Davide Ghidoni rilascia il suo primo progetto da solista, anticipato dai singoli Emergence of Shadow e Come on Closer.

Al giorno d’oggi, la produzione discografica punta spesso su arrangiamenti carichi di suoni e grandi effetti digitali. In questo panorama, scegliere di mettere un solo strumento d’ottone al centro di un intero disco è un’operazione coraggiosa. Il nuovo progetto solista di Davide Ghidoni unisce i ricordi dei grandi film occidentali all’esperienza ottenuta grazie a collaborazioni con i giganti della musica d’autore, dimostrando come un suono puro possa raccontare storie intime e dialogare con chi ascolta. 

Questa avventura ha radici lontane, nate in una casa dove la musica riempiva ogni stanza e dove le passioni di famiglia hanno guidato i primi passi di un futuro musicista. È lo stesso trombettista a ricordare quel periodo: 

“La mia passione per la musica, e in particolare per la tromba, nasce durante l’infanzia, intorno ai dieci anni. In casa mia la musica era una presenza costante: la radio era sempre accesa e mio padre, grande appassionato di opera lirica, contribuì in modo decisivo ad avvicinarmi a questo mondo. Fu lui, infatti, a regalarmi una musicassetta di Nini Rosso, celebre trombettista italiano. Ascoltando quelle melodie rimasi immediatamente affascinato dal suono della tromba e dalle emozioni che era in grado di trasmettere.”

Oltre ai dischi ascoltati in famiglia, un ruolo centrale lo hanno avuto le immagini del cinema. Le melodie che accompagnavano i vecchi film western hanno segnato profondamente la fantasia di Davide, legando il timbro dello strumento a scene entrate nella storia: 

“Le straordinarie colonne sonore composte da Ennio Morricone, nelle quali la tromba aveva spesso un ruolo centrale, rendevano indimenticabili scene iconiche come i duelli de ‘Il buono, il brutto, il cattivo’. Fu proprio in quel periodo che nacque il desiderio di imparare a suonare questo strumento. All’età di undici anni convinsi i miei genitori a iscrivermi al conservatorio e da quel momento iniziò il mio percorso musicale.”

Davide Ghidoni, fotografato da Elena Chiappini. Photo Courtesy of Rouge Promo Musicale

Quella che sembrava solo la passione di un bambino è diventata presto una certezza di vita. Gli anni trascorsi a studiare hanno chiarito subito quale sarebbe stato il suo destino: “Fin dai primi anni di studio compresi che la tromba non sarebbe stata soltanto una passione” – spiega – “ma sarebbe diventata la mia professione e la strada che avrei scelto di seguire nella vita.”

Ma da bambini si diventa adulti, e lavorare ad alti livelli significa confrontarsi costantemente con i più grandi nomi dello spettacolo. Suonare in studio per artisti storici, spaziando da Mina fino ad Adriano Celentano, ha arricchito il bagaglio dell’artista con sfumature che vanno dal pop al jazz, fino al blues. “Ho avuto l’opportunità di collaborare con numerosi musicisti e di lavorare in studi di registrazione per la realizzazione di incisioni discografiche, con artisti appartenenti a diversi generi musicali” – racconta – “Ritengo che ogni collaborazione abbia contribuito, in modo diverso, alla mia crescita artistica e professionale.” Le esperienze lavorative, insomma, gli hanno permesso di incontrare persone con idee, sensibilità e percorsi differenti, e ciascuna delle quali gli ha lasciato un insegnamento prezioso.

Questo scambio continuo dimostra che il confronto tra stili distanti è la vera forza dell’evoluzione artistica. Quando ci si mette in gioco, le differenze diventano occasioni per superare i vecchi schemi: “Anche quando i punti di vista non coincidono pienamente” – dichiara – “la passione per la musica rappresenta un linguaggio comune capace di unire e creare confronto”. Il suo modo di suonare è il risultato di tutto ciò che ha ascoltato e vissuto nel corso degli anni e ci confida che ancora oggi sente la necessità di mantenere una mente aperta verso ogni genere musicale, superando i pregiudizi. “Credo che la musica debba essere ascoltata prima di tutto con il cuore, cogliendone le emozioni e i messaggi che è in grado di trasmettere”, spiega Davide. A suo avviso, che si tratti di rock, blues, jazz, musica classica o di qualsiasi altro genere, ciò che conta davvero è la capacità della musica di emozionare, comunicare e, perché no, creare connessioni.

La vera sfida del suo album in arrivo, Emergence of Shadow (da cui prende il titolo uno dei due singoli attualmente disponibili), è far convivere i ritmi della tradizione afroamericana con le atmosfere tipiche delle colonne sonore. Ciò è il risultato di una fusione che nasce da curiosità e ascolto costante. “Credo che ogni esperienza di ascolto contribuisca ad arricchire il bagaglio artistico di un musicista”, sostiene. È proprio per questa ragione che le sue opere fondono mondi differenti in modo naturale, lasciando emergere sfumature sonore diverse. 

Mettendo da parte le etichette rigide richieste dal mercato musicale, Davide preferisce considerare la musica come un filo conduttore, capace di unire stili differenti e raccontare qualcosa. “Ogni brano racconta una storia e ogni influenza contribuisce a costruire un linguaggio personale e autentico.” – racconta – “La tromba, in questo contesto, rappresenta la mia voce espressiva: uno strumento senza tempo che mi permette di comunicare emozioni e dialogare con tradizioni musicali diverse, mantenendo sempre al centro la ricerca della qualità musicale e della condivisione con il pubblico.”

