Anno scolastico 2016-2017

Capitolo 3

Novembre


“Charlie non avevi detto che Edoardo era una brutta persona e non ci volevi avere nulla a che fare?”

Così furono le pungenti parole di Sofia, dopo aver visto il suo ex e la sua amica arrivare alla festa di Halloween insieme. Charlie era rimasta esterrefatta dalla ferocia con cui quelle parole erano uscite dalla bocca della cara Sofi. Ma non abbastanza per interrompere quell’insolita amicizia. Infatti, il giorno seguente, Sofia si giustificò dicendo: “Ho reagito così solo perché…avevate indossato i cerchielli che io ed Edo…abbiamo usato l’anno scorso.” Così Charlie la perdonò. Ma con Edoardo non fu così semplice, non che lo fosse mai stato. Il loro “rapporto” era, se possibile, peggiorato. Charlie dopo essere stata in biblioteca con lui e, dopo che lui si era preoccupato della sua incolumità, aveva creduto che forse non fosse così male. E invece…Ma torniamo indietro a quella notte funesta.

– “E così sono una brutta persona!”, rimproverò Edo

– “Io veramente ho detto…”, Charlie provò a controbattere 

– “Lascia perdere. Ma la prossima volta ti lascio girare di sera da sola e senza nulla. Anzi sai che c’è, tornatene da sola.”

– “Ma io non so nemmeno dove siamo…?!”

– “Non è un problema mio”, sentenziò lapidario.

Per Charlie era la prima volta ad una festa a Roma. Le cose non stavano andando come sperato. Non che avesse fantasticato molto sulla movida romana. Charlie era stata una volta sola ad una festa in Americacon Jasper ed Eleonor, al di fuori dei prom organizzati dalla scuola. Quanto le mancavano i suoi amici in quel momento. Non era una sfigata o una nerd che non sapeva divertirsi, ma non era nemmeno popolare. Era una persona neutra e le stava bene così. Le piaceva un divertimento moderato. In Italia non aveva ancora chiaro il suo posto nella “gerarchia scolastica”: frequentava ragazze popolari come Sofia e allo stesso tempo veniva trattata da “sfigata” da ragazzi come Edoardo. Ciò le portava non poca ansia sociale. Ora sembrava avere anche Sofia contro. Quella sera era rimasta in un angolo a fare da “tappezzeria”.

Quando ad un tratto una voce vagamente familiare esordi con fare ironico ma gentile: “Ehi, guarda che il muro sta su da solo?!”

Charlie gli sorrise arrossendo e prima che potesse rispondergli la voce continuò: “Sono Brando, il fratello di Sofia, ti ricordi?”

– “Ciao, sì. Anche tu qui?”

– “Sì, dicevano che era una bella festa. Tu non ti stai divertendo, vero?”

– “A dire il vero non molto. Non sono abituata e sono preoccupata perché tra mezz’ora dovrei essere a casa e non ho più un passaggio e… Ti sto annoiando, perdonami”.

– “Non ti devi scusare. Se vuoi tra mezz’ora ti porto a casa io. Sono qui in vespa. Sempre che tu ti fidi”, ridacchia.

– “Davvero?! Non so come ringraziarti. Sei molto gentile.”

– “Certo! Anzi, sai che c’è? Hai fame?”

Brando e Charlie salirono in moto e si diressero verso un paninaro dove l’American girl scoprì la mortadella. A Roma ogni luogo aveva un suo fascino. Bastava poco per rimanere a bocca aperta. Brando le raccontò che frequentava l’artistico e le mostrò dei suoi progetti che aveva fotografato sul cellulare. Lei poi, per ricambiare, gli mostrò delle foto dei suoi amici americani. Charlie era stupita di quanto fosse facile parlare con lui. Perché i ragazzi non erano tutti così?! Perché Edoardo non era così?!

Il giorno dopo Charlie, timorosa, si avvicinò a Sofia senza dire nulla, con l’intento però di chiarire la situazione. Sofia, sorprendentemente, era sollevata di sentire che la sua amica americana fosse ben disposta nei suoi confronti, nonostante la sua sfuriata. Se con Sofia era tutto rose e fiori, con Edoardo non fu così. Forse meglio così. Anche se il playboy era sembrato gentile in quel pomeriggio di studio, era meglio stargli alla larga. Era metà novembre e le interazioni tra Edo e Charlie erano pari a zero.

– “Prof, vorrei cambiare posto”, esclamò Edo.

Da quando avevano fatto il progetto insieme i due erano rimasti compagni di banco per il volere della Tosca. Charlie aveva provato a salutare, per educazione, il suo compagno qualche volta, ma non ha mai ricevuto risposta. Si era arresa. 

– “Perché dovresti?”, rispose la professoressa.

– “Perché altrimenti mi lamenterò con la preside.”

– “Non penso che la preside perda tempo dietro queste sciocchezze.”

– “Per me non è una sciocchezza. E nemmeno per la mia famiglia. E quindi nemmeno per la preside.”

