La community di Melanin Beauty: cambiare il mondo uno scatto alla volta
Melanin Beauty è una realtà corale, nata come pagina di fotografia e diventata uno spazio di creazione ed espressione artistica di più ampio respiro. Ciò che mi ha immediatamente colpito è la vulnerabilità degli scatti, tramite cui ogni persona si racconta secondo uno sguardo che le appartiene e che la mette a proprio agio. La macchina fotografica sembra tramutarsi in specchio: ci restituisce il riflesso di una persona che si guarda, consapevole di se stessa, del proprio apparire e del proprio vissuto. Se dovessi descrivere l’impressione che mi ha preso la prima volta che ho visto gli scatti di questo fashion hub, la prima parola che mi verrebbe in mente è “vivi”, come solo l’arte sa essere viva quando è fedele a ciò che vuole rappresentare.
E per me, che avrei voluto scrivere un’introduzione piena di denuncia e orrore provocati dal pensiero di quante persone hanno sofferto, o soffrono ancora oggi, per via dell’ignoranza e dell’odio altrui, incontrare Fernanda Hernandez Santana, la fondatrice e direttrice artistica di Melanin Beauty, è stata una vera fortuna. Perché mi ha ricordato che a volte prima di qualsiasi pensiero volto a definire e incasellare la nostra identità c’è il semplice sentirsi se stessi, ritrovarci nella nostra stessa storia con orgoglio. Che condividere spazi in cui questo sentire è la norma è una realtà che già esiste, proprio grazie a persone come lei.

Questo articolo vuole perciò celebrare una comunità che riesce naturalmente a far sentire persone razzializzate, e per questo sistematicamente stigmatizzate anche all’interno dell’industria della moda, viste e messe in risalto all’interno di quella stessa industria. Seguono dunque i racconti di Fernanda e dei suoi collaboratori. Li ringrazio per avermi mostrato un modo di cambiare il mondo: stare assieme, ognuno per com’è, senza aver bisogno di nient’altro.
Testimonianza di Maria Fernanda Hernandez Santana, fondatrice, direttrice artistica, fotografa, scouter, event planner:
Melanin Beauty nasce come progetto fotografico, ma nelle tue parole sembra diventare presto qualcosa di molto più profondo: una comunità. Questo intento è presente sin dalla creazione del progetto o si è delineato in un secondo momento?
In realtà, Melanin Beauty è nato inizialmente come una pagina fotografica attraverso la quale volevo dare spazio a bellezze diverse nel contesto italiano.
Sono cresciuta con una mamma italiana e un papà colombiano. Sono stata adottata insieme a mia sorella quando ero molto piccola e, crescendo, ho imparato a riconoscere quanto sia stata fortunata: sono stata scelta, accolta e amata da due genitori che mi hanno dato la possibilità di costruire una nuova vita, dopo un inizio che, a soli tre anni, nessun bambino dovrebbe trovarsi a vivere. Ma questa è un’altra storia.
Posso dire di essere cresciuta all’interno di una cultura prevalentemente eurocentrica. Eppure, nel momento in cui mi guardavo allo specchio o ricevevo determinate attenzioni, mi rendevo conto che, fuori dalle mura di casa, anche io venivo percepita come diversa. Credo che proprio la mia storia abbia alimentato, anche inconsapevolmente, un forte bisogno di appartenenza. Fin da piccola ho sempre provato una grande curiosità verso culture, identità e storie diverse, pur non avendo avuto molte occasioni per frequentarle e viverle realmente. Per molto tempo ho conosciuto soprattutto la parte italiana della mia identità, mentre quella legata alle mie origini è rimasta più distante. Sono dovuta andare in Inghilterra per iniziare realmente a scoprirmi e capire che non avevo bisogno di scegliere quale parte di me riconoscere. Lì ho capito che, per abitudine e inconsapevolezza, stavo accettando una sola parte della mia identità e ignorando le mie radici. Ho iniziato così a riconoscere la bellezza di essere un intreccio tra due mondi: quello italiano e quello colombiano.
