità narrative ed espressive: angolazioni ed esposizione diventano coordinate che mappano potenzialmente qualunque emozione sulla pellicola. Giocare con la luce fa sì che anche una semplice passeggiata possa oscillare tra commedia e tragedia, rêverie e noir. A questo insegnamento formale, proveniente principalmente dal mondo del cinema ma non solo – Emanuel ricorda con particolare ammirazione David LaChapelle, ma anche Bourdin, Hitchcock, Avedon, Halsman e Dalì, e poi ancora Penn, Newton, Lindbergh… – si unisce una galleria di immagini, involontariamente assimilate, portatrici di storie e narrazioni, memoria artistica che riappare qua e là in un dettaglio discreto come l’adagiarsi di una mano, una porta socchiusa, una candela in un angolo.
Un altro elemento determinante per il mondo espressivo delle sue immagini, racconta, è stato «vivere in una città colorata – di base Napoli è blu e gialla, il tufo e il cielo – non puoi non amare i colori».

Tutti i colori presenti sul set vengono scelti prima dello shooting. A quest’ultimo segue poi la fase di coloring, mirata a suscitare «una sensazione precisa» nello spettatore. Le fotografie assumono perciò una vena espressionista rovesciata: la storia protagonista dello scatto detta le esigenze espressive secondo cui viene raccontata. Ad esempio, nella serie Anna un blu petrolio a bassa saturazione coinvolge lo spettatore in una parentesi morbida ma allo stesso tempo dinamica, come se si trovasse al riparo da una giornata di pioggia. Lo stesso blu si intona perfettamente agli occhi curiosi e divertiti, ma al tempo stesso distratti, della modella Anna Maas; torna come riflesso sui bottoni della giacca che indossa, fa capolino come dettaglio luminoso dallo scollo del capo. Ma questo blu sarebbe un blu solo a metà, o racconterebbe una storia ben diversa, se non contrastasse con il rosso cremisi saturo delle labbra della modella, che regnano su tutta la serie: talvolta pensose, talvolta socchiuse come a dire qualcosa che non possiamo udire, fino al ritrovarsi inarcate in una possibile esasperazione o appello. Il rosso anima anche le guance della modella, come una traccia che le disegna onde sulla pelle, a sua volta fatte risaltare con le linee nette dei capelli, della giacca e delle ciglia, restituendo un carattere complesso, tra il deciso e il sognante, difficilmente inquadrabile e perciò più che mai realistico.


Modella: Anna Maas (@ann.sielle),
Agency @nextmilan @next
Make up: @veridimarziomakeup
«Molti scatti arrivano dopo la parte più costruita dello shooting: è lì che mi lascio più libero», osserva Emanuel. «Dipende molto dal feeling e dal tempo. Quando le modelle si riconoscono nelle immagini e si piacciono, si lasciano andare e iniziano a contribuire davvero – alcuni momenti nascono così, in modo spontaneo. Non c’è un segreto preciso: cerco di metterle a loro agio e di non forzare subito. Poi si crea una fiducia, una collaborazione tra la modella, la luce e il mio sguardo.
Per me la fotografia è anche questo: uno spazio di relazione, dove può emergere qualcosa di autentico».
Ci confida che interi shooting sono avvenuti in modo del tutto imprevedibile durante situazioni in cui spontaneamente ha sentito di trovarsi «al posto giusto al momento giusto. Avevo con me la macchina, un flash perché viaggio sempre leggero», scherza, «e l’attrezzatura giusta per portarmi almeno una foto a casa, perché non si sa mai nella vita». Flash. La modella Mae Mei Lapres è un cigno azzurro che ride tra due trombe di scale a una festa parigina. Flash. Sul freddo lungosenna, uno sconosciuto coperto di tatuaggi si mette in posa, ha gli occhi che ridono. Flash. Set di ritratti di capelli: dalle labbra della modella pende un fiore, le fa il solletico dal naso al mento. Quello stesso flash che è fondamentale a Napoli durante le cerimonie. «Si tende erroneamente a sottovalutare la fotografia cerimoniale», commenta Emanuel, «ma è così che ho imparato la fotografia. Con i fotografi con cui ho lavorato usavamo 5-6 punti luce, 5-6 flash. La sovraesposizione, i forti contrasti dovuti al sole dello zenith devono essere recuperati da una luce altrettanto forte. Dovevamo dare un’immagine pulita, dare una scena, staccarla dal fondo e darle tridimensionalità, raccontandola appunto con più punti di luce. Io proteggo questo genere perché chi lo pratica conosce la luce»… e sa bene come raccontare una storia.
Il lavoro di Emanuel Tosi è spesso impegnato in serie su committenza, con limiti imposti dal committente più o meno rigidi; fanno eccezione i suoi progetti personali, che il fotografo definisce come «uno sfogo, una libertà creativa totale». Questi progetti sono storie che Emanuel vuole raccontare e di cui cura tutti i dettagli in ogni fase, dall’ideazione alla realizzazione; a volte il protagonista degli scatti viene scelto a seconda della storia, a volte la storia viene modellata sul protagonista scelto. Il suo progetto del cuore è D.I.V.A. La diva che dà il nome al progetto è Guetcha Tondreau-Liu, musa di David LaChapelle, in una cornice nei pressi di Rimini. Il riferimento è esplicitamente felliniano, l’obiettivo è la risemantizzazione della figura della diva in chiave contemporanea. Questa diva si muove come vuole, si siede come vuole, muovendosi nello spazio con determinazione e vulnerabilità al tempo stesso, ridisegnandone le leggi fino a superarle e prendere il volo in una camera d’albergo. La dinamica con il suo bodyguard, personaggio ricorrente negli scatti interpretato da Samuele Duca, si tinge di una scherzosa ironia; il supporto del bodyguard è fondamentale nel reggerle tubi galleggianti, l’accendino, la cornetta del telefono, il ventaglio. Principalmente, è impegnato nel venerarla. Lei non lo guarda mai negli occhi, è troppo presa dal vivere.

