Francesca Levi presenta la mostra “Indossa l’arte: dal quadro all’abito”, in cui unisce pittura e tessuto, ispirandosi ai grandi maestri dell’arte.
Mi dirigo verso Via Manzoni 45, dopo esser stata un paio d’ore ad apprezzare la brezza nei Giardini Pubblici Indro Montanelli a Milano. Mentre cammino, cerco l’entrata della Galleria M45, la quale ospita la mostra “Indossa l’arte: dal quadro all’abito” dell’artista e designer Francesca Levi. Salendo le scale dello storico palazzo, che ospitò anche la Galleria del Naviglio dove espose Lucio Fontana, entro nel pieno della mostra.
La mostra, che mette a confronto moda e arte, vede come protagonisti sette abiti ispirati a sei artisti differenti, ma del tutto riconoscibili: Kandinsky, Klimt, Miró, Picasso, Fontana e Hokusai.
Il progetto “Art to Wear” è un vero e proprio omaggio all’arte, che non si limita semplicemente a riprodurre un’opera su tessuto: Francesca Levi riproporziona le forme, reinterpreta la materia, sposta ed elimina gli elementi per trasferire l’opera dalla tela al tessuto. Infatti, la forza del progetto sta nel modo in cui la designer modella la tela sul corpo. Se nel tributo a Klimt la fedeltà al quadro sta nel dettaglio delle spirali dorate e dei moduli geometrici sul raso di seta dorato, con l’onda di Hokusai l’abito si libera del tutto dalla tela per farsi scultura.

La prima stanza è dedicata agli abiti ispirati a Kandinsky e Klimt. Il primo abito, ispirato al quadro “Linea angolata” del 1930, presenta esattamente i colori e le forme geometriche ritmate del quadro. Il secondo abito, invece, è la rappresentazione materica in tessuto dell’opera “Ritratto di Adele Bloch-Bauer” del 1907. Ciò che stupisce di quest’abito è la cura per i dettagli, dove piccole spirali dorate, piccoli cerchi di colore azzurro e moduli geometrici decorano il raso di seta dorato.

Proseguendo nella stanza accanto, troviamo gli abiti dedicati a Miró e Kandinsky, quest’ultimo ispirato a “Rosa Decisivo” del 1932. Con Miró, Francesca Levi trae spunto dall’opera “Figure e cane davanti al sole” del 1949: qui l’abito vede il tessuto come una base neutra, impreziosita dai colori primari.

Infine, il percorso culmina nella terza stanza, dove vengono esposti gli ultimi tre abiti dedicati a Picasso, Fontana e Hokusai. L’omaggio a “La Grande onda di Kanagawa” cambia in modo sostanziale la struttura rispetto agli altri abiti, ricreando nell’area dello scollo il movimento impetuoso del mare, mentre la trasparenza dell’organza sulla manica destra simboleggia la fluidità dell’acqua. L’abito su Fontana, invece, riprende l’essenzialismo dello Spazialismo: i tagli, non reali ma dipinti sul tessuto, interrompono la continuità del bianco, simbolo del vuoto. Infine, l’abito che riprende l’opera “Nudo di donna” di Picasso ha come caratteristica principale la scomposizione geometrica cubista, resa austera da colori spenti, come grigio e nero.


Le silhouette sono morbide e seguono il corpo senza costringerlo. Interamente dipinti a mano, questi abiti sono pezzi unici e irripetibili, lavorati minuziosamente: per questo è fondamentale osservarli a tutto tondo, sia davanti che dietro, dove nulla è lasciato al caso.
Tra un pasticcino offerto e l’altro, ho avuto il piacere di incontrare la designer: una signora fine ed elegante, che salutava gli ospiti con grazia indossando un gilet lungo e morbido color giallo ocra di sua creazione – che fosse anch’esso un richiamo ad un’ulteriore opera di Kandinsky? A completare l’allestimento, le fotografie di altre sue creazioni dalle tinte accese e con dettagli geometrici, impreziosiscono la Galleria M45 di Marco Bertoli, concepita (non a caso) come un vero e proprio “salotto d’arte”. È stato il punto d’incontro più concreto tra sartoria e pittura: perché in fondo, cos’è la moda se non arte in movimento?
La mostra resterà aperta al pubblico anche
venerdì 2 e sabato 3 ottobre
dalle ore 11:00 alle ore 18:00
Galleria d’Arte Marco Bertoli – M45
Via Manzoni 45, Milano


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