Ritratto di una fotografa che ha reso il dettaglio ed il dualismo il cuore pulsante della sua estetica.
Vedere il mondo attraverso gli occhi degli altri significa staccarsi dalle proprie convinzioni e pregiudizi, abbandonare l’egocentrismo e coltivare l’empatia. Stavolta, cercheremo di vedere il mondo non tanto attraverso gli occhi, ma più attraverso l’obbiettivo di Lina Daniel.
Lina si definisce una persona curiosa, da sempre. Una ragazza a cui piace esplorare senza imporsi dei confini. Sarà proprio per questo che la fotografia l’ha sempre attratta. Lina non ha sempre scattato nell’ambito della moda – nel 2019, tuttavia, inizia ad interessarsi alla Milano Fashion Week, quando una ragazza le chiede di scattarle delle fotografie in vista degli eventi di tale settimana. Lina, titubante, nel 2023 si butta nell’impresa di scattare durante la Moda Uomo di febbraio. Non si sarebbe mai immaginata che la fotografia di moda diventasse – come la definisce lei – più “sua” degli altri generi di fotografia.
Lina, essendo italo-etiope, ha dentro di sé un dualismo che la arricchisce e che si esplicita attraverso i suoi interessi: “Sono molto interessata alle questioni sociali e allo stesso tempo agli spazi che, come la moda, possono sembrare superficiali”, racconta. Ciò l’ha portata a rappresentare non solo le persone della sua stessa etnia, ma anche di etnie differenti in modo rispettoso ed integro, discostandosi da narrative stereotipate. Nel suo stile fotografico, troviamo due mondi opposti che convivono: la perfezione e l’ordine delle foto editoriali, e la spontaneità della street photography. Per Lina, le foto editoriali sono un’occasione per poter entrare in contatto con le persone e al contempo creare qualcosa che la rispecchi, mentre la street photography viene da lei definita come “una sorta di meditazione”, dove riesce a catturare attimi e sentimenti senza forzature di alcun tipo poiché le persone si sentono a proprio agio nel raccontarsi spontaneamente.


Questa sua delicatezza e filosofia si traduce nel suo stile fotografico, riuscendo a rendere visibile l’invisibile, e cogliendo momenti autentici negli ambienti spesso rigidi e performativi della moda. Come lo fa? Attraverso la cura per il dettaglio. Molti suoi scatti – tra cui un paio di scarpe rosse sull’asfalto, la texture di un tessuto ricamato, il gioco di ombre su un profilo – si concentrano proprio sui particolari più che su una visione d’insieme. “Le persone sono nei dettagli.” – spiega in modo deciso – “Che sia un modo di vestire, un movimento, piuttosto che un gesto fatto con disinvoltura”. Focalizzandosi su questi, Lina spera che il pubblico possa, oltre a sentire una certa intimità, avere anche la possibilità di immaginare quello che non si vede e che viene lasciato al di fuori dello scatto.


Una delle caratteristiche che più colpisce dei suoi scatti sono i colori. Colori saturi, decisi, magnetici, impavidi. Basti guardare “News @ ten” in cui la modella posa con la frutta. Anche qui possiamo trovare una parte di Lina, in quanto i colori saturi e i contrasti forti – carattere distintivo delle sue fotografie – rispecchiano il suo carattere e la sua persona.


Uno dei progetti più interessanti firmati Lina Daniel è “The Art of Being Seen”, un progetto che esplora la rappresentazione contemporanea della cultura asiatica. Gli scatti lavorano sul concetto di “visibilità”, ma cosa significa esattamente essere visti? “Essere visti, per me, significa essere rispettati e protetti.” – spiega Lina – “Mantenere l’identità della persona senza contaminarla con le proprie opinioni o pregiudizi.” Per Lina, significa altresì vedere il valore di una persona in un modo in cui nemmeno lei stessa riesce a percepire. Il progetto è stato ispirato dalla mostra “INDIA. Di bagliori e fughe” allora in corso al PAC (Padiglione d’Arte Contemporanea). Gli scatti, inizialmente focalizzati sulla cultura indiana, si sono poi allargati a tutto il continente asiatico. “A livello visivo, per creare un punto in comune tra le diverse culture, mi sono concentrata sull’utilizzo di pattern colorati per i vestiti, movimenti eleganti e modesti per gli scatti e un make-up che è usato in modo similare in tutto il continente.”, racconta Lina. Lo shooting è stato un vero e proprio punto d’incontro tra una narrativa moderna e tradizionale ed un modo meraviglioso per celebrare culture così ricche di storie e colori.


Photographer: Lina Daniel @dnlln.m
Model: Lisa Zhou @lisaxzhou
Make up & hairstyle: Asia Peluso @asiapeluso.makeupartist
Insomma, ogni progetto fotografico è una sorta di rituale di abbandono: una volta pubblicato, non appartiene più a chi l’ha scattato, ma all’intero pubblico. Abbiamo dunque chiesto a Lina se ci fosse qualche progetto rimasto nel cassetto: “Da due anni porto avanti un progetto fotografico proprio sul tema dell’abbandono, a cui sono particolarmente affezionata.”. Il progetto s’intitola “Quello che rimane” e va a scavare a fondo, raccontando ciò che resta dopo che qualcosa, o qualcuno, è stato vissuto e “consumato” da chi pare, con distacco, esser passato ad altro. L’individuo lascia al passato quanto sembra essere successo, abbandonando un’identità che il soggetto probabilmente non sente più essere sua.
Tante sono le soddisfazioni, ma altrettante sono le difficoltà: “questo lavoro richiede una certa onestà con sé stessi” – confessa la fotografa – “oltre a dover costantemente andare oltre a dei limiti che si credeva di aver già superato”. Non saranno di certo però le difficoltà a fermare la sua creatività, anzi, Lina continua ad ispirare le persone attorno a sé e a prosperare nell’arte.
Infine, bisogna ricordare che, a volte, per superare i propri limiti bisogna ricollegarsi con il nostro sé “bambino”. Per questo l’artista, con tanta dolcezza, ricorda alla Lina che si avvicinava per la prima volta alla macchina fotografica che: “è normale sentirsi persi e inadatti”, ma che ciò non ha importanza. “Ed è importante provarci senza tradire il proprio modo di esprimersi. Non credere che ci sia qualcosa di sbagliato perché altri hanno una voce diversa.”


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