Art Director & Photographer: Emanuel Tosi Producer & Stylist: Benedetta Urbini (@benedettaurbini) Modella: Guetcha Tondreau (@guetcha) Agenzia: @wavemanagement Modello: Samuele Duca (@samuele.duca) Make Up Artist: Svitlana Karakul (@svetikarakul_makeupartist) Stylist Assistants: Andrea Cornalini (@missis.silicon), Daniela Introna (@dani_ela.89) Photographer Assistants: Cristina Lucia Potocean (@cristinaluciapotocean), Michele Dell’Oro (@micheledelloroph) Retoucher: Carolina Gheri (@gheri) Location: Atlantic Riccione (@atlanticriccione)
Emanuel Tosi è un artista che vede cose dove non esistono da quando aveva nove anni. Il suo amore per la fotografia sbocciò allora, «quasi per caso: la macchina che usavo si bloccò e creò una doppia esposizione ritraendo il gatto sul viso di mia sorella», rammenta oggi. «Ricordo di esserne rimasto completamente affascinato». E gli artisti che raccontano cose che non esistono, citandone uno grande, sono bugiardi nati: le cose più vere sono quelle che inventano. Eppure, senza bugie o invenzioni non vi sarebbero storie, né la possibilità di riscrivere la Storia, quella che ci accomuna tutti.

Art Director & Photographer: Emanuel Tosi Producer & Stylist: Benedetta Urbini (@benedettaurbini) Modella: Guetcha Tondreau (@guetcha) Agent: @wavemanagement Make Up Artist: Svitlana Karakul (@svetikarakul_makeupartist) Stylist Assistants: Andrea Cornalini (@missis.silicon), Daniela Introna (@dani_ela.89) Photographer Assistants: Cristina Lucia Potocean (@cristinaluciapotocean), Michele Dell’Oro (@micheledelloroph) Retoucher: Carolina Gheri (@gheri) Location: Atlantic Riccione (@atlanticriccione)
Dopotutto cos’è un incontro, se non l’annodarsi e lo sciogliersi di corpi, di nomi, di storie, un segreto mai del tutto catturato o controllabile, ma che parla da sé? E che cosa ci è caro, se non custodire quel segreto destinato a non essere capito, e per questo a vivere ogni giorno di più? Cos’è la Storia, se non il riverberarsi di questi incontri nella memoria collettiva? Napoli: ogni piccolo dettaglio racconta una possibile fortuna o sfortuna, ciò che per gli altri è incomprensibile qui si chiama simbolo. Un’ombra si allunga su una gota prendendola in giro, disegnando una smorfia che contiene tutto, dalla lacrima al sorriso.
Cos’è il bello se non un gioco che vorremmo non finisse
Cos’è lo scherzo se non un inganno riuscito bene
Cos’è il sogno se non uno scherzo in cui restiamo sospesi
Che cos’è un film se non uno scherzo
Cos’è una foto se non un film.


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