Incontro ravvicinato con le creature disegnate da Alessia Pedrinazzi
L’avete mai avuta una giornata asfissiante in una città asfissiante, tanto che dopo un po’ realizzate che non sollevate gli occhi verso il cielo da ore, quasi dimentichi della sua esistenza? A Milano questa è per molti, quasi tutti, ordinaria amministrazione: i pensieri, gli impegni e le emozioni si accavallano in una matassa confusa e pressante, fino ad appiattirsi in un’unica lunga sequenza ritmata da lancette impazzite che segnano l’essere puntuali, poi l’essere in ritardo, poi l’essere ancora più in ritardo, poi di nuovo puntuali, rispetto a questo o a quell’altro impegno.
Ma Milano sa anche portare rifugio, e chi è pratico nel cercarlo si tuffa in luoghi in cui il tempo cessa di esistere, sottraendosi al balletto di obbligazioni che rischia di consumarlo. Allora la sequenza piatta si sfilaccia: pensieri, impegni ed emozioni si ricollocano al loro posto, riscoprendo le loro reciproche relazioni nella nostra interiorità.
Per Alessia Pedrinazzi, in arte Moon, uno di questi rifugi è il Boscoincittà, «un grande spazio verde con prati, boschi e laghetti abitati da tartarughe, pesci, rane, scoiattoli, cavalli, asini, cavallette, cicogne, bruchi, anatre, pavoni e tanti altri animali ancora», dove usa andare per staccare da tutto, pensare, riposare, o anche solo respirare in mezzo al verde.



Se si è sinceramente attenti e curiosi, capita di scorgere un bagliore oppure di sentire un impercettibile fruscìo nella quiete delle siepi e del fogliame degli alberi, o talvolta nell’erba alta, prima che svanisca di nuovo. E allora il petto si espande di una strana felicità, e la mente corre nel cercare di ridisegnare cosa, o chi, abbiamo appena intravisto o udito, come se stessimo ripetendo internamente un segreto di cui qualcuno ci avesse appena fatto dono. Magari essere minuscoli, incontrare chiunque si aggiri tra i fili d’erba, correre di fiore in fiore, saltando di petalo in petalo e arrampicandosi su foglie e arbusti, attraversando chiazze colorate da enormi a puntiformi, ruvide e morbide!
Qualora non aveste mai provato nessuna di queste sensazioni, pensate alla prima volta che avete visto le lucciole: al loro salire e abbassarsi nuovamente lento e misterioso, come minuscole lanterne danzanti sospese nel buio. Questa stessa atmosfera di grazioso mistero avvolge, ai miei occhi, il racconto delle creature di Moon.
Moon ha iniziato a raccontare le creature quand’era bambina e si recava l’estate in un paesino sperduto nei pressi del Lago di Como dai suoi nonni.
Quando ero piccola ricordo che alla mattina, prima di andare al parco giochi con il nonno, ci fermavamo all’edicola di strada, entravamo, lui comprava il suo quotidiano e la rivista settimanale Confidenze per la nonna; io, invece, mi dirigevo immediatamente verso la scatola dei Cuccioli cerca amici, una collezione dei primi anni 2000 di piccoli animaletti di tutte le specie rivestiti di peluche, tastavo tutte le bustine per capire quale animale di loro ancora mancava nella mia collezione. Dopo pranzo i nonni andavano a fare un riposino, e la nonna, che da sempre raccoglieva con amore tutti i miei disegni e lavoretti in raccoglitori intitolati e creati da lei, mi commissionava il disegno di un animale a mia scelta, che avrebbe poi voluto trovare finito una volta sveglia prima del nostro giretto pomeridiano. Era per me una gioia finirlo e farglielo trovare di fianco al caffè quando si svegliava, mi riempiva di complimenti e custodiva quei disegni come delle vere opere d’arte, mi faceva sentire stimolata e appagata.

E poi «scampagnate a contatto con la natura», tra «more, mirtilli, lamponi, noccioline, creare bastoni per le passeggiate con rami di nocciolo, […] mucche, pecore, capre, asini, lumache, rane, aquile», racconta l’artista. Momenti di un’infanzia spensierata e felice, che l’ha formata nel vedere il mondo con vividezza e incontrarlo con semplicità. Il Bestiario Ex Libris Moon, suo libro e progetto, nasce proprio nell’ottica di conservare e talvolta far affiorare nuovamente quei momenti contrassegnati dalla dimensione magica dell’incontro con la natura, anche come tributo a sua nonna e ai suoi incoraggiamenti. Il Bestiario immortala tutto questo «in piccole creature formate da vegetali e animali con i quali avrei voluto poter comunicare, essere una di loro e cercare di far capire alle persone come i miei occhi vedevano il mondo, trasmettendo la mia sensibilità nei confronti di tutte le meravigliose creature, grandi e piccine, che lo abitano», specifica Moon.
All’interno del Bestiario, le creature sono classificate in quattro categorie, corrispondenti ai quattro elementi della natura – terra, acqua, aria, fuoco – in base alle loro caratteristiche estetiche. Ogni creatura ha un nome e una storia, da cui derivano un potere o uno scopo, caratteristiche caratteriali, fino a diventare la protagonista di un racconto mitologico tutta personale.
Moon ci ha anche raccontato passo passo come nascono queste protagoniste di leggende:



