Nasce Sollia, un salotto privato ideato da Thomas Sarkozi che unisce i creativi e che punta a far nascere nuove collaborazioni.

Vestitevi eleganti, mettetevi la vostra maschera più misteriosa ed entrate nel mondo di Thomas Sarkozi.

Art Director ed executive producer indipendente, Thomas ha un solo obiettivo: unire più creativi possibili in una stanza. Nasce così Sollia, un salotto privato pensato per chi crea. Un luogo dove possono nascere collaborazioni e connessioni. Noi di The Cultist siamo stati invitati a questa serata esclusiva e ve ne vogliamo raccontare un po’.

Thomas Sarkozi, creatore di Sollia. Photographer CJ Liay (ig: @its.cjj_)

Per capire a fondo Sollia bisogna, prima di tutto, scavare nelle radici di chi l’ha creata. Thomas Sarkozi vive di arte fin da bambino, cresciuto in una famiglia dove l’arte sbocciava anche nei luoghi più inconsueti: dal padre che la trovava nella meccanica, alla madre divisa tra violino e cucito, fino al cugino interior designer. Nella mente di Thomas risiede un ricordo d’infanzia nitidissimo: un dipinto che osservava per ore, cercando di comprenderne il processo. Fu lì che capì che il suo interesse era legato alla necessità di comprendere l’intenzione dietro le cose.

Da quel momento ha iniziato a creare oggetti, situazioni ed incontri. “Per me l’arte non coincide con un singolo mezzo espressivo. Non è soltanto un dipinto, una scultura o un oggetto. È un modo di relazionarsi al mondo”, spiega. Ed è esattamente con questa intenzione che ha dato vita alla sua creatura.

Il giorno prima della serata, ho avuto il piacere di chiacchierare con Thomas. “Sono molto emozionato”, mi racconta al telefono. Curiosa, gli chiedo di spiegarmi un po’ più a fondo la natura di Sollia. Thomas lo descrive come un incontro per favorire uno scambio tra creativi, per far sì che chiunque abbia un’indole artistica possa conoscere altri creativi e fare nuove conoscenze. “Si tratta di un network lavorativo travestito da festa”, spiega. Attenzione, però: non è una fuga dal lavoro, bensì un approccio per viverlo meglio: “La leggerezza è parte integrante del processo creativo. È uno spazio che favorisce l’incontro e rende possibili conversazioni che difficilmente nascerebbero in un contesto rigido e formale”. Spesso si tende a dimenticare che dietro ad un progetto c’è un’anima da scoprire; il rischio è di perdere il contatto con ciò che rende il lavoro effettivamente unico. Il valore di Sollia risiede proprio nelle persone.

L’attesa termina, alle 22:00 Francesca (collaboratrice e writer di The Cultist) ed io arriviamo alle porte del Pianobar Luci D’Alba, un locale intimo ed accogliente a Padenghe sul Garda. Veniamo accolte da un Thomas indaffaratissimo, ma caloroso. Cominciamo a parlare e nel frattempo veniamo avvolte dalle note jazzeggianti di un pianoforte. Poco prima, Thomas inaugura la serata con un discorso simbolico, di cui non si può far a meno che ricordare alcune frasi: “Quanto è difficile essere liberi professionisti?”, “Il sacrificio è necessario per andare oltre”, “Oggi siamo qui per celebrarci”.

A mezzanotte inizia lo show: un gruppo di ballerini danza. E poco dopo ci siamo fatte un giro dal cartomante. Mentre le carte si posavano sul tavolo tra un mazzo di tarocchi e l’altro, guardandomi intorno ho capito che l’atmosfera ondeggiante tra sensualità, gioco e mistero non era solo scenografia. C’era un motivo profondo dietro la scelta di far indossare una maschera a tutti i partecipanti.

“Le maschere, la musica e l’estetica di Sollia sono pensate per creare uno spazio sospeso rispetto alla quotidianità”, confessa Thomas durante la nostra intervista. “Un luogo in cui le persone possano sentirsi meno giudicate e più libere di esplorare aspetti diversi della propria identità. Paradossalmente, a volte nascondere il volto permette di mostrare qualcosa di più profondo”.

