I cancelli del Vittorio Emanuele II, il liceo privato classico e linguistico più prestigioso di Roma, si apriranno a breve. Settembre è alle porte! Charlie, sedicenne americana, non vede l’ora di andare scoprire le meraviglie di Roma, che tanto ha sognato, grazie al corso pomeridiano del professor Finch. Ciò che non si aspetta è che le mura della scuola, che la ospiterà per il suo secondo anno accademico, hanno occhi e orecchie ovunque e che i pettegolezzi sono all’ordine del giorno. Vi è una sola regola non scritta: non devono mai uscire di lì. Forse, però, non vi sono al mondo mura troppo alte per nascondere certi segreti. Il temuto e affascinante Edoardo sa fin troppo bene come funziona quest’ambiente, essendo lui stesso ai vertici di questo meccanismo contorto. Due animi così distanti ma a tratti complementari si scontreranno inevitabilmente. 

Rome Rules, copertina di Valerio Villani

Anno scolastico 2016-2017

Capitolo 1

Settembre


Settembre è alle porte e Charlie non vede l’ora di iniziare nuove esperienze: passerà un anno in Italia ad un esclusivo liceo linguistico di Roma. Dopo aver frequentato come credito extra tutti i pomeriggi per sei mesi il club di italiano, il professor Finch, visto l’entusiasmo che Charlie ci aveva messo e  il suo desiderio di scoprire di più su quella cultura, l’aveva convinta a fare richiesta per una borsa di studio che l’avrebbe portata dritta al Vittorio Emanuele II nel quartiere più chic di Roma.

La valigia era pronta, un altro sguardo alla camera e sarebbero stati lì Jasper ed Eleonor per un ultimo saluto prima della partenza. 

– “Tesoro, ti ho fatto i sandwich al tonno! Dove te li metto?”, chiese dolcemente Karen, la mamma di Charlie.

–“Non lo so mamma, mettili… boh…in un contenitore di plastica”, rispose Charlie frettolosamente.

– “Va bene, grande o piccolo?”

– “Ma che ne so…?! Dai piccolo va bene”

– “Ok… nel piccolo però non ci stanno. Che faccio? Li metto in quello grande? Ma ci sarà posto nel tuo zaino?… Charlie?!”

Charlie scese le scale e si recò in cucina, prese i sandwich e li avvolse nella carta stagnola poi afferrò un sacchetto e disse: “Così mamma! Va benissimo così.”

– “Cosa posso fare per te ora?“ chiese precipitosamente Karen.

Charlie esitò, ma poi rispose: “Controlla se nello zaino ho un kit di pronto soccorso, grazie”

Charlie più veloce della luce, per schivare sua mamma, ma allo stesso tempo farla sentire utile, si recò da suo padre in garage.

– “Papà, hai fatto benzina?”

– “Charlie eccoti! Si certo, per chi mi hai preso? È tutto pronto, mancano solo i tuoi bagagli”, rispose Bob.

– “Grazie, vado a prenderli“

Charlie prese le due valigie, di cui una l’avrebbe stivata una volta in aereo, e le allungò al padre. Nel frattempo suonarono gli amici di Charlie.

– “Bob vai ad aprire” disse Karen mentre controllava che ci fossero abbastanza cerotti ed analgesici per tutta Roma.

– “Cara, sto caricando le valigie, potresti andare tu?“

– “Ma io sto controllando che abbia tutto il necessario per sopravvivere. Deve avere a sufficienza di cerotti, bende, farmaci…e il disinfettante! Vado a prenderlo!… E se proprio quando si fa male non ha nulla? Come facciamo Bob?!”

– “Parte per l’Italia cara, per Roma, non per un’isola sperduta. Pensa un po’, ci sono anche le farmacie!

– “La prudenza non è mai troppa Bob! A proposito Charlie, hai preso la crema solare?”

Le paranoie di Karen sfumarono nel vento e non ebbero riscontro, ma Charlie capì che se voleva salutare i suoi amici doveva aprire lei la porta. I signori Smith erano di buon cuore, ma forse non erano ancora pronti a vedere la loro Charlie attraversare l’oceano.

– “Ragazzi, che bello vedervi”, accolse così Charlie i suoi amici.

– “Non potevamo mancare!” esordì Jasper.

