Il nuovo film di Christopher Nolan è al cinema fino ad agosto: capolavoro o flop?
Ci sono film che ti regalano una serata piacevole e leggera, e ci sono film che, invece, quando entri in sala, ti rapiscono intensamente facendoti dimenticare del passare del tempo. Tre ore passano e la schiena sul sedile della sala non ti dà poi così fastidio; tre ore passano e gli occhi non si socchiudono; tre ore passano e sei completamente preso dalla storia, dimenticandoti quasi dove ti trovi. Sarà merito dell’opera attribuita a Omero (o a chi per lui), o si tratta più che altro di un film estremamente ben riuscito? Raccontare una storia come quella dell’Odissea con successo non è un’impresa assolutamente semplice, sono necessari cambi di “trama”, tagli e accorgimenti per non annoiare il pubblico. Non tutto può essere filologicamente accurato, ma bisogna ricordare che l’intento non era di creare un’interpretazione realistica e fedele dell’opera originaria. Christopher Nolan, regista di “Odissea” (2026), ha raccontato di non voler riprodurre fedelmente la storia, ma ha voluto raccontarne un punto di vista più umano, più psicologico.

Matt Damon – protagonista e attore che interpreta Ulisse – intervistato da Alberto Angela in una puntata di Noos , ha descritto Ulisse come un “Uomo costretto a convivere con le conseguenze delle proprie decisioni”. Non si tratta più di un eroe astuto e inattaccabile (sia fisicamente che psicologicamente), bensì appare come un uomo pieno di dubbi e di sfaccettature psicologiche, insomma: un uomo pieno di pentimenti, ben diverso dai soliti eroi forti a cui siamo abituati, no? L’astuzia – tratto caratterizzante di Ulisse – è stata barattata per una profondità emotiva. Nel film di Nolan, Ulisse sembra esser stato manipolato da Calipso e “drogato” attraverso il fiore di loto, facendolo passare come un uomo debole sotto quel punto di vista; ma nell’opera originale, Ulisse era semplicemente impossibilitato a lasciare l’isola di Calipso poiché la Dea, innamorata persa, l’ha trattenuto per 7 lunghi anni. Tuttavia, Ulisse non aveva mai dimenticato la sua città, sua moglie o men che meno chi fosse.
L’obiettivo qui è stato di modernizzare l’opera, rendendola coerente e connessa al mondo d’oggi dove spietatezza, astuzia e bramosia machiavellica prendono il sopravvento sulle conseguenze delle proprie azioni. Ma dopo ogni azione, arrivano le conseguenze, e le conseguenze più pesanti qui sono state quelle psicologiche. Importanti sono state anche le conseguenze sociali date dal mancato rispetto verso la “legge di Zeus”, sacro dovere dell’ospitalità e dell’accoglienza dello straniero nell’antica Grecia. Non esattamente il codice etico di Ulisse a Troia, dove addirittura un dono diventa sinonimo di morte e distruzione.

Curioso è il parallelismo con le nostre civiltà attuali, dove sempre di più temiamo lo “straniero”. Che fosse anche questo ciò che Nolan puntava a sottolineare?
Ad ogni modo, la grandezza del film si nota anche dalla manodopera e grande attenzione ai dettagli, preferendo mettere da parte il più possibile la CGI e puntare sugli effetti fisici. Incredibile come il risultato sia anche migliore rispetto a quando ci si affida solo al digitale, no? Fortunatamente, qualcuno si sforza ancora di fare le cose in maniera umana e il risultato, credetemi, si nota.
Piccolo punto a sfavore va al casting, che non era del tutto appropriato per un’opera di tale importanza. Attenzione, però: qui non si tratta della bravura degli attori – che sono tutti mostri della recitazione – ma di questioni estetiche e alcuni visi forse troppo “moderni” che stonano, come Charlize Theron nei panni di Calipso. C’è una sottile differenza tra il rendere moderni i temi legati all’Odissea e l’inserire tratti estetici palesemente contemporanei – e un po’ ritoccati – in una storia ambientata nell’Ottavo secolo a.C. Chissà poi, dare spazio a qualche attore un po’ meno conosciuto non sarebbe stato male.
Se varcherete la soglia della sala cinematografica aspettandovi un capolavoro cinematografico e guarderete il film con gli occhi di un cinefilo, rimarrete decisamente soddisfatti e rapiti. Se invece guarderete con gli occhi di un classicista, ahimè, potreste non apprezzare appieno l’opera rivisitata da Nolan. È una questione di punti di vista.


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