E mentre le produzioni odierne tendono a riempire le canzoni di suoni e tracce sovrapposte, Emergence of Shadow sceglie la strada della pulizia e della semplicità non scontata. Il disco affida la sua forza espressiva alla cura dei dettagli e a una sezione ritmica molto solida, che valorizza lo strumento solista. Si tratta di un album strumentale, in cui la tromba ha un ruolo centrale che sostituisce la voce. L’unica eccezione è Come On Closer, unico brano cantato e piccola gemma del progetto. Il brano spicca grazie alla voce di Heidi Vogel, artista nota per il suo lavoro con la Cinematic Orchestra. 

“Ho avuto l’opportunità di conoscere Heidi grazie a Gianluca Pighi e Massimo Bragheri, che mi hanno fatto scoprire il suo talento e le sue qualità interpretative. La sua presenza ha arricchito in modo significativo il brano, conferendogli un carattere distintivo e una forte intensità espressiva. La voce si integra perfettamente con l’atmosfera musicale del pezzo, caratterizzato da sonorità che richiamano il soul.” 

In generale, troverete un album in cui lo strumento solista prende il posto del cantante e “accompagna l’ascoltatore attraverso atmosfere, emozioni e suggestioni musicali.” Lo scopo del progetto è creare un’esperienza d’ascolto profonda, dove la musica parla da sola ed entra in contatto diretto con chi ascolta, senza bisogno di tante parole.

Per Ghidoni, questo album rappresenta un vero e proprio nuovo capitolo nel suo percorso artistico. Firmare un album interamente a proprio nome risponde a un’esigenza profonda maturata nel tempo che gli permettesse di dare forma fisica alle sue idee. “In questo percorso è stato fondamentale l’incontro con Gianluca Pighi” – produttore artistico del progetto – “che mi ha dato la possibilità di esprimere al meglio ciò che avevo in mente, aiutandomi soprattutto nella fase degli arrangiamenti.” Fondamentale è stato anche l’apporto di Massimo Bragheri, che ha firmato gli arrangiamenti di diverse tracce, e di Alberto Venturini, il quale si è occupato della cura del suono, di alcuni arrangiamenti e ha ospitato le sessioni di registrazione nel proprio studio.

Accanto al team di produzione, l’album ha preso vita grazie a un gruppo di musicisti che hanno messo la propria esperienza al servizio della scrittura di Davide, i quali tiene particolarmente a citare e ringraziare: Michele Papadia all’hammond, Paolo Varoli e Paolo Codognola alle chitarre, Paolo Negri alle tastiere, Stefano Schembari al basso, e ancora Alberto Venturini alle percussioni e Riccardo Della Giovanna alla batteria. “Con la loro arte, la loro esperienza e la loro sensibilità musicale hanno contribuito in maniera determinante alla realizzazione di un album che racchiude tutto ciò che volevo esprimere e che rappresenta pienamente la mia identità artistica.” 

La facilità con cui sono state gestite le registrazioni conferma l’ottima intesa tra tutti i musicisti in studio. Ciò ha permesso di registrare un disco sincero e senza filtri, in modo molto naturale e spontaneo. “Ogni fase della produzione è stata affrontata con entusiasmo, permettendoci di dare forma a un lavoro autentico e coerente con le idee che volevamo esprimere”. 

Per quanto riguarda lo stile, l’album prende chiaramente ispirazione dagli anni Settanta, senza cadere nella trappola dell’effetto nostalgia. Come? Rielaborando ciò che ormai appartiene al passato in modo originale e contemporaneo: “Il nostro obiettivo non è mai stato quello di riproporre o imitare. Abbiamo preferito sviluppare un linguaggio personale, reinterpretando il sound attraverso la nostra sensibilità musicale”, spiega.

I brani già pubblicati (Emergence of Shadow e Come on Closer), anticipano un LP più esteso, previsto per settembre, che esplorerà atmosfere ancora più intime e riflessive con brani descritti dall’artista come più “fluidi” rispetto a quelli pubblicati finora. Ciò significa che questi brani nascono dal desiderio di raccontare emozioni senza schemi rigidi, lasciando che siano le melodie a guidare l’ascoltatore. “Questo lavoro mostra anche un lato più personale e sensibile della mia scrittura, offrendo una prospettiva diversa sul mio modo di comporre e di vivere la musica”, conclude Davide. 

Per quanto riguarda il pubblico, Davide si dice curioso di conoscere le impressioni e le emozioni di chi ascolterà il suo tanto atteso progetto. Come dicevamo, si tratta di un lavoro personale, realizzato con grande sincerità e con il contributo di musicisti straordinari. “Il mio augurio è che i brani riescano a trasmettere qualcosa di vero e a creare un legame con chi li ascolterà”. 

Così la nostra chiacchierata giunge al termine, lasciandoci la netta impressione di aver sbirciato dietro le quinte di qualcosa di profondamente artistico, coraggioso e tanto necessario. Con questo primo assaggio regalato dai due singoli pubblicati, Davide Ghidoni dimostra che per smuovere, a volte, basta la purezza di un solo ottone e l’onestà di un percorso vissuto fino in fondo. L’appuntamento è per settembre: ad attenderci un album completo, vivo. Questo è per chi è pronto a riscoprire la bellezza della musica suonata, nella sua forma più sincera.

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