Charlie Risso racconta il suo nuovo album: “Rituals”

Charlie Risso, cantautrice ligure, il 3 aprile ha fatto uscire Rituals, un album che ci permette di esplorare la sua connessione con il mondo. Risso intreccia diversi elementi all’interno dei suoi brani. Spazia dal mutare delle stagioni alla fragilità della fede, passando per la forza dei sortilegi. Questi elementi rientrano tutti, per lei, nei campi di ricerca della natura, dei cicli e delle trasformazioni interiori. “Sono modi diversi di parlare della stessa cosa. La musica è arrivata in modo molto naturale, quasi come se questi mondi si chiamassero tra loro.”, spiega l’artista.

Ma qual è il concept dietro l’album? “In questo disco ogni brano rappresenta un momento di passaggio, qualcosa che ti sposta da uno stato a un altro. Non sono rituali magici in senso stretto, ma gesti interiori, spesso inconsapevoli, che però hanno un peso reale.”, dichiara Risso

Immergiamoci, dunque, nel disco dei rituali:

C’è un brano, tra quelli di “Rituals” che si può definire addirittura autobiografico? Beh, sicuramente parliamo di Bad Instinct: “Nasce da un punto di rottura in un rapporto d’amicizia, da una disillusione abbastanza forte. È quel momento in cui realizzi che qualcosa si è incrinato in modo irreversibile, e lo senti prima ancora di riuscire a spiegarlo.”, racconta la cantante, alludendo ad un’esperienza personale. Com’è poi riuscita trasformare questa tensione in suono? “Ho cercato di tradurre questa tensione anche a livello sonoro. Il giro di basso, in particolare, è stato centrale: l’ho costruito pensando a certe atmosfere dei Timber Timbre, che ascoltavo in quel periodo. Volevo che ci fosse una sensazione scura e viscerale ad accompagnare tutto il brano.”, racconta l’artista.

La cantante, oltre a suoi personalissimi rituali introspettivi, ha voluto reinterpretare un brano dei The Black Heart Procession, When You Finish Me, ovviamente con il suo stile. “Non volevo rifarla, ma entrarci dentro. Ho cercato di spogliarla rendendola più intima, più fragile. Il passaggio ad una voce femminile ha cambiato la prospettiva, ma senza forzature. A livello di arrangiamento abbiamo lavorato molto sugli spazi e sui silenzi, lasciando respirare il brano.”, così è come l’ascoltatore viene trasportato in un’atmosfera tra tensione e fascinazione.

Under A Spell ci trasporta invece in una dimensione amorosa, tenendo pur sempre un approccio al femminile. Il brano racconta di un amore proibito tra due donne, il tutto accompagnato da un sound che evoca una ballata antica. “Il testo parla di un amore proibito, ma senza dramma, più come qualcosa di inevitabile e magnetico. Mi vengono in mente antiche ballate medievali, e anche l’opera The Scarlet Letter: si parla di un’epoca in cui le donne venivano giudicate, controllate e alcune di loro condannate per stregoneria. In quel contesto, un amore tra due donne avrebbe avuto un peso ancora più forte, quasi indicibile”. Con queste parole dense di significato, l’artista ci fa immergere nell’essenza del brano. Chiudendo gli occhi si può provare ad immaginare un amore giusto, ma in un’epoca sbagliata. Un amore talmente travolgente e reale che è impossibile arrestare. Non è forse l’amore il sentimento più bello che si possa provare? L’amore, in ogni sua forma, deve essere lasciato vivere. Tutti devono avere il diritto di amare. Il brano, dunque, ci porta a riflettere sull’amore. Ed una cosa è certa: per amare ci vuole coraggio.

L’artista continua a renderci partecipi del suo processo creativo parlando della collaborazione con Brain Lopez, il quale, a detta dell’artista, ha una sensibilità particolare. “In Rituals ha portato profondità, un respiro più ampio, mentre in Let’s Move Somewhere Else, la sua voce crea un dialogo molto naturale con la mia”. Lopez collabora con Risso accostando la sua voce e la chitarra con la voce di quest’ultima.

Il loro legame artistico senza forzature si può percepire dai brani lavorati insieme.

Risso è un artista che colpisce e fa vivere emozioni attraverso i suoi rituali.

Un’altra domanda da porsi sulle sue opere è: cosa significa che un brano è emotivamente stratificato? “Winter Games è una canzone che si apre subito. Ha più livelli, anche contraddittori. C’è una parte più distante ed un’altra più vulnerabile. È come quando provi più cose insieme e non riesci a definirle con una sola parola.”. Stratificare emotivamente, dunque, è esplorare più universi emotivi contemporaneamente. È scavare a fondo nelle proprie emozioni, anche se possono risultare contrastanti. Indefinibile, dunque, con una semplice parola. Un invito a vivere le emozioni senza doverle dare un nome che le renderebbe prigioniere.

Infine, parliamo di Stray Dog: “È un invito a smettere di trattenere tutto e accettare anche una parte più istintiva”, spiega l’artista. Il brano conclude i rituali portando l’ascoltatore all’atto finale di liberazione.

Ma in fin dei conti, cos’è un rito per l’artista? “Un rito è qualcosa che si ripete ma non è mai identico. È un gesto che ti ancora, ma allo stesso tempo ti trasforma. Anche quando non ce ne rendiamo conto, viviamo pieni di rituali.” Ci è venuto istintivo chiederle, dunque, il rito che non mancherà mai nella sua vita: “La musica, ovviamente. Ma non in una forma sola.” – continua – “Me la figuro nella mia testa, come sempre, e poi tra le mani. Usando la chitarra, ma anche la produzione, forse anche più elettronica”.

Per Charlie, la musica, più che un rito è un bisogno. Qualcosa che cambia muta nel tempo, ma che rimane una costante. Anche solo giocare su un suono le permette di perdersi nel suo mondo, abbandonandosi alla creatività: “Questo non credo sparirà mai.”, così arriva la perfetta conclusione del percorso all’interno del mondo di Charlie Risso, con la prospettiva di mantenere fede alla sua esigenza di fare musica e di compiere i rituali che la rendono sé stessa.

Questi, insieme a No One Knows – I’m Coming – The Dust – Free To Leave, sono i Rituals di Charlie Risso. E voi siete pronti ad immergervi nel rito?

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