– “Esatto”, confermò Eleonor.

– “In partenzaaa!”, esclamò Bob.

– “Dispiace ragazzi, ma devo proprio andare o perderò il volo”

– “E che problema c’è! Veniamo anche noi in aeroporto”, commentò Jasper. Eleonor annuì con un sorriso.

– “Tutti in macchina”, incitò Bob.

Gli Smith, Jasper ed Eleonora partirono verso l’aeroporto di Nashville, una volta lì Charlie si sarebbe imbarcata con uno scalo a New York. I baci,  gli abbracci e i pianti, soprattutto di Karen, non mancarono.

– “Fa buon viaggio”, esclamò con un sorriso Bob.

Karen si limitò ad un saluto con la mano, era troppo presa dalla commozione.

– “Divertiti e scrivici”, incitò Jasper unendosi ai saluti. Ed Eleonor confermò con un deciso “Sì!”

Il viaggio fu lungo ed estenuante, ma andò tutto a buon fine. In volo Charlie, oltre a sonnecchiare e  sgranocchiarequalcosa, dopo aver precedentemente divorato i sandwich, pensò a cosa avrebbe trovato nella capitale e quali emozioni ed esperienze avrebbe vissuto. 

A prenderla arrivò la sua host family, composta da Carlo e Elena Ferri, una coppia della “Roma chic”, ma a differenza di tanti altri erano molto alla mano. Una volta arrivata a casa Charlie era distrutta e inaugurò subito la sua nuova e coloratissima stanza che aveva addirittura il bagno in camera. L’indomani l’avrebbero portata a visitare Roma.

– “Wow Elena, che posti meravigliosi: il Colosseo, la fontana di Trevi, il Pantheon, e Piazza di Spagna. Li avevo visti solo in fotografia. Che buono il caffè che abbiamo preso! Non so davvero come ringraziarti”  disse Charlie dopo aver passato la  mattinata a vedere le meraviglie della città.

– “Sono contenta che Roma ti piaccia Charlie, si vede che ami molto la nostra cultura e poi parli un italiano perfetto”, commentò Elena.

– “Oh grazie, che bel complimento”

– “Vieni Charlie ci siamo acculturante abbastanza per oggi, dobbiamo invece andare a fare shopping”

– “Elena, ti ringrazio per la proposta ma vedi io… non posso…”, replicò Charlie con uno sguardo sconsolato di chi conosceva la propria realtà.

– “Non dire sciocchezze, sei mia ospite. Se io posso, tu puoi. Per quest’anno io e Carlo siamo la tua famiglia

– “Oddio, così mi fai commuovere. Ma sei sicura?”

– “Non chiedermelo più. Andiamo!”

Entrarono da Prada e presero due paia di scarpe, dalla profumeria di Chanel presero: rossetti, ombretti e l’immancabile N°5. Poi, non contenta Elena, portò Charlie in una sartoria locale di grande prestigio.

Elena aveva 38 anni e Carlo 45, non erano mai riusciti ad avere figli, ci avevano provato a lungo ma nulla, Elena non era mai rimasta incinta. Ormai non ci speravano più da due anni, si erano arresi, perciò quell’estate decisero di iscriversi per proporsi come host family e il liceo Vittorio Emanuele II aveva accolto la loro richiesta prontamente in quanto rientravano in tutti i canoni adeguati per gli studenti stranieri che venivano a studiare lì: lavoro a tempo indeterminato, location centrale, casa con ampi spazi, due bagni e una camera riservata agli ospiti, che doveva essere adibita agli studenti esteri. Trattandosi di una lunga permanenza e di una collaborazione con una scuola privata, i canoni erano molto rigidi.

Charlie, invece, non conduceva il loro stesso stile di vita tuttavia non le mancava nulla: aveva una bella casa, la classica villetta americana su due piani, i suoi genitori lavoravano entrambi: Karen faceva la commessa in un centro commerciale e Bob aveva un’autofficina a qualche isolato da casa loro. Avevano due macchine perché a Karen doveva percorrere un bel tragitto per andare al lavoro. Insomma era una una normale famiglia che si poteva permettere sicuramente di fare gite fuori porta, qualche sfizio e se l’avessero voluto anche una donna delle pulizie. Ma di certo era diverso dal lusso in cui vivevano Elena e Carlo, cosa cui Charlie non era abituata.

