Un brand che trasforma cicatrici in simboli di forza e che racconta una nuova estetica sfruttando le fragilità e trasformandole in rinascita.
C’è un ossimoro che vibra dietro ogni creazione di Suspiriae, brand emergente che ha scelto di fare della fragilità la sua forza e dell’imperfezione una vera e propria estetica. Nato da un’urgenza creativa, Suspiriae si presenta come un progetto che ribalta i canoni della moda contemporanea, trasformando cicatrici, rotture e deformazioni in segni identitari, di bellezza.
“Suspiriae nasce da un’urgenza creativa: quella di trasformare la crepa, la frattura e l’imperfezione in linguaggio estetico e narrativo. È stato un momento di intuizione forte, quasi viscerale: smettere di inseguire un’idea di perfezione irraggiungibile e iniziare a raccontare corpi e identità reali, spezzate ma vive”, sostengono i fondatori Andrea e Rosamaria.



Il nome stesso, Suspiriae, racchiude tutta la poetica del progetto. Deriva dal latino suspirium (“sospiro”) e porta con sé l’immagine fragile e intensa di una bambola di porcellana incrinata. Non a caso, proprio la bambola diventa simbolo cardine dell’immaginario del brand: “Per noi la bambola di porcellana è il simbolo per eccellenza di una bellezza idealizzata, levigata e irraggiungibile. Noi scegliamo di ribaltare questa immagine: non ci interessa la superficie intatta, ma la crepa che la attraversa. È lì che la bambola diventa viva, perché nella frattura si rivela una verità più profonda”, affermano. Un ribaltamento che diventa manifesto: la bellezza non è più sinonimo di integrità, ma di verità e rinascita.
“Epilogue”: la fine della perfezione, l’inizio della ricerca
La prima collezione, intitolata “Epilogue”, segna la chiusura del mito della perfezione e l’apertura di un percorso di ricerca senza fine. Non si tratta, dunque, di una conclusione, ma di un nuovo inizio fatto di sperimentazioni e contrasti. “Ogni fine porta con sé la possibilità di un nuovo capitolo, e questo epilogo segna la nascita di un viaggio fatto di sperimentazioni, contrasti e nuove visioni”.



La loro visione di moda non si ferma al consumo effimero: diventa arte, o meglio, un vero e proprio atto performante e sociale, un’esperienza che restituisce dignità e complessità al corpo. Suspiriae, tra i vari temi, tratta anche quello della “liberazione” e “reclaiming del corpo”: “Per noi la liberazione è rompere con i canoni estetici che hanno trasformato il corpo in un oggetto da giudicare e ridare verità e dignità alla fisicità reale”, continuano, “con Suspiriae parliamo di reclaiming: la donna non subisce più un’estetica imposta, ma la riappropria e la trasforma. La liberazione è accettare la complessità e renderla visibile, celebrando la pluralità di corpi e di bellezze”.
Suspiriae non teme di spingersi ai margini di un’estetica disturbante, grottesca e a tratti inquietante in quanto sostengono che ci sia una forza potente nel disturbare e nel mettere in crisi ciò che generalmente viene considerato armonioso o rassicurante. “È nell’inquietudine che la bellezza si ridefinisce e si rigenera. Ciò che sembra rotto in realtà racconta storie di resistenza, forza e rinascita”, raccontano. Ed è proprio nel rovesciamento del concetto di bruttezza che si trova piena libertà creativa, potendo spezzare, distorcere e reinventare forme e identità.



Ogni dettaglio dei capi riflette questa filosofia: i tessuti vengono trattati come superfici vive, lacerati, dipinti, tinti con vino o caffè per ottenere colori e tessuti imperfetti e dando vita a vere e proprie narrazioni.
Pezzo iconico del brand è il corsetto, reinterpretato non più come strumento di costrizione, ma come elemento di espressione. “Il corsetto porta con sé la storia del controllo sul corpo femminile, ma può diventare anche simbolo di forza. In questa ambivalenza troviamo la sua potenza: un capo che parla di oppressione e insieme di liberazione”. In questo concetto risiede la potenza di Suspiriae: ribaltare i simboli della repressione trasformandoli in strumenti di liberazione.



L’estetica vittoriana, con i suoi rigidi codici morali, ereditati dalla borghesia inglese, e il suo controllo ossessivo sul corpo, diventa oggi terreno fertile per una nuova visione. Nastri, lacci e volumi costrittivi vengono destrutturati e resi fluidi: “In questo modo superiamo il concetto di misura standard e celebriamo la molteplicità delle fisicità contemporanee”. Un dialogo tra epoche, dove il passato viene riscritto e rimodellato per parlare al presente.
Per chi non conosce Suspiriae, i fondatori lo descrivono come: “un respiro di identità, una crepa nell’ideale che apre nuove prospettive”. Insomma, è un brand che nasce dall’imperfezione, che parla di potenza, ma allo stesso tempo di fragilità, facendo della cicatrice un linguaggio estetico.
Suspiriae non intende fermarsi con “Epilogue”: la collezione segna solo la prima tappa di un percorso in continua trasformazione. Un cammino che fa della crepa un segno di libertà.


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