Ex Nihilo di Nyktho: fotografie tra ricostruzione di sé, radici di alberi, e la bellezza del sorriso.
Ex Nihilo è il progetto più recente di Nyktho, nome d’arte di Jacopo Carotti, già ospite di The Cultist nella nostra issue di febbraio. Il progetto tratta il tema del cancro, più nello specifico il cancro di qualcuno: originariamente, infatti, Nyktho l’aveva immaginato come un documentario sulla malattia e la guarigione di Arianna, la modella protagonista degli scatti. L’indagine si è in seguito evoluta seguendo esigenze concettuali che ne hanno rianalizzato il tema in duplice chiave, seguendo una struttura bipartita. Abbiamo sviscerato insieme questa struttura ricchissima di elementi metaforici e riflessioni che hanno messo alla prova Nyktho durante lo sviluppo del progetto, in bilico tra vita e morte, passato familiare e il racconto del vissuto di un’amica.


La prima parte di Ex Nihilo esplora l’identità di Arianna: «una discesa in stanze mentali», spiega Nyktho, «in cui lei capisce chi è: chi è Arianna e chi è Arianna senza malattia. È un’esorcizzazione della malattia, qualcosa con cui convivi ogni giorno, tra cure, accettazione di una fine, e relativi pensieri che girano». Il fil rouge di questa prima serie di fotografie è la luce, che svolge due importanti funzioni: «testimonia l’esistenza di una cosa» e fa da ponte tra Nyktho, modella e spettatori nel collocarli sullo stesso livello narrativo. Il contrasto tra luce e buio è esplorato con versatilità: in alcune fotografie assume proporzioni cosmiche, occupando tutta l’immagine e dando l’impressione di trovarci al cospetto dell’inizio di una vita, subito coincidente con il suo passaggio effimero. In altre fotografie, le ombre sembrano giocare con l’aspetto della modella, camuffando alcune linee del volto o della sua sagoma, arrivando a nasconderla o trattenerla in ambienti sotterranei e liminali. In alcune fotografie, le ombre crescono fino a diventare visivamente rumore digitale, che Nyktho qualifica di clima psicologico angoscioso: «serve a creare il suo [di Arianna] stato di confusione, di bisogno di assestarsi, come quando ci balla la testa e non abbiamo la pressione normale; è una malattia tanto avvolgente, prima di rendersi conto che effettivamente si è guariti ci vuole del tempo, rimane un processo graduale». È in questo clima emotivo e mentale che il ragno, il simbolo associato al macabro e alla morte, cresce come un esoscheletro subdolo, poiché fa credere al soggetto che lo ospita di starsi raggrumando in endoscheletro indelebile.


In contrasto, spiccano in questa prima parte di Ex Nihilo anche alcune immagini a soggetto naturalistico che ritraggono radici di alberi e licheni formare incastri e pattern in cui si infilano, di nuovo, luci e ombre. Nyktho inizialmente scherza descrivendoci una «forte ossessione per gli alberi: ho nell’hard-disk 150 foto solo di alberi, andavo in giro di notte a scattare foto con il flash per metterli a fuoco». Questa passione per gli alberi è nata dalla ricerca di elementi umani in ambienti naturali; a livello simbolico si traduce in una raggiunta stabilità mentale. Nella molteplicità di esperienze, talvolta anche violente e conflittuali che una persona ha vissuto e interiorizzato, una prima nozione di identità è espressa proprio dall’individuare delle radici salde, che non siano in balìa degli eventi. È stata proprio questa stabilità a colpirlo di Arianna, prima ancora di conoscere il suo trascorso, insieme al suo carattere solare.
Le radici nel linguaggio simbolico di Nyktho impediscono che il rumore ci spazzi via, e sono un primo strumento per capire chi siamo al di là del ragno che ha preso vita nel buio.


Sono proprio le radici quindi ad accompagnarci nella transizione tra la prima e la seconda parte: quest’ultima si focalizza sul dopo, ovvero sulla rinascita – da qui il titolo Ex Nihilo – in quanto ricostruzione di fondamenta dopo la malattia.
In questa serie, Nyktho ha voluto rendere la bellezza e la stabilità felice raggiunta da Arianna. Il suo è un vero e proprio omaggio alla felicità:
In un momento storico in cui si demonizza tanto la felicità, perché viene presa come superficialità o incomprensione di problemi reali, avere il coraggio di sorridere di fronte a un’esperienza del genere è un punto da cui ripartire tanto, tanto, tanto ammirevole e degno di tantissima stima.
La seconda parte del progetto ci ricorda insomma che a fare da protagonista del progetto Ex Nihilo non è primariamente il cancro, non è il ragno, non sono le ombre, non è il conflitto vita-morte: la protagonista è invece Arianna, che ormai ha lasciato l’esoscheletro indietro. Il ragno si rivela essere, sotto sotto, una crisalide. Ex Nihilo mette in luce che noi siamo certamente effimeri, ma che questo ragno lo è di più. L’eroismo non sta nel portarsi sulle spalle, come una pesante armatura, il passato che ci ha segnato, convincendoci che ci renda più capaci di comprendere la vita o più insensibili agli avvenimenti: l’eroismo sta forse nello sfilarsela, nel dirsi e nel sentirsi altro, nel ritrovarsi in un’identità propria. L’eroismo sta nel disfarsi dell’eroismo stesso e nell’accontentarsi di un umano sorriso.
Devo ringraziare Nyktho per avermi indirettamente presentato Arianna.
Arianna è una gran signora al parco mentre sfoglia il giornale, ogni tanto una farfalla si posa su una pagina e prova a succhiare l’inchiostro, lei ci soffia sopra per gioco, la farfalla se ne va svolazzando contenta.
Arianna ha lacrime d’argento che conservano una discesa ripidissima di rocce ormai passate, lasciate indietro. Adesso la salutano sotto il sole, splendono irraggiando stelle.
Arianna siamo noi quando sorridiamo anche al ragno e gli diciamo di starsene buono lì dov’è, ovvero indietro.



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