Le notti estive sono le più belle proprio per la spensieratezza con le quali vengono vissute

Ma quanto sono belle le notti estive? Quella sensazione di totale libertà mischiata al desiderio che tutto quanto non finisca mai. Passare la notte in spiaggia con quella persona che forse non rivedrai mai più, che non hai mai visto prima e che sembra conoscerti da una vita. Di questo parla Ghevdet nel suo ultimo singolo “Maledetta notte estiva”: di momenti rari e indelebili, fuori dal noioso mondo delle ruotine. Il tutto ci viene raccontato con uno stile leggero e fresco, speziato e con un’attitudine non indifferente del cantante. Una chitarra elettrica pone le basi della melodia di una musica movimentata e disinvolta, con un testo semplice, che crea l’immaginario comune di una spiaggia mediterranea dove passare le vacanze. Il brano è efficace perché proietta un immaginario preciso, ma allo stesso tempo molto comune, permettendo all’artista di arrivare a più persone, senza per forza scolorire il brano.

Ghevdet non cerca di essere l’artista padre dell’ennesimo tormentone estivo, funziona proprio perché fa il percorso opposto. Il cantante si concentra sull’espressione di un concetto, inserendo nel testo dei temi velati ma reali. In sintesi, lavora maggiormente sul messaggio che vuole mandare. Di fatto non è presente un ritornello esplosivo fatto a doc per le feste in discoteca, diversamente da molte altre canzoni tipiche di questo periodo dell’anno. L’obiettivo della canzone è descrivere l’estate, non accompagnarla per poi finire nel dimenticatoio una volta iniziato settembre. Una scelta che mette da parte l’interesse per i numeri e le classifiche, osservando invece la possibilità di esprimere quelle che sono le emozioni di questi momenti. Lo stile musicale di Ghevdet ricorda moltissimo quello di Tananai, con cui tra l’altro ha collaborato in più occasioni. La somiglianza è estremamente evidente, soprattutto in questo brano, dove l’artista dimostra una personalità non trascurabile. Tale caratteristica però, non deve essere vista come la copia di un prodotto già affermato: tutt’altro, possiamo dire che Ghevdet ha le carte in regola per spaziare con sicurezza in questo genere musicale. 

Non possiamo sapere a cosa porterà il percorso artistico di Ghevdet, il che rende tutto più interessante. Lo stile c’è, come anche l’attitudine e la penna, ovviamente serve maturare, ma anche quello fa parte del tragitto, forse addirittura è la parte migliore.

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