Un album che unisce tradizione jazz e modernità, confermando NIIA come una delle voci più promettenti della scena musicale contemporanea.

Con il suo ultimo progetto, “V”, NIIA rilascia un piccolo gioiello musicale da non sottovalutare. L’album, dalla sonorità elegante e sensuale, è un’ottima testimonianza della versatilità e dell’abilità vocale di NIIA. Al giorno d’oggi, buona parte dei release musicali può sembrare scontata, senza profondità artistica o dominata dalle tendenze delle case discografiche, ma non è il suo caso. L’artista americana dimostra come il ritorno alle radici possa convivere con la sperimentazione. Non si tratta di un semplice revival del jazz tradizionale, ma di un lavoro profondamente personale e consapevole. L’album emerge come una dichiarazione di autenticità, dove l’eredità dei grandi nomi del jazz, da Sarah Vaughan a Chet Baker, si fonde con la sensibilità di un’artista che non teme di ritornare al passato, facendolo suo. Brani come Throw My Head Out the Window e Ronny Cammareri mostrano vulnerabilità e ci avvicinano al complesso mondo di NIIA, che definisce quest’album come il suo diario personale. Concludendo con Angel Eyes, l’album afferma la capacità di rinnovare le tradizioni senza perdere di qualità. “V” non è un semplice disco jazz, è una testimonianza del fatto che certi generi musicali non moriranno mai, grazie ad artisti come NIIA, che osano, fanno ciò che amano e sfidano le tendenze attuali in nome della buona musica. In quest’intervista, abbiamo scavato più a fondo, per capire a pieno il lavoro dietro questo progetto.

“V” sembra un ritorno alla tua ambizione iniziale di diventare una cantante jazz. Quanto è stato importante per te tornare alle radici di questo genere dopo anni di sperimentazioni musicali?

Sento che le mie radici jazz sono sempre state con me. Non è tanto un ritorno al jazz quanto un ritorno a me stessa. Non sarei arrivata a questo lavoro senza aver esplorato altri stili e crescere lungo il percorso. Con questo album volevo ritrovare un nuovo senso di me stessa, con più saggezza e coraggio, per sperimentare e ridefinire cosa significhi per me il jazz oggi.

La copertina dell’album trasmette un’atmosfera scura e inquietante attraverso l’immagine della forchetta eretica. Cosa simboleggia per te, a livello personale e artistico?

Credo di essere una strega, il che significa che in un altro tempo sarei stata bruciata o messa a tacere. Ho passato molto tempo a provare vergogna per essermi espressa, persino una vergogna che mi sono autoimposta… Attraverso i testi sono emersi i miei sentimenti, ma ora voglio reclamarli pienamente e dare agli altri il potere di fare lo stesso. Dire la verità anche quando essa è complicata o difficile. L’immagine della forchetta mi è sembrata forte, provocatoria e coraggiosa, l’opposto del silenzio.

“V”, copertina ufficiale. NIIA viene immortalata con la forchetta eretica

Il nome dell’album ha qualcosa a che fare con la forma della forchetta, o ha un altro significato?

Non ci avevo mai pensato, ma ora lo vedo, che connessione fantastica! Alcuni dei miei artisti preferiti semplicemente numerano i loro album. Volevo che le canzoni parlassero da sole senza assegnare un tema specifico nel titolo, ma d’ora in poi userò volentieri la metafora della forchetta!

Che stato d’animo ti ha ispirata a scrivere “Throw My Head Out the Window”?

Cercavo pace e tranquillità nella mia testa. Mi mettevo molta pressione addosso, soprattutto quando le aspettative aumentano. Il mondo sembra rumoroso e avevo bisogno di un momento di fuga. Per me, quella sensazione arriva in macchina, con testa fuori dal finestrino e il  vento così forte da sovrastare i miei pensieri. È liberatorio, quasi come autoregolazione o auto-consolazione in forma sonora.

“Ronny Cammareri” fa riferimento al personaggio interpretato da Nicolas Cage in Moonstruck. Cosa vedi di te in Ronny e perché hai voluto raccontare quella storia?

