Anno scolastico 2016-2017
Capitolo 2
Ottobre
Era ormai un mese che Charlie studiava a Roma. Tutto andava alla grande: non poteva desiderare host-family migliore, i suoi voti erano eccellenti, la città era una meraviglia continua e si era perfino fatta delle amiche, incredibilmente proprio Sofia e le sue ochette l’avevano accolta subito. Era tutto così surreale che stentava a crederci. Charlie si meravigliava delle piccole cose, un gatto che passava per strada, un tramonto rosato o un vicoletto con colori vivaci. Roma era diventata come una seconda casa in così poco tempo. Ma c’erano anche stati momenti meno idilliaci.
Torniamo indietro di qualche settimana… Charlie frequentava la seconda liceo linguistico, era in classe con Sofia e le sue amiche: Lara e Virginia. Sofia l’aveva persino voluta come compagna di banco. Essendo stato bocciato, Edoardo era al loro stesso anno e frequentava il classico. Era il “re” della scuola, quelli dell’ultimo anno lo rispettavano e quelli più piccoli lo temevano. Tutte ambivano a lui, soprattutto Sofia, tra loro c’era stato un tira e molla, questo le permetteva di comportarsi da prima donna. Poi, ovviamente, c’era di mezzo la classe sociale: il padre di Sofia era il più importante finanziatore della scuola, aveva una ditta di costruzioni e aveva fondato diverse associazioni. Per quanto riguardava Edo, sua mamma era una specie di “Kim Kardashian” romana e il padre, beh…non si poteva dire che avesse un papà, diciamo che ce l’aveva solo dal punto di vista biologico. La nonna, la nostra “Kris Jenner” aveva fatto in modo che il piccolo Edo non sentisse la mancanza del padre. Lei, suo marito, entrambi lavoranti nel settore dell’alta moda, e gli altri figli avevano aiutato la mamma di Edo a crescere il piccolo nel modo più agiato possibile. Ma il bambino ne aveva sofferto di questa mancanza e se l’era trascinata dietro fino all’adolescenza. Infatti, il suo comportamento a scuola ne era la prova. Non ci voleva Freud per capire che la mancanza di un padre e la permissione continua aveva plagiato un ragazzo cinico e presuntuoso. Edo però non era solo questo…
La prima settimana di scuola andava alla grande, finché venerdì, alla sua conclusione, Charlie si scontrò con Edo all’uscita di scuola.
– “Che fai straniera? Non riesci a fare a meno di darmi fastidio?!”, tuonò Edo
– “Non è assolutamente mia intenzione scontrarmi con te. Avevo solo fretta di uscire e ti ho urtato. É stato uno sbaglio.”
Edo si avvicinò lentamente fino ad essere ad una spanna da Charlie, la quale non poté far a meno di notare quanto il suo sguardo fosse ipnotico, ma allo stesso tempo la sua vicinanza urticante, così a bassa voce ma con parole ben scandite lui insinuò: “Quindi incrociarmi è uno sbaglio? O forse è un tuo desiderio?”
– “Per favore, non sono venuta dall’America per cercare conflitti, se mi ignori, io farò lo stesso.”
– “Io vorrei ignorarti. Sei tu che ti trovi sempre nel posto sbagliato al momento sbagliato. Se non intralcerai più il mio cammino, io ti lascerò in pace come desideri. A meno che tu non desideri altro…”
– “Io non…”
– “Ehilà…che succede? Edo lasciala stare. Charlie è mia amica”, furono interrotti da Sofia che esordì con un fare amichevole.
– “Tranquilla Sofi, va tutto bene.”
Sofia si avviò verso l’uscita e con un gesto di mano incitò Charlie a seguirla. Edo, una volta che “Sofi” si era voltata, guardò l’American girl e ripeté ridendo il diminutivo che aveva utilizzato per chiamare la sua ex. Sofi era un nomignolo adatto a un gattino, non ad una pantera. Edoardo aveva mollato Sofia per l’ennesima volta, ma questa volta era stato lapidario, nessuno sapeva il reale motivo, ma molte voci giravano. Comunque, la pantera non si era arresa.
L’ultima settimana di settembre Charlie aveva preso un buon ritmo con lo studio, anche se si era effettivamente presentata qualche difficoltà: un conto era studiare la cultura italiana qualche ora pomeridiana, un altro era dover studiare tutte le materie, eccetto le lingue, in italiano. Lei e Sofia stavano diventando amiche, ed Elena e Carlo erano fantastici. Tutto ciò andava oltre la più rosea delle sue aspettative. Lunedì di quella settimana pioveva ed Elena ebbe la malsana idea di accompagnarla in macchina. Così facendo si ritrovarono imbottigliate nel traffico. Era quasi a scuola, ma la coda di macchine non si muoveva di un millimetro.