Ancora oggi, per qualcuno posso essere “più bianca”, per qualcun altro “più italiana”, per altri non abbastanza appartenente a una determinata comunità. Eppure, quando entro negli spazi che negli anni ho contribuito a creare attraverso Melanin Beauty, tutto questo perde importanza. Per me quell’esperienza è magia: prima ancora di esserne la fondatrice, sono io per prima a sentirmi finalmente nello spazio giusto.
Dopo aver vissuto quasi tre anni nel Regno Unito, avevo notato quanto poco, in Italia, le persone di seconda generazione fossero raccontate o, più precisamente, valorizzate. Durante quell’esperienza lavoravo come ragazza alla pari: prima presso una famiglia indiana e successivamente presso una famiglia afro-britannica. Entrare nella loro quotidianità mi ha permesso di conoscere da vicino culture, tradizioni, modi di vivere e riferimenti differenti dai miei. Ciò che in Italia poteva essere percepito come “diverso”, lì faceva semplicemente parte della vita di tutti i giorni. Oggi la valorizzazione è un tema quotidiano per me, ma un tempo non era così consapevole. Ho sempre sentito il desiderio di vivere in un luogo equo, nel quale tutte le persone potessero avere lo stesso spazio. Fin da piccola sono stata affascinata da ciò che i media trasmettevano e da quello che guardavo o ascoltavo in casa, senza comprenderne davvero il motivo. Dentro casa vivevo tutto questo come parte della normalità; soltanto crescendo, uscendo di casa e poi dall’Italia, mi sono resa conto che ciò che avevo assorbito non rappresentava, per tutti, la stessa normalità nel nostro Paese. All’inizio non pensavo che la mia passione per la fotografia potesse diventare uno strumento di attivismo sociale rivolto alle culture e alle comunità sottorappresentate. Anche solo pensare e scrivere che esistano ancora certi livelli di sguardo colonizzato è faticoso per me. Eppure, attraverso la mia prospettiva e la mia sensibilità di fotografa, cerco prima di tutto di riconoscerlo e successivamente di eliminarlo dal mio modo di rappresentare le persone.

Forse è proprio da questo bisogno che Melanin Beauty è diventato ciò che è oggi: nato attraverso la fotografia, cresciuto come community e trasformato nel tempo in un hub creativo. All’inizio pensavo di creare uno spazio per gli altri; oggi mi rendo conto che, inconsapevolmente, stavo costruendo anche un luogo in cui potessi riconoscermi io. Un luogo in cui le diverse parti della mia identità non dovessero più essere separate, ma potessero finalmente convivere.
Con la fotografia pensavo inizialmente di fare tutto questo soltanto per gli altri. Oggi, rispondendo a questa domanda, mi rendo conto che Melanin Beauty ha aiutato anche me a riconoscermi. La dimensione di comunità, quindi, non era un intento pienamente consapevole fin dalla nascita del progetto: si è delineata nel tempo, attraverso gli incontri e le esperienze vissute.
Anche il nome racchiude questa visione. “Melanin Beauty” significa letteralmente “bellezza della melanina”. La melanina è il pigmento che contribuisce a determinare il colore della pelle, dei capelli e degli occhi: appartiene a tutti noi, sebbene sia presente in quantità e forme differenti. Per questo il progetto non vuole parlare di un’unica tonalità di pelle o rivolgersi soltanto alle persone nere. La melanina diventa il simbolo di ciò che ci accomuna e, allo stesso tempo, delle infinite sfumature che ci rendono differenti.



Ho incontrato creativi e modelli che non sanno come definirsi perché si sentono in una sorta di zona grigia, sospesi tra culture e identità differenti. Ma ho conosciuto anche persone profondamente legate alla propria cultura, dalle quali io stessa, come fondatrice di Melanin Beauty, rimango continuamente affascinata.