Una volta entrati in sartoria gli occhi di Charlie si illuminarono: dal soffitto pendeva un grosso e sfarzoso lampadario di cristallo; rimase così abbagliata da bloccarsi qualche istante lì sotto con la testa per aria

– “Spostati!”, intimò una voce.

– “Scusa, mi ero fermata a…”

– “A guardare il soffitto. Fanno entrare proprio tutti qui adesso” era Edoardo Severino, il “principe” della Vittorio Emanuele II ma questo Charlie non lo sapeva ancora.

– “Non c’è però nemmeno bisogno di fare così…scusa?!”, ribatté Charlie.

– “Are you American?”

– “Yes!… Ma parlo italiano, capisco quello che dici”

– “Vedo che mi capisci, ma l’accento non te lo puoi togliere…straniera”

– “Charlie, hai visto qualcosa che ti piace?”, chiese ad un tratto Elena

–“È tutto bellissimo Elena, ma per oggi sono a posto così, grazie. Hai già fatto fin troppo per me…a dire il vero sarei un po’ stanca”

–“Eh lo so lo shopping stanca” disse ridendo Elena e aggiunse “andiamo!”

–“Ciao straniera”, canzonò Edoardo. 

Charlie non lo degnò di uno sguardo.

Una volta a casa Elena iniziò a preparare il pranzo, era ora di far assaggiare a Charlie la famosissima carbonara. Charlie si recò in cucina ad osservare Elena cucinare.

– “Hai già fatto nuove conoscenze?”, chiese Elena curiosa.

– “No, sono stata tutto il giorno con te. Ancora presto”

– “Ah, mi sembrava che parlassi con un ragazzo in sartoria”

– “Non so nemmeno chi sia, e nemmeno ci tengo a saperlo. Di certo è l’ultima persona con cui vorrei fare amicizia”

– “Quando si mangia?” esclamò Carlo entrando dalla porta della cucina e continuò “Ciao Charlie, com’è andata oggi? Come ti trovi a Roma?“

– “È una città meravigliosa, oggi è andato tutto divinamente“

–“Sono contento per te Charlie. Ma la cosa più divina è la carbonara di mia moglie” disse entusiasta Carlo rubando un pezzo di guanciale dal tagliere.

Charlie era al settimo cielo. Lunedì sarebbe iniziata la scuola e non stava più nella pelle.

– “Vuoi un passaggio a scuola Charlie?” chiese Elena lunedì mattina dopo la colazione.

– “No grazie, me la farò a piedi. Sulle mappe c’è scritto 20 minuti”

–“Ma sei a Roma Charlie. Se proprio vuoi andare sola prendi il mio scooter, lo sai guidare vero?”

–“In realtà no…ho visto una bicicletta in garage, potrei prendere quella?”

–“Prendi pure quella allora e buona giornata”

– “Grazie anche a te”

Una volta a scuola Charlie andò in presidenza a farsi dare delle informazioni e poi si recò in classe, per lei era strano avere gli stessi compagni tutte le ore e la stessa aula.

–“Ehi attenta dove vai?!” era Edoardo anche lui ovviamente frequentava il miglior liceo linguistico di Roma.

–“Tu?!”, esclamò Charlie sorpresa.

–“Straniera! Ti sei persa?“

–“Non direi affatto, studio qui”

Edoardo allora scoppiò a ridere e Charlie si innervosì.

– “Lasciala in pace Edo, è la ragazza nuova”,  intervenne una ragazza e aggiunse “Ignoralo è fatto così. Ciao io sono Sofia e immagino che tu sia la ragazza nuova. Do you understand me?”

– “Sono Charlie e sì grazie vi capisco, ho studiato italiano in America”

– “Perfetto, diventeremo grandi amiche, sono sicura”

Edo fece una smorfia e alzò gli occhi. Lui sapeva chi era la vera Sofia: l’ape regina della scuola e ogni cosa che faceva aveva sempre un secondo fine. Era improvvisamente diventata empatica ed  amorevole verso il prossimo? O voleva solo far entrare Charlie nella sua trappola per un qualsiasi motivo perverso? Erano tutti subdoli e doppiogiochisti i nuovi compagni di Charlie? O qualcuno si salvava? Solo il tempo avrebbe svelato la realtà.

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