Decidere quali elementi utilizzare è stato discretamente semplice, sono partita pensando che avrei voluto avvicinare l’occhio dello spettatore alle creature che mi hanno sempre affascinato ed incuriosito più di altre, creature generalmente ritenute ripugnanti, che passano inosservate e vengono ignorate per il loro aspetto o altre semplicemente troppo piccole per poter essere osservate neldettaglio ad occhio nudo.
Il primo passo, racconta, sono fotografie ravvicinate scattate ad «animali minuscoli, insoliti o morti», da cui prendono vita i disegni delle creature. La fotografia e la successiva illustrazione, spiega l’artista, sono fondamentalmente diversi modi di rappresentare la stessa creatura. Ciò che può apparire inizialmente repulsivo ai più diventa subito dopo un’immagine indifesa, emarginata, vulnerabile, ma soprattutto familiare. La sensazione di familiarità nello spettatore è rafforzata da precise scelte stilistiche: «colori vibranti, qualche forma tondeggiante, ma soprattutto la tecnica dell’antropomorfizzazione […] le espressioni facciali, i gesti e le posture umanizzate».
Ogni creatura nasce da un bozzetto coadiuvato da illustrazioni botaniche, seguito da un disegno ricco di dettagli su «ingialliti e porosi fogli A4» con una matita di grafite 2H. Il colore viene poi applicato «con le matite colorate acquerellabili Caran d’Ache», l’effetto realistico e tridimensionale è reso colorando con accuratezza e minuziosità le creature, fino ad impiegare otto ore per ciascuna.


In contrasto con l’illustrazione dettagliata Moon riproduce di volta in volta anche una miniatura della creatura, «realizzata estrapolando le caratteristiche estetiche principali, e simile, per il tratto, ai bozzetti realizzati in partenza» con tratto-pen nero 0,5 mm.
In particolare, Moon ci ha raccontato la realizzazione della creatura Aeternitas, nata da un esercizio di illustrazione in NABA dall’espressione tedesca Wunderkammer, «letteralmente camera delle meraviglie, usata per indicare particolari ambienti in cui i collezionisti erano soliti conservare raccolte di oggetti straordinari per le loro caratteristiche intrinseche ed estrinseche». Aeternitas nasce come una raccolta di frammenti dell’infanzia di Moon, in cui insiste nuovamente il passaggio del tempo e soprattutto la ricchezza semantica degli oggetti del passato:



Iniziai pensando a quali elementi fossero per me significativi tanto da potermi raccontare e ciò che venne fuori fu una creatura con la testa da lucertola, le corna da demone, il collo da scheletro, il corpo da bucaneve, fungo e carciofo e le zampe da radici. La testa da lucertola rappresentava la mia specie animale preferita, i rettili. Le corna da demone indicavano la mia preferenza nei confronti delle creature maligne che da sempre mi avevano affascinato ed incuriosito più dei personaggi buoni. Il bucaneve che avvolgeva un seno si riferiva alla nonna, era il suo fiore preferito, che mi ricordava le nostre gite nei boschi in montagna quando ero piccola e mi faceva da mamma. I funghi erano per il nonno, il carciofo perché era sempre stata la verdura che più detestavo e le radici come zampe simboleggiavano il mio attaccamento alla terra e alla sua essenza.
Aeternitas è una delle prime delle tante creature che compongono il Bestiario. Questo ormai è finito e pronto per la pubblicazione, ma Moon continua a incontrare e descrivere creature, riavvicinando il suo pubblico a una natura che non è isolata e incontaminata, ma perennemente attorno al pubblico stesso, sempre pronta a comunicare, scoprire e farsi scoprire, meravigliare chiunque possa e voglia fermarsi a parlarle. Ci anticipa che in futuro progetta di disegnare per un pubblico di bambini, sperimentando con nuovi linguaggi espressivi, e accenna a un progetto che potrebbe essere reso pubblico da settembre – stimolando molto la nostra curiosità.
Se anche voi siete desiderosi di incontrare le creature di Moon, tra un raggio di sole e l’altro, nella penombra di una chioma di un albero e lo scorrere dolce di un fiume, chiudete gli occhi e restate in ascolto. Prima o poi, qualcosa si muoverà nel silenzio per salutarvi.


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