Moonstruck è uno dei miei film preferiti, forse il film perfetto. Ronny è speranzoso e coraggioso, e allo stesso tempo indifeso e un po’ sciocco. Dato che il brano non ha testi, volevo che la musica stessa catturasse quella speranza ingenua e la fede nell’amore. Ronny mi ispira a continuare a credere nell’amore e nella vita, nonostante alti e bassi. Lo immagino mentre ascolta, senza sapere se conquisterà la ragazza dei suoi sogni. In un certo senso, siamo tutti un po’ Ronny. E poi, Nic Cage è semplicemente il migliore.

NIIA, promotional shooting – photographer & Creative Director: Szilveszter Makó

I tuoi testi a volte esprimono amore per te stessa, altre volte odio. Come gestisci queste contraddizioni mentre scrivi?

È proprio ironico, vero? Devo ricordarmi che sono umana, porto entrambe le facce. Mettersi in discussione può essere doloroso, ma è anche lì che avviene la crescita. Assumere delle responsabilità mi aiuta a connettermi con me stessa e anche con gli altri attraverso l’empatia. Scrivere di difetti e dubbi mi permette di attraversarli e forse ricorda alle altre persone che stiamo tutti facendo del nostro meglio. È giusto essere tristi. È giusto avere paura. Ma è anche giusto scegliere la gioia. Ho scelto anche di rendere molto scura la confezione del vinile, ma il disco è “bianco” … Hai bisogno del buio e della luce.

Come bilanci la tradizione jazz con l’urgenza di innovare e sperimentare?

Cerco di portare con me le parti del jazz che risuonano di più: la tecnica, le scelte delle note, l’interpretazione emotiva. Il jazz mi ha colpito profondamente anche quando ero troppo giovane per comprenderlo; quindi, il mio obiettivo è sempre stato catturare quella sensazione. Non puntavo a essere “innovativa”, più che altro cercavo di rispondere ai musicisti con cui lavoro e al mondo in cui vivo oggi. Non siamo più negli anni ‘40, quindi un’emulazione meticolosa non sarebbe autentica. Questo album è ciò che il jazz significa per me ora.

Cosa ami di più del jazz? L’arte dell’imperfezione nell’improvvisazione o l’eleganza del suono?

Il jazz è hardcore. È punk. È coraggioso e senza limiti. È espressione di sé nella forma più pura. Può spezzarti il cuore e poi ricomporlo. A volte è complesso e sconvolgente, altre volte dolce e semplice. È stato il mio insegnante e il mio migliore amico. Ogni volta che ascolto una delle mie canzoni preferite, non mi sento sola.

La tua musica sembra molto personale. Quanto prendi dalle tue esperienze personali?

Probabilmente troppo. Vorrei poter tenere più cose in un diario invece di metterle nelle canzoni, ma non riesco. La mia musica è praticamente il mio diario. Se vuoi conoscermi, è tutta lì.

Hai citato Sarah Vaughan, Billie Holiday e Chet Baker come influenze. Come si manifestano nella tua musica oggi?

Quando li ascolto, sento qualcosa nelle ossa. Spero di ispirare anche solo la metà di ciò nei miei ascoltatori. Mi ricordano di essere sempre autentica, di lasciare che l’emozione guidi. E le loro voci… una nota di Sarah, Chet o Billie, e sai esattamente chi è. Quel tipo di suono distintivo mi ispira.

Chiudi l’album con “Angel Eyes”, uno standard classico. Perché hai scelto di concludere con quella canzone?

“Angel Eyes” è una delle mie preferite da anni. La canto da più di 15 anni, ma crescendo, le parole mi colpiscono più profondamente. È una canzone che rispecchia dove sono attualmente nella mia vita. Mi piace anche che l’ultima frase sia “excuse me while I disappear”. È famosa per essere stata l’ultima canzone cantata da Sinatra prima di ritirarsi. Per fortuna continuerò a fare musica, ma se mai dovessi fermarmi, vorrei che fosse la mia ultima canzone.

L’album cerca di rispondere a una grande domanda: come suona una cantante jazz moderna? Dopo averlo realizzato, qual è la tua risposta?

Onestamente, la mia risposta è… questo album. Non sono partita con una definizione, ho semplicemente fatto ciò che sentivo vero per me.

Guardando avanti, senti che “V” apre una nuova fase stabile della tua carriera, o è solo un altro passo verso un’ulteriore trasformazione?

In questo momento mi sento davvero a mio agio dove sono e voglio continuare a costruire da qui portando con me anche un po’ del passato. Forse un giorno farò un album completamente di standard, forse prima che poi. Ma per ora, adoro rendere il jazz mio.