Nel panorama contemporaneo dell’arte pubblica, sempre più spesso il territorio non è soltanto uno sfondo, ma diventa materia viva dell’opera. È il caso di Afluentes, progetto della muralista ed illustratrice colombiana Laura Ortiz (in arte Soma), che intreccia geografie fisiche ed emotive, memoria personale e pratiche comunitarie, costruendo un dialogo tra luoghi, persone e corsi d’acqua. Attraverso il suo lavoro, Soma propone una riflessione che attraversa il paesaggio e le identità, trovando nel fiume una potente metafora di connessione, trasformazione e appartenenza.
Al centro del progetto emerge il tema dell’acqua, intesa non solo come elemento naturale ma come dispositivo simbolico e politico. Per Soma, ogni individuo è plasmato dalle acque che hanno accompagnato la propria crescita: fiumi, laghi, mari o persino la loro assenza. Il rapporto con il territorio diventa così una chiave per comprendere la costruzione dell’identità e delle radici personali. L’acqua si configura come archivio di memorie, luogo di attraversamenti e testimonianza delle relazioni tra comunità e paesaggi.


In questo contesto, il Po assume un ruolo centrale nell’immaginario visivo del progetto. L’incontro con Tropigrafia e con lo spazio espositivo torinese situato accanto al fiume ha rappresentato un momento decisivo del percorso creativo. Il grande corso d’acqua che attraversa la città ha ispirato l’immagine del manifesto della mostra, successivamente trasformata in un’opera inedita realizzata in serigrafia proprio a Torino. Un gesto che lega indissolubilmente il processo artistico al luogo che lo ospita, rafforzando la dimensione site-specific dell’intervento.
L’osservazione del territorio torinese ha inoltre offerto nuovi stimoli iconografici. La città appare all’artista come uno spazio definito da forti contrasti geografici: la presenza simultanea della collina, della montagna, del fiume e dell’ambiente urbano genera un paesaggio stratificato e dinamico. A colpirla sono stati anche dettagli apparentemente marginali ma profondamente identitari, come le fontane a forma di toro, simbolo che condensa storia locale, immaginario collettivo e appartenenza.
Uno degli aspetti più significativi della sua ricerca è la capacità di far convivere dimensioni differenti: la memoria personale, l’attivismo sociale e il muralismo partecipativo. Soma riconosce nei viaggi il motore di questa sintesi. Attraversare territori, entrare in contatto con comunità diverse e osservare contesti spesso lontani dalla propria esperienza ha contribuito a costruire uno sguardo fondato sull’ascolto e sul rispetto. Le opere diventano così il risultato di incontri e relazioni, più che semplici rappresentazioni.

La pratica del muralismo offre inoltre un interessante punto di osservazione sulle differenze culturali tra Colombia ed Europa. Secondo l’artista, le modalità di vivere e utilizzare lo spazio pubblico cambiano profondamente da un contesto all’altro. In Colombia, ad esempio, può essere relativamente semplice ottenere il consenso diretto di una comunità o di un vicino per intervenire su una facciata privata, mentre in molte città europee il rapporto con autorizzazioni e regolamenti appare più complesso. Parallelamente, cambiano anche le percezioni dell’arte urbana e il modo in cui una donna viene accolta mentre lavora nello spazio pubblico. Queste differenze rivelano come il muralismo sia sempre il prodotto di un equilibrio tra pratiche artistiche, norme sociali e relazioni umane.

Il viaggio continua a rappresentare un elemento fondante della sua poetica. Non come semplice esperienza di spostamento, ma come occasione di conoscenza profonda. Grazie ai progetti artistici, Soma ha avuto accesso a territori remoti, complessi o poco conosciuti, incontrando realtà che difficilmente avrebbe scoperto attraverso percorsi turistici convenzionali. In questa prospettiva, il viaggio si trasforma in uno strumento di apprendimento e di decostruzione dei pregiudizi, alimentando una ricerca che si nutre di confronto diretto con il mondo.
Particolarmente significativo è il murale realizzato presso Beeozanam, destinato a rimanere permanentemente nel tessuto urbano torinese. Di fronte alla prospettiva della durata, Soma non parla tanto di responsabilità quanto di opportunità: quella di lasciare un segno capace di dialogare nel tempo con chi attraverserà quel luogo. Il carattere collaborativo del progetto ha inoltre influenzato il processo creativo, suggerendo immagini e narrazioni nate dall’incontro con la comunità locale.

In un momento storico segnato da crisi ambientali, migrazioni e trasformazioni sociali, il ruolo politico dell’arte urbana resta, secondo l’artista, più che mai attuale. L’arte possiede la capacità di rendere visibili questioni spesso marginalizzate, di generare domande e di attivare processi di riflessione collettiva. Proprio perché radicata in contesti specifici, l’arte pubblica può diventare uno spazio di confronto, condivisione e costruzione di nuove consapevolezze.
È questa, in fondo, la direzione verso cui guarda Afluentes sul Po. L’auspicio di Soma è che il pubblico torinese possa attraversare il progetto come si attraversa un fiume: aprendosi a nuove prospettive e ad altre rive. Un invito a riflettere sulle storie di chi arriva da lontano, sui percorsi migratori, sulle differenze culturali e, soprattutto, sulle possibilità di incontro che emergono quando esperienze diverse si riconoscono reciprocamente. Come un affluente che confluisce in un corso d’acqua più grande, ogni storia individuale contribuisce a costruire una geografia comune, fatta di memorie condivise, relazioni e trasformazioni continue.


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