– “Capisco, ma l’assegnazione dei posti spetta a noi professori indipendentemente di chi tu sia figlio. Durante le mie ore dovrai stare lì. Per quanto riguarda le atre ore non è affar mio”

La campanella suonò e Edoardo si diresse precipitosamente verso la presidenza quando Charlie lo fermò prima che entrasse dicendo: “Non capisco”

– “Cosa?”, rispose asettico 

– “Non capisco questa tua ostilità nei miei confronti. Non ci rivolgiamo nemmeno la parola? Pur di non stare vicino a me vai in presidenza a lamentarti?”

– “A frequentare certe persone ti sei montata la testa. Non crederti tanto speciale. È la prima fila che non mi piace. Non sono mica un secchione come te”

– “Se è così perché non mi rivolgi nemmeno uno sguardo?!”

– “Non mi interessa farlo, semplice”

– “Oh, certo! Sei troppo popolare per presentare attenzione ad una come me!”

Edoardo guardò Charlie in maniera indecifrabile, poi piano piano annullò la distanza tra loro, fino ad essere a una spanna dal suo volto. Chissà cosa avrebbe pensato Sofia al vedere quella scena. Così il playboy le sussurrò nell’orecchio. “Gliel’hai data a Brando per farti portare a casa?”

Charlie presa da una rabbia spalmò un bello schiaffo sulla guancia di Edo. Lui la fissò un istante e rapidamente se ne andò.

Il giorno dopo alla prima ora i posti assegnati erano rimasti gli stessi nonostante fosse un’ora di un’altra professoressa: la prof.sa Martelli, che si sapeva avere un debole per Edoardo. Charlie era già al suo posto quando Edoardo arrivò: non lo degnò di uno sguardo. Inaspettatamente, lui si voltò cercando il suo sguardo e la salutò convinto. Lei lo guardò e non ricambiò il saluto.

All’uscita di scuola diluviava e Charlie aspettava che Carlo la venisse a prendere in macchina. Si era riparata sotto il porticato dell’ingresso. Per ingannare l’attesa ascoltava un po’ di musica con gli auricolari dall’mp3 che le avevano regalato i suoi amici prima di partire. Non sembrava esserci più nessuno nei paraggi. Era partita “Bad Romance” di Lady Gaga, la sua preferita. 

Ad un certo punto una figura prorompente si fece sempre più vicina. Era Edo con la divisa scolastica e i capelli bagnati. La giacca grigio scuro, che era abbinata ai pantaloni per i ragazzi e alla gonna per le ragazze, sbottonata che lasciava in mostra la camicia panna che aderiva completamente alla pelle mettendo in risalto il suo fisico armonico. I folti capelli neri sembrano disegnati. Non si era mai vista una divisa scolastica portata in modo così seducente. Charlie quando se lo ritrovò davanti, ancora in collera con lui, cercò di ignorarlo. A rompere la sua estetica ammaliante vi era un grosso graffio sanguinante che partiva dallo zigomo sinistro fino al mento. 

– “Che fai straniera, ti sei persa?”, esordì Edo come se nulla fosse.

Charlie, ancora presa dalla sua musica, si tolse un auricolare e frettolosamente fece uscire dalle sue labbra un “What?!”

– “Ho chiesto se ti sei persa?”, ribadì lui scandendo bene ogni parola.

– “No, Cosa vuoi?”, rispose secca

– “Da te nulla” 

Lei lo guardò meglio e gli indicò il viso con gli occhi preoccupati, solo ora si era resa conto di quel graffio che deturpava il viso del playboy. Le permise di avvicinarsi a lui, Charlie, istintivamente, percorse con la mano il suo viso così lentamente che sembrava quasi voler far durare quel momento in eterno. Quando i loro occhi fecero contatto si staccarono entrambi bruscamente e tornarono alla distanza iniziale.

In quel momento Edoardo percepì una sensazione strana salirgli dalla pancia che volle scacciare subito.

– “Ti fa male?”, chiese lei per togliere l’imbarazzo 

– “Questo graffietto?! Non è nulla. Non è roba per manine delicate”, rispose sghignazzando.

– “Come vuoi”, replicò seccata e continuò: “Ma se devo sentirmi di nuovo schernita da parte tua, preferisco privarmi della tua compagnia. Vai via per favore”

Edo, ovviamente, fece esattamente il contrario. Si riavvicinò a lei. Il battito di Charlie stava salendo esponenzialmente. Lui le strappò l’mp3 dalle mani dicendo. “Cosa ascolti straniera?”

– “Ridammelo!”

– “Bad Romance…sogni un amore tormentato Charlotte?!”

– “Smettila! E non chiamarmi Ch…”

Lui la zittì posandole un dito sulle labbra appena schiuse. Lei esalò un sospiro. Poi lui fece per andarsene ma si voltò di nuovo verso di lei e aggiunse: “Non posso essere il tuo amore ma posso essere il tuo tormento se vuoi.” 

Charlie si impose di ignorarlo e questa volta Edoardo se ne andò veramente. Arrivò Carlo. Una volta a casa Charlie non riusciva a scacciare Edoardo dai suoi pensieri.

Due giorni dopo il telefono di Charlie suonò:

– “Pronto?”

– “Hey, volevo chiederti se verrai alla festa di Natale insieme a me.”

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