Oggi creo eventi e runway e trovo meraviglioso vedere quante persone, storie e culture diverse riescano a intrecciarsi per portare insieme un messaggio di solidarietà, giustizia e, soprattutto, orgoglio. È proprio osservando questi incontri che ho compreso di star costruendo uno spazio sicuro: un luogo nel quale nessuno debba scegliere obbligatoriamente da quale parte stare o trovare un’etichetta con cui presentarsi. Ogni persona che incontro mi offre la possibilità di scoprire qualcosa di nuovo e, a volte, persino di avvicinarmi maggiormente alla mia stessa cultura colombiana: attraverso i cibi, gli abiti, le tradizioni e i modi di vivere e di esprimersi. Melanin Beauty non è quindi soltanto uno spazio attraverso cui valorizzo gli altri, ma anche una realtà dalla quale io stessa continuo a imparare.
Con Melanin Beauty voglio far comprendere alle persone che possono essere semplicemente se stesse, senza preoccuparsi degli stereotipi o delle definizioni imposte dagli altri. Possono riconoscere e mostrare tutte le parti della propria identità, perché credo davvero che la diversità sia una ricchezza.


In uno dei vostri messaggi scrivete: “Trust us. We won’t alter your skin tone.” In che modo l’attenzione per l’altro e il dubbio verso tutto ciò che la società ci restituisce come status quo si possono trasformare in pratiche che facciano effettivamente stare meglio le persone attono a noi?
Quando scriviamo “Trust us. We won’t alter your skin tone”, non stiamo parlando soltanto di post-produzione fotografica, ma di fiducia. Per molto tempo la fotografia, la moda e persino alcune tecnologie sono state costruite prendendo come riferimento soprattutto la pelle chiara. Questo ha portato molte persone a essere illuminate male, schiarite, ingrigite o modificate fino a non riconoscersi più nell’immagine finale. Per noi costruire un futuro migliore parte anche da gesti che possono sembrare piccoli: studiare una luce capace di rispettare ogni incarnato, scegliere make-up artist preparati sulle diverse tonalità e tipologie di pelle, non alterare i tratti somatici e non schiarire la pelle durante la post-produzione. Significa rappresentare una persona senza trasformarla in qualcosa di più vicino a uno standard estetico imposto.
L’attenzione verso l’altro, però, non riguarda soltanto il risultato finale. È presente nel modo in cui accogliamo le persone, ascoltiamo le loro esigenze e cerchiamo di creare set nei quali possano sentirsi rispettate. Significa spiegare chiaramente come verranno utilizzate le immagini, riconoscere i crediti, valorizzare il lavoro di ogni professionista e non trattare nessuno come una semplice presenza utile a rendere un progetto apparentemente inclusivo. Mettere in dubbio lo status quo, per me, vuol dire domandarsi continuamente chi è stato escluso dagli standard che consideriamo “normali”, chi ha stabilito quei criteri e perché continuiamo a ripeterli. Non basta inserire volti diversi davanti alla macchina fotografica se poi li raccontiamo attraverso gli stessi stereotipi. Bisogna interrogare anche la narrazione, il linguaggio, il casting, il modo di dirigere una posa e l’immaginario che costruiamo intorno a quella persona. Con Melanin Beauty cerchiamo di farlo coinvolgendo persone con origini, storie e identità differenti e permettendo loro di incontrarsi attraverso shooting, eventi e runway. Vedere queste culture intrecciarsi porta un messaggio di solidarietà, giustizia e soprattutto orgoglio. Allo stesso tempo, anche noi continuiamo a imparare: creare uno spazio sicuro non significa pensare di non poter sbagliare, ma essere disponibili ad ascoltare, mettere in discussione le proprie abitudini e correggersi.