– “Elena forse è meglio che io continui a piedi”
– “Forse si, tesoro. Vai, prendi l’ombrello”
Charlie salutò Elena, che ricambiò con un sorriso, e scese dall’auto. Si mise le cuffie e sovrappensiero inciampò in una pozzanghera sporcandosi completamente.
– “Oh, shit!”, esclamò.
– “Guarda un po’ chi c’è”, ormai riconosceva quella voce urticante.
– “Cosa vuoi? Lasciami stare ti prego”, rispose Charlie con la voce rotta dal pianto.
– “Da te? Nulla.”
– “Allora vai.”
– “Pensavo volessi qualche spicciolo, visto come sei ridotta.”
– “Spicciolo? What?”.
– “Soldi, money. Mi capisci? Menomale che questa fa il linguistico.”
– “Sei così…mmm…lascia perdere. Vattene!”, sbottò Charlie.
Edoardo sapeva essere cattivo quando voleva. Charlie questo ormai l’aveva capito, anche se continuava a non capire il reale motivo; era come se lui ogni tanto sentisse la necessità di provocare qualcuno e di prevaricare. Come se la rabbia che provava per il mondo avesse bisogno ogni tanto di essere sprigionata. E da quando Charlie era arrivata, l’aveva presa di mira. Vi era una tensione nell’aria quando lui attraversava il corridoio: una persona che creava un senso di inquietudine ma allo stesso tempo ammirazione da parte di molti. La nostra American girl avrebbe cercato il più possibile di stargli lontano.
Ma quando arrivò ottobre la musica cambiò. Charlie si entusiasmava moltissimo quando vi erano le lezioni di italiano: il programma prevedeva i primi due anni lezione di grammatica ed epica, e i tre anni successivi lezioni di letteratura. Essendo Charlie arrivata per il secondo anno, aveva modo di immergersi in quella che era la grammatica italiana, e di certo i suoi studi in America le avevano permesso di non avere troppe difficoltà a recuperare il primo. Era pronta in prima fila insieme ad altre due persone: i banchi erano disposti a file da sei divise a metà per creare un corridoio per il passaggio dei professori, quelli che amavano camminare durante le spiegazioni; e per gli studenti che volevano scappare al suono della campanella. Era tutto molto diverso dall’America: qui ogni classe aveva la sua aula e i compagni erano sempre gli stessi per cinque lunghi anni, ma la cosa che stupiva più Charlie era il fatto di non percepire il suo stesso entusiasmo da nessuno dei suoi compagni. I due ragazzi seduti in prima fila dal lato opposto del suo sembravano essere lì per un senso del dovere, non per una scelta consapevole; forse dipendeva dal fatto che si trattasse di grammatica e magari, una volta iniziata letteratura, le lezioni sarebbero diventate un po’ più appassionanti, Charlie avrebbe voluto assistervi ma probabilmente sarebbe rimasta lì solo un anno. Studiava il doppio degli altri non essendo madrelingua, ma la cosa non le pesava affatto. Edo ovviamente era in ultima fila, vicino a due suoi amici, e Sofia lo osservava dall’altro lato.
La professoressa Tosca era la più temuta da tutta la scuola del Vittorio Emanuele II, da ormai 10 anni. Ed è membro onorario della fondazione “Letteratura italiana a Roma”, insegnava latino per cinque anni alla parte classica del liceo, della quale Edoardo faceva parte, e per quanto riguardava il linguistico se la potevano cavare con due anni, ma alle lezioni di italiano non sfuggiva a nessuno. Charlie voleva assolutamente fare bella figura con lei.
– “Edoardo, vuoi condividere con il resto della classe il motivo delle tue risate?!”, esclamò la professoressa –
– “Preferirei di no, se possibile”, rispose prontamente Edoardo, con un sorriso sarcastico sul viso.
– “Bene se le cose stanno così, mi sembra giusto che tu avanzi in prima fila. Guarda, vicino a Charlie c’è un posto vuoto.”
– “Ma prof., mancano dieci minuti”, protestò seccato Edoardo.
– “Potrebbero essere i dieci minuti più produttivi di tutta la tua carriera scolastica.”
Edoardo si limitò a sbuffare, prese il suo zaino quasi vuoto in cui vi era solo un libro con una copertina bordeaux, delle sigarette, un accendino e una penna.
– “Tira fuori il libro.”, ordinò la prof.
– “Non ho libri.”
– “Charlie metti in mezzo il libro.”, continuò lei.