Alessia Pum, founder di Expose Management a Sollia. Photographer CJ Liay (ig: @its.cjj_)

E tra i tavoli del Luci D’Alba è successo esattamente questo. La maschera ha azzerato i ruoli, diventando allo stesso tempo un simbolo di potere. “Immagino una rete di creativi in cui ciascuno possa sentirsi libero di esprimere il proprio talento secondo le proprie modalità, senza dover aderire a un modello prestabilito.” – racconta Thomas – “Che si sia dipendenti, freelance, artisti, designer o imprenditori, poco importa: le etichette contano meno delle persone.” Proprio per questo, quando mettiamo qualcuno nelle condizioni migliori per essere sé stesso, il suo potenziale più autentico ha più probabilità di emergere. Ed è da lì che nascono le connessioni più significative ed i progetti migliori.

La domanda aperta da Thomas nel suo discorso: “Quanto è difficile essere liberi professionisti?”, risuona nella stanza e nelle menti di chiunque viva di creatività: l’incertezza economica, la burocrazia, l’ansia da prestazione. Ma parlando con lui, si comprende che, spesso, il nemico più grande siamo noi stessi, con la pretesa di dover performare sempre al massimo. “Penso che tutti dovrebbero essere macchine”, Thomas cita Andy Warhol, con una provocazione che, in parte, riflette il desiderio di essere più efficienti, più precisi e meno vulnerabili.

“Cerchiamo continuamente strumenti che ci aiutino a essere più rapidi e impeccabili”, riflette Thomas. “Ma rischiamo di dimenticare che proprio le nostre fragilità e le imperfezioni alimentano la creatività. Non voglio sfuggire agli ostacoli dell’essere umano, voglio accettare l’errore come parte del processo. Nella possibilità di sbagliare risiede la nostra libertà. E forse proprio qui è nata Sollia.”

L’accettazione dell’imperfezione è letteralmente nel DNA del progetto, a partire dal nome stesso. “Sollia” nasce infatti da un banale errore di battitura della parola “soglia”. Uno stupido errore che, alla fine dei conti, non poteva essere più giusto di così. Prova del fatto che anche da una semplice svista può nascere qualcosa di interessante.

Mentre la serata scivola via tra le performance dei ballerini e splendide drag queen, torna in mente l’ultimo punto del discorso: “Oggi siamo qui per celebrarci”.

Nel mondo della comunicazione e dell’arte siamo tutti ossessionati dal futuro. Finiamo un progetto e pensiamo già al successivo, senza goderci i risultati che abbiamo raggiunto. Sollia invece ha costretto una stanza piena di artisti a fermarsi e guardare il percorso fatto. Thomas stesso ha un tatuaggio che riassume questa filosofia, una citazione di Marilyn Manson: “half-way and one step forward” (a metà strada e un passo avanti). Significa accettare di essere sempre in uno spazio intermedio, in bilico tra ciò che siamo e ciò che diventeremo, ma con la consapevolezza che il presente ha un valore immenso che merita, ogni tanto, di essere festeggiato.

Uscendo dal Luci D’Alba, con la maschera nella borsa e nuovi spunti d’ispirazione, la sensazione è quella di aver preso parte a una piccola rivoluzione. Non è stato il solito networking freddo in cui ci si scambia biglietti da visita con un sorriso finto. È stato un incontro umano, dove l’ambiente stesso incoraggiava la creatività e l’ispirazione arrivava con leggerezza.

Thomas e il suo team hanno le idee chiare: Sollia non è stato un evento isolato, ma l’inizio di un percorso destinato a continuare, che punta a riscrivere le regole della community creativa. “Finché ci sarà arte, saremo qui a raccontarla. Finché ci saranno artisti, saremo qui per conoscerli ed accoglierli”, conclude Thomas.

Noi di The Cultist abbiamo varcato la soglia e, onestamente, non vediamo l’ora che arrivi la prossima occasione di farlo.

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Una risposta a “Varcate quella Sollia”

  1. […] Certo, credo proprio di sì. Penso che l’arte sia uno strumento importantissimo per risvegliare le coscienze, anche attraverso ragazzi molto giovani come Thomas Sarkozi, che ha dato vita al suo progetto Sollia.  […]

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