Credo che il cambiamento diventi reale quando l’inclusione smette di essere soltanto un’immagine o una parola e si trasforma in comportamento quotidiano. Far stare meglio le persone intorno a noi significa permettere loro di sentirsi viste senza essere corrette, ascoltate senza essere giudicate e valorizzate senza dover rinunciare a una parte di sé.
Nei vostri post ricorrete spesso a parole come strength, purpose, identity. Da dove nasce questa attenzione? È il riflesso delle persone che incontri, un qualcosa che appartiene alla tua storia personale, un vissuto collettivo rivendicato, o tutte queste cose insieme?
Credo che siano tutte queste cose insieme. Sono parole che ho condiviso con persone ambiziose, accomunate dalla volontà di scrivere una nuova narrazione attraverso la propria arte e le proprie conoscenze. Ma valori come purpose, strength e identity nascono prima di tutto dall’educazione che i miei genitori mi hanno trasmesso con naturalezza dentro casa. Sono valori che oggi sono orgogliosa di trasmettere ai miei ragazzi, o meglio, alla mia community. Non è un caso che il nostro slogan sia “Proud to be ME”: essere orgogliosi di sé non significa dover dimostrare continuamente agli altri quanto conosciamo la nostra cultura o quanto siamo legati alle nostre origini. Significa conoscere il proprio valore e sentirsi liberi di essere ciò che si è, anche quando non si rientra in una definizione precisa.


Non voglio soffermarmi soltanto sugli aspetti negativi, anche se certe situazioni le ho vissute anch’io: dagli sguardi di chi mi considerava “poco italiana” fino ai giudizi ricevuti persino da persone appartenenti alla mia stessa comunità. Oggi riesco a sorriderne e a non darvi lo stesso peso, ma so che, quando non conosci ancora il tuo valore, puoi trascorrere molto tempo cercando un posto al quale sentire di appartenere.
Creando Melanin Beauty ho compreso che non abbiamo bisogno di dimostrare continuamente quanto siamo colombiani, africani, asiatici, italiani o appartenenti a qualsiasi altra cultura. Ciò che può unirci è la solidarietà, la positività con cui trasformiamo determinate esperienze e, soprattutto, la resilienza: la capacità di non permettere alle difficoltà di abbatterci. Potrà sembrare un cliché, oppure no, ma credo davvero che chi attraversa situazioni di esclusione e trova la forza di reagire possa costruire qualcosa di importante e meraviglioso. Sono felice che la volontà di non punirmi più per non essere la persona che gli altri si aspettavano, o qualcuno da dover necessariamente mostrare e definire, sia diventata la mia forza. Ed è ancora più bello sapere che quella stessa forza, attraverso Melanin Beauty, è diventata uno spazio sicuro e una comunità anche per qualcun altro.
Se una persona dovesse imbattersi per la prima volta in Melanin Beauty, quale speri sia il primo pensiero che le attraversi la mente? Sul progetto e su se stessa.
Alla fine, è anche uno spazio in cui potersi autocelebrare, e penso sia meraviglioso vederci felici. Come fondatrice, organizzatrice e scouter è normale che io ricopra molti ruoli e che dietro ogni progetto ci siano fatica, responsabilità e anche notti insonni. Ma mi bastava vedere tutti loro entusiasti, felici, ironici e liberi di viversi per sentire che ne fosse valsa la pena.
I loro sorrisi, i loro sguardi e parole come “Melanin ci vede” mi riempiono il cuore. Mi rendono orgogliosa delle persone perseveranti che ho avuto la fortuna di conoscere lungo questo percorso e di ciò che stiamo costruendo insieme.
Melanin Beauty non cerca continuamente persone nuove per sostituire chi ha già collaborato con noi. Ci teniamo a coltivare relazioni durature, a continuare a coinvolgere chi crede davvero nel progetto e a sostenerci reciprocamente. Oggi non ho ancora uno staff strutturato, ma negli ultimi mesi sono nate figure chiave che hanno scelto di dare priorità a Melanin Beauty, dedicandogli tempo, fiducia ed energie. Vedo sostegno nei miei confronti, ma soprattutto tra i ragazzi stessi, quasi come in una grande famiglia.