Charlie lasciò scivolare timidamente il libro tra i due banchi guardando Edoardo con la coda dell’occhio e pregando che non le parlasse, ma ovviamente non fu così.
– “Non mordo sai?”, sussurrò lui.
– “Non iniziare, sto solo facendo quello che la prof. mi ha chiesto”, rispose lei brevemente, ma con pacatezza per evitare di innescare litigi.
– “Ah giusto, la straniera è una secchiona.”
Charlie alzò gli occhi al cielo, non aveva ben capito il significato di questa parola in quel momento e non aveva voglia di approfondire. Si limitò a non rispondere.
La matita che aveva in mano Charlie scorreva sul libro, si muoveva in sinergia con le parole della professoressa. Edo si avvicinò con l’indice, fingendosi interessato, e le dita di lei che impugnavano la matita si scontrarono con quelle di lui. Lei lo guardò un attimo e ritirò la mano, posando anche la matita.
– “Ti agita starmi vicino, eh? Faccio questo effetto”, continuò lui sottovoce.
Charlie avrebbe voluto dirgli un bel no secco, una risposta pronta come a dire non mi fai paura, non ti credo più forte di me. Ma si tradì e rispose con “Sì”.
Così Edo appagato si mise a ridere.
La campanella suonò e la professoressa Tosca si alzò in piedi e a gran voce disse: “Edoardo, Charlie voi rimanete qui prima di andare via.”
Sofia, curiosa, si nascose dietro la porta dell’aula ancora aperta per origliare, ma la professoressa la notò e le chiuse la porta in faccia intimandole di andarsene.
– “Voglio che voi prepariate un progetto insieme, credo che tu, Charlie, possa avere un’influenza positiva su questo ragazzo.”
Edoardo con gli occhi fuori dalle orbite esclamò: “Guardi, se il problema è che non sono abbastanza concentrato ed estasiato durante le sue lezioni posso rimediare subito senza bisogno di far perdere il tempo a questa mia diligentissima compagna.”
– “Sì… questa volta, se posso permettermi, mi trovo d’accordo col mio compagno. Effettivamente io ho tanto materiale di latino e grammatica da ripassare.”
– “Capisco le tue preoccupazioni, Charlie. Ma trattandosi delle mie materie, per via del tutto eccezionale, posso ridurti la mole di lavoro. Puoi recuperare i materiali dell’anno scorso con più calma. Curioso come anche Edoardo sia così interessato al tuo recupero scolastico. Non c’è cosa che possiate dire per non collaborare insieme.”
Lo charme del playboy non aveva nessun potere sulla professoressa. Dopo avergli spiegato la natura del progetto, i due collaboratori improvvisati si trovarono fuori dalla classe ed Edoardo disse: “Facciamo da te. Arrivo a casa tua alle 16”
– “Quando? Oggi? Oggi non riesco, alle 16:30 devo essere da Sofia. Possiamo fare domani.”
Edoardo scoppiò a ridere e vedendo Charlie innervosirsi parecchio poi rispose: “Vada per domani, ma alle 15:30, perché poi devo andare ad una festa”
– “Ok Edoardo. Ciao.”
– “Ciao straniera, guardati le spalle.”
Charlie così raggiunse casa e dopo aver finito i compiti si preparò per andare a vedere, per la prima volta, la casa della sua nuova amica. Accese una playlist su YouTube e, canticchiando, tolse dallo zaino i libri di scuola e ci mise una scatola di biscotti da regalare. Dopodiché, si sistemò leggermente il trucco.
Charlie non si truccava tanto: correttore, un tocco di blush rosa chiaro, un’incipriata, una lieve passata di mascara e un po’ di burrocacao, giusto per mantenere le labbra idratate. Le piaceva curarsi, ma per sentirsi a suo agio doveva essere semplice: non dismessa ma nemmeno appariscente.
– “Charlie! Eccoti.”, esclamò Sofia dalla finestra del suo soggiorno.
