Alla scoperta di “The Whale”, il nuovo album di Chantal Acda

The Whale è il primo album dell’artista Chantal Acda che coinvolge anche i musicisti che l’hanno accompagnata suonando in tour durante gli ultimi dieci anni: Eric Thielemans alla batteria, Alan Gevaert al basso, Gaëtan Vandewoude come seconda voce, chitarrista e tastierista, Niels van Heertum all’eufonio e alle tastiere. Chantal ci ha raccontato come li ha conosciuti, tra una storia rocambolesca e l’altra: «Be’, ho visto Eric suonare quindici anni fa e mi sono completamente innamorata di lui. Non conosco nessuno che suoni la batteria come lui e mi piaceva anche in altri modi», sorride, «quindi eccoci qui! Poi ho conosciuto Gaëtan tramite la sua band Isbells, a volte suono anche con loro. È il mio migliore amico e ci siamo avvicinati lungo gli anni. È un musicista straordinario. Alan… sono una grande fan dei dEUS da quando ho quindici anni. L’abbiamo visto cenare in centrocittà, ho semplicemente chiesto, ha semplicemente detto di sì. Niels», conclude, «è stato l’ultima aggiunta perfetta. Lo conoscevamo tutti attraverso diversi progetti». 

Una delle motivazioni portanti dell’album è stata proprio quella di celebrare il legame che unisce questi artisti. Si rigettano le definizioni di genere musicali prestazionali alle piattaforme di streaming, che offuscano la musica senza lasciarla essere primariamente musica. Per suonare, commenta Chantal, «preferiamo essere liberi, non pensare a niente di tutto ciò. Penso che potrei definire l’album come una forma amorevole di gratitudine, e di stare insieme». 

The Whale è quindi prima di tutto un intreccio di storie scambiate tra amici, raccogliersi al di fuori dagli impegni quotidiani. Questo libro viene scritto nell’intimità di uno studio di registrazione tra i boschi della Sono Records, che Chantal definisce come «il migliore a cui sono mai andata, e le persone che ci lavorano sono davvero gentilissime». 

Quando le chiediamo quale sia la trama di questo libro, risponde: «Frammenti. Vite. Persone insieme che condividono a che punto si trovano in questo momento. Pensieri. Piccole nuvole che passano. Sharing life». Per la prima volta, l’artista si è confrontata con dei testi non solo scritti da lei, in un mosaico di eventi vissuti e ricondivisi. Ogni canzone familiarizza con il cuore o con il vissuto di Chantal, così che il cantarne ne derivi «naturale». 

C’è la naturalezza della forza e quella della vulnerabilità: “The Whale” sta a indicare letteralmente un animale contraddistinto da «una forte energia, ma allo stesso tempo da una grande fragilità, anche per come le persone affrontano il suo presente». La balena rappresenta dunque per Chantal il sentimento finale che deriva dall’ascolto dell’album.

«Alcune canzoni sono molto forti (Heads, Safety, Make it Work) e altre più fragili (Move Ourselves, Hit the Verge), noi siamo tutto. Debolezza e forza. Mi piace quest’idea»

Tra i brani più intensi c’è Safety, nata nei giorni dell’inizio della guerra in Ucraina: «Speravamo che la gente fosse al sicuro. La sento con molta forza adesso quando la canto. Ora la canto per chiunque non si senta al sicuro. E purtroppo oggi sono ancora troppi».  Con ogni traccia c’è un legame sempre diverso; la traccia con cui forse Chantal risuona di più è Heads, perché rappresenta il suo essere «una persona agli estremi. Posso essere fragile, ma anche arrabbiata. Ho un’ironia tagliente. Mi piace la natura isolata ma anche grandi città. Sono felice che da questo disco emerga una visione più ampia di me come persona. La band mi ha davvero aiutato a tirar fuori tutto questo». 

Siamo trascinati da una melodia che ci lega a sé in un percorso che si riarrotola su se stesso, interrotto da strofe che costruiscono il rilascio di tensione nella loro chiusura. Questo nastro si colora di domanda e affermazione, tastando il confine tra rabbia e speranza. 

Chantal ha potuto lasciarsi andare anche grazie a Chris Eckman, suo caro amico che ha prodotto l’album. Il suo prendere in mano la direzione della band, sempre con grande calma, ha permesso a tutti di sentirsi coinvolti sullo stesso piano. Altra menzione d’onore alla rete di legami che sottostà al disco va al designer Rutger Zuydervelt, che ha disegnato la copertina dell’album, su cui è in rilievo un ideogramma in giapponese, «un piccolo occhiolino al Giappone per la loro caccia alle balene».

The Whale, album cover

C’è una viva speranza che questo libro non resti un caso isolato nelle future attività dell’ensemble, che per il momento si godrà il tour: in Italia sono per ora confermate due date (31/1/26 al Diavolo Rosso di Asti e 1/2/26 al Circolo Gagarin di Busto Arsizio), ma ne verranno rivelate altre. «Mi piace suonare in Italia», confessa, «C’è un grande calore riscontrato nell’audience. Mi sento molto al sicuro, e forse anche vista per come sono». Forse questo reciproco ascolto tra punti di vista accade quando un intreccio di vite è dispiegato nell’aria, e le nostre sono chiamate a parteciparvi.