Alla persona che ci incontra per la prima volta vorrei arrivasse questo pensiero: “Qui posso essere visto, accolto e valorizzato per ciò che sono”. E vorrei che, nel tempo, diventassimo anche un punto di riferimento per i più giovani, affinché possano crescere sapendo di non dover nascondere, spiegare o ridurre la propria identità per meritare uno spazio.
È questo, per me, il significato più profondo di “Proud to be ME”.

Testimonianza di Pietro Fioretto, fotografo del backstage di FITTING e della SIMBA runway:
Lavorare con Melanin Beuty è stata un’esperienza molto stimolante a livello personale perché mi ha dato non solo l’opportunità di lavorare in un team molto competente, ma soprattutto ha dato realtà alla mia visione. Posso solo ringraziare di aver avuto la possibilità di collaborare ad un progetto del genere, di aver dato contributo con i miei scatti e soprattutto di aver fatto networking con un sacco di menti creative.
Testimonianza di Souleymane Mbaye (detto Jule), stilista:
Prendere parte a Melanin Beauty come stylist ha significato per me molto più che costruire dei look. È stata l’opportunità di contribuire a un progetto che mette al centro la bellezza nera, l’identità e la possibilità di raccontarsi attraverso immagini che ci rappresentano davvero. Nel mio ruolo ho cercato di costruire una direzione estetica capace di valorizzare ogni persona coinvolta, lavorando sull’equilibrio tra styling, personalità e atmosfera. Per me un look non dovrebbe mai coprire chi lo indossa, ma diventare uno strumento per far emergere qualcosa di quella persona.
La cosa più bella è stata proprio la dimensione collettiva del progetto. Melanin Beauty non è nato dal lavoro di una sola persona, ma dall’incontro tra modelli, fotografi, make-up artist, creativi e sostenitori, ognuno con il proprio punto di vista e la propria sensibilità. Credo che sia questo ciò che mi porto dietro: la consapevolezza che quando persone diverse mettono le proprie competenze e la propria visione al servizio di qualcosa in cui credono, il risultato diventa molto più grande della somma delle singole parti. Essere parte di Melanin Beauty mi ha lasciato soprattutto questo: la voglia di continuare a creare immagini in cui la nostra presenza non sia semplicemente rappresentata, ma abbia voce, carattere e identità.
Testimonianza di Agostino Piccoli, fotografo del backstage di Fitting:
Sostenere Melanin Beauty ha significato vivere un’esperienza fotografica che è andata ben oltre la moda. È stata una vera e propria immersione in un progetto sociale. Ho portato la mia visione libera da preconcetti. Ho scattato mosso dal desiderio di raccontare per immagini tutte quelle storie che meritano di essere viste, ma che nessuno racconta. Quest’esperienza mi ha lasciato la scoperta di una realtà territoriale unica, che mi ha aperto le porte a nuove culture e mi ha fatto conoscere persone meravigliose.
Testimonianza di Giulia Capraro, fotografa:
Partecipare da fotografa a un evento organizzato da Melanin Beauty mi ha fatto sentire parte di un ecosistema che pulsa del cuore di molte persone, che nel progetto fanno confluire tutta la loro energia e il loro desiderio di condividere assieme la creazione di qualcosa. Mi sono lasciata ispirare da questa necessità di fare assieme, nel suo senso più rigoglioso, e attraverso la collaborazione con chi era lì con me ho dato vita a delle immagini che potessero incarnare i valori della comunità di Melanin Beauty. Con me porto l’emozione di aver partecipato alla condivisione della bellezza, che sorge dall’anima e si posa sulle figure scattate.
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