Si salutarono all’italiana, con due veloci baci sulla guancia. Lara e Virginia erano già lì. Lara la guardava con aria minacciosa, come se temesse che il suo “ruolo” potesse essere in pericolo con la presenza dell’American girl, ma Charlie le rispose con un sorriso. La casa era un paradiso in terra, non che quella di Elena e Carlo fosse da meno. Ma la casa di Sofia sembrava quella del “Grande Gatsby”: si trattava di una villa dallo stile neoclassico dotata di un meraviglioso giardino. Dal soffitto dell’ingresso pendeva un enorme lampadario e, davanti i loro sguardi, si ergeva un maestoso scalone in marmo. Ai lati vi erano due porte: a destra quella del salotto, a sinistra quella della cucina. Le ragazze salirono le scale e arrivarono in soffitta, che era diventata una vera e propria sala giochi, davanti a un comodissimo divano fucsia vi era un televisore con accanto le migliori console in circolazione. In mezzo c’era un tavolo da pranzo di cristallo, sopra un tappeto persiano e intorno delle raffinatissime sedie nere. Di fronte ad esso c’era una libreria moderna ricolma di ogni genere di libri. Infine, in fondo c’erano due porte: una era un bagno e una era chiusa a chiave. Solo il padre di Sofia poteva accedervi. Le ragazze si divertirono facendo gara a Just Dance e un po’ di karaoke. Poi arrivò l’immancabile momento gossip.
– “Charlie, non essere timida, non hai nulla da raccontare o da chiedere?”, intonò amichevolmente Sofia.
– “Cosa vuoi che ti dica lei!”, intervenne sprezzante Lara.
– “Dai Lara non fare così.”, controbatté la prima
– “Mah… Veramente io …Non faccio molto gossip. Non che mi dispiaccia farlo con voi. In effetti, una domanda ce l’ho per te, Sofi.”
– “Chiedimi pure tutto quello che vuoi.”
– “Non capisco… perché Edoardo?!”
A sentire quel nome le altre si irrigidirono, Charlie poi, cautamente, continuò: “Nel senso che non capisco perché sia così meschino con le persone e come una ragazza buona e bella come te possa essere stata la tua fidanzata.”
Virginia e Lara guardarono Sofia come se a momenti dovesse esplodere.
Ma lei, invece, con tutta la calma del mondo rispose: “Hai ragione. Lui è così, non lo puoi cambiare. Mi ha sempre fregato la sua bellezza e forse anche il modo di fare, capisci? Ma si, è un soggetto da non frequentare. Ho chiuso con lui. Non vorrei che nessuna brava ragazza lo frequentasse. Mi dispiacerebbe troppo per lei”
Charlie le sorrise e le accarezzò la mano.
– “Sofia! Devi salutare le tue amiche. Mamma ha detto che dobbiamo prepararci.”, esordì una giovane voce maschile
“Sì! Stai tranquillo”, e poi si rivolse verso le amiche “Ragazze…scusate, devo…”, Sofia non fece in tempo a terminare la frase che il giovane misterioso si rivelò. Era suo fratello.
– “Ciao ragazze.”
– “Ciao Brando.”, intonarono le ochette.
– “E tu chi sei? Sei nuova?”
– “Mi chiamo … Sono Charlie e vengo dall’America”
– “Molto piacere io sono B-”
– “Brando, immagino”, lo interruppe.
I due sorrisero.
– “Ok, ragazze ci vediamo domani.”, intervenne Sofia.
Lara e Virginia uscirono a braccetto e Charlie le seguì. Sull’uscio della porta, però, Sofia la afferrò delicatamente ma con convenzione dal polso: “Sono contenta che tu oggi sia stata qui.”
– “Il piacere è mio. Anzi grazie mille.”, Charlie sorrise e fece per voltarsi
– “Ah… Charlie, ricorda che io ci tengo a te. Noi siamo amiche.”
L’indomani Charlie si svegliò e si preparò, memore che alle 15:30 Edoardo sarebbe arrivato. Per fortuna poi se ne sarebbe dovuto andare presto. Elena e Carlo sarebbero rincasati alle 20:00 e avevano prontamente consentito a ospitare il suo compagno per ragioni di studio.
A scuola, Edoardo la ignorò come se poi non dovessero studiare insieme.
Dopo pranzo Charlie riordino l’ampio salotto e preparò la scrivania. Preciso come un orologio svizzero il rombo della moto di Edo invase il giardino di Elena. Era vestito con un paio di Levi’s grigi con un taglio a sigaretta, un giubbino di pelle e sotto un cardigan bianco, leggermente over, dal quale fuoriusciva il colletto di una polo bianca. I capelli gli incorniciavano il viso e stava aspirando l’ultimo tiro di Black Devil. Qualsiasi ragazza sarebbe svenuta a quella visione, ma Charlie era troppo concentrata a impegnarsi nello studio per perdere tempo per queste cose. Il playboy non aveva nessun effetto su di lei. Lei era diversa: trovava più affascinante l’interiorità che l’esteriorità.
– “Mi fai entrare o no?”, chiese sulla soglia della porta.
– “Sì, entra.”
– “Ammazza che bella casetta…”
– “Sì, è molto bella.”
– “Vuoi qualcosa?”
– “Sì, gradirei stendermi sul divano mentre tu fai il compito.”
– “What?!”
– “Hai capito bene.”
– “Ascolta io voglio fare bene il mio dovere. A questo lavoro però devi collaborare anche tu. Non ce la posso fare da sola. Infine, ti conviene aiutarmi! Perché, se non lo farai, ci saranno delle conseguenze.”
– “Che caratterino che hai, straniera! Conseguenze? Ah già! Sicuramente farai la spia con la Tosca. Vabbè, che devo fare?”, concluse sbuffando.
– “Seguimi.”
I due entrarono nello studio e si sedettero al tavolo. Dovevano fare un progetto sulle lingue neolatine e la loro derivazione. Charlie iniziò a spiegare come le sarebbe piaciuto strutturarlo.
Era seduta su una sedia vicino alla finestra da cui filtrava la luce del sole che illuminava i suoi capelli raccolti da un fermaglio. Edoardo la guardava con aria cruciata.
– “Allora, cosa ne pensi?”, chiese lei
– “Ok. Ci dividiamo il lavoro a metà?
– “Sì, io posso prendere la lingua italiana e quella francese. Tu quella rumena e spagnola? C’è solo un problema… ci serviranno più libri di testo.”
Edoardo esitò un attimo e poi ebbe un’idea: “Vieni straniera. Ti porto in un posto”
– “Dobbiamo studiare e io non ho intenzione di andare in giro con te.”
– “Nemmeno io se è per questo… Faccio altro per divertirmi.”, rispose soddisfatto e continuò. “Andiamo. È un posto che ti piacerà. Propedeutico allo studio. Se non è così, ti lascerò in pace per sempre.”
– “Allora potrebbe essere una soluzione.”
Così scesero in giardino.
– “Salta su”
Charlie, ancora un po’ titubante, salì in moto con Edo e si ritrovò davanti alla biblioteca più bella della città.
– “Puoi smetterla di abbracciarmi, sempre che tu voglia?”
– “Avevo solo paura.”
Edoardo la guardò divertito. Entrarono in biblioteca, Charlie era al settimo cielo, magari se fosse stata sola si sarebbe goduta di più un luogo così ammaliante, o forse questa insolita compagnia, in quel momento, non era poi così fastidiosa. Charlie scoprì che Edo era molto preparato sulla letteratura e la storia italiana e si chiese come mai fosse stato bocciato e mostrasse così disinteresse per la scuola, soprattutto per le lezioni della Tosca. Trovarono finalmente tutti i libri che stavano cercando iniziarono a dividersi i compiti. Avevano una settimana di tempo.
– “È tardi Straniera, devo andare.”
– “Ok, ma come torno a casa? Non so nemmeno in che zona siamo.”
– “Ti chiamo un taxi. Hai dietro dei soldi?”
– “No, non ci ho pensato. Nella fretta non ho preso il portafoglio.”
– “Quindi sei in giro senza documenti?”
– “Sì.”
– “Ok allora facciamo così… Vieni con me. Dovrebbe piacerti festeggiare Halloween.”
– “Alla festa?! Te lo scordi. Con te non vado a nessuna festa, e poi non ho nessuna maschera. Chiamo Elena”. “Ciao Elena scusami tanto ma sono… In che posto siamo?”
Edoardo le rubò il telefono e si rivolse ad Elena: “Sì, pronto? Signora sono Edoardo Severino, un compagno di classe di Charlie. Stavamo studiando in biblioteca e lei non ha con sé i documenti. Non può girare da sola. Se per lei non è un problema passiamo ad un ritrovo tra amici tranquillo e poi la riporto a casa entro mezzanotte massimo”, concluse e riagganciò il telefono.
– “Ma che hai fatto? Che ti ha detto?”
– “Ha detto che è contenta che tu socializzi e ti aspetta a mezzanotte, tanto stasera stanno svegli perché hanno ospiti.”
– “Ma perché lo hai fatto? Perché se non mi sopporti e mi provochi tutto il giorno vuoi che ora venga una festa con te?”
– “Perché no? Mi piace vederti nervosa.”
Ma le ragioni di Edoardo erano davvero queste? O la stava trascinando ad una festa per qualche altro motivo? Charlie, arresa, salì in moto.
Una volta alla festa Edoardo tirò fuori da sotto il sedile due cerchietti con le corna rosse, posto insolito dove tenerli, e se ne mise uno in testa e uno a Charlie. Charlie sorrise e le gote le si arrossarono.
Ad un tratto sentirono una voce familiare: “Charlie che ci fai qui? E sei arrivata in moto con…Edoardo. Come mai?”


Rispondi