La ricerca continua di The Environment, tra visioni, storie, crocevia. 

The Environment si sono conosciuti in Lussemburgo per una serie di coincidenze. Questo gruppo alternative rock si compone di quattro musici: Raven alla batteria, Serhii alla chitarra, Margaryta alla voce, alla scrittura e alle tastiere, Maxime al basso. 

Riguardo la loro storia, Margaryta commenta: 

La storia della nostra band è molto inaspettata. Forse il tema della nostra band in generale è la ricerca: del suono giusto, della musica, delle parti, dei musicisti, dei mood. Quando sono sul palco, cerco di raccontare la storia di un’anima che cerca continuamente. 

Per questa band di vagabondi, l’EP Reckless è «come un figlio». Tutti hanno contribuito diversamente alla composizione delle canzoni ma, come spiega Maxime, sono uniti da una ricerca musicale focalizzata su «mood e feeling». Serhii arriva a paragonare i diversi suoni a diversi colori, che seguono un’inclinazione nel momento in cui nascono, più che adattarsi a strutture prestabilite. Non sono insomma loro a imporre tempi, direzioni, o dinamiche alla loro musica, ma è quest’ultima a prenderli per mano e condurli dove vuole. 

Dalla tavolozza in cui si sono imbattuti nel corso di questo loro errare nasce una storia che parla dritto all’anima e la lascia senza fiato trasportandola in un luogo tutto particolare, che esiste solo dentro l’EP. Questo luogo si riverbera sul mondo esterno alle cuffie, fino a quando non iniziano a vibrare l’uno di ciò che l’altro mostra. In linea con il nome del gruppo, ciò che la musica disegna è un ambiente che compenetra quello che si trova già dentro l’ascoltatore. 

La genesi del nome è raccontata da Serhii: il nome gli è venuto in mente, senza che lui ne conoscesse il significato, mentre tornava a casa mezzo addormentato sul bus. Al che Margaryta scherza, «sarà stato un fantasma, il te del futuro, ad avertelo suggerito». 

Parlando con questo gruppo, passato, presente e futuro si intrecciano, così come interiorità (chi ascolta), ed esteriorità (ciò che viene ascoltato). 

Inevitabilmente l’anima viaggia, e dipinge la sua stessa storia. Questa che segue è quella  che vedo quando ascolto Reckless, intervallata da commenti di chi l’ha – indirettamente – scritta. 

Potete ritrovarla anche sulla copertina dell’EP, ad opera di Kristina Shatokhina. 

Album cover di “Reckless” di Kristina Shatokhina

Non ricordava da quanto tempo lo stesse cercando. Forse giorni, forse una settimana. Sapeva che doveva raggiungere il fiume. Chi era andato perso si poteva ritrovare solo lì. Così si tramandava e si consigliava: quando hai cercato ovunque, cerca nel fiume. Non ricordava più da quanto tempo stesse correndo. Talvolta si fermava nella notte per dormire, talvolta stormi di lucciole la guidavano nel buio. Mentre correva non sentiva quasi più la fame, quasi più il sonno. Le era già successo, da piccola, di perdere qualcuno e di doverlo cercare nel fiume. Ma da allora, sapeva molto meglio come affrontare il viaggio. Aveva imparato dagli anziani della città quali bacche, erbe e radici mangiare nella foresta. Come scorticare il pino in modo da mangiarne la corteccia. Come seguire le strade indicate dalla vegetazione leggermente spezzata dagli animali, che però facevano capolino di rado. Non aveva mai trovato il fiume la prima volta che ci aveva provato, per spavento. Appena la foresta era diventata buia, era tornata sui suoi passi. Ma stavolta era diverso. Sentiva il richiamo del fiume. Sapeva istintivamente in che direzione andare, quando rallentare, quando correre ancora di più. 

La foresta però sembrava non finire mai. Il terreno era disuguale, talvolta si inerpicava per sterpi e radici che si intrecciavano ancora sotto i suoi piedi, a volte ridiventava piano, stendendosi in un prato morbido e fresco dove si concedeva di riposare nelle notti in cui dormiva. 

Più vi si avventurava, più dimenticava il cammino d’origine. All’inizio, ricordava qualche sentimento apprensivo, come se ci fosse qualcuno ad aspettarla a casa. Quella sensazione era andata via via sempre più affievolendosi. Adesso tutto quello che sentiva era il richiamo. Ne era spaventata, a volte avrebbe voluto voltarsi, tornare indietro, ma la voce la spronava, di continuo sussurrandole “ancora”. E ogni passo, dimentico di fame e stanchezza, si faceva più leggero e inebriante, fino a danzare sulla terra fino a quasi volare. Nella foresta c’erano alberi altissimi che sembravano altalene giganti, dal fogliame che oscillava calmo al vento, un pigolio incessante di uccelli. Non ci si concentrava, non ci riusciva, presa com’era dall’andare avanti, ma a volte le sembrava di sentire occhi fissi su di lei, e che la foresta frusciasse di un unico fremito d’ala per seguirla. 

Calò la notte. Era tanto stanca. Si fermò e per qualche secondo sentì solo il suo fiato pesante, mentre il petto le doleva, la pancia brontolava, piegata in due, con le mani sulle ginocchia. 

Quando si risollevò, uno scintillio attirò la sua attenzione nel buio. Proveniva di sbieco, lateralmente da una svolta del sentiero. Fiori bianchi. Simili a rose, cespugli assurdi, disordinati, folti, si stendevano a perdita d’occhio a scendere nella valle. La foresta si diradava a perdita d’occhio per lasciare il posto ai fiori. Respirando per riprendere fiato, riusciva a sentirne il profumo. La voce non le mormorava più di proseguire; le era entrata dentro e si ripercuoteva dentro di lei, vibrando dolcemente. Come stregata, seguì i fiori. Dimenticò tutto, la fame, la sete, casa, la sua stessa ricerca. Era diventata anche lei un fiore mentre la luce della luna le accarezzava gentile il volto. 

[Echo, la prima canzone dell’EP, è stata qualificata live come una canzone sul tendere verso qualcosa, sotto il concetto racchiuso dall’inglese strive.]

Maxime. Il problema del tendere verso qualcosa, o del concetto di strive, è che riesci nel tuo intento. Reckless trasmette l’idea di un qualcosa fatto senza pensare. Echo è l’inizio, qualcosa che ti chiama da dentro. 

Ma poi vide l’ansa del fiume delinearsi come un lunghissimo serpente incastonato nella terra. L’altra riva si stagliava indefinita non troppo lontano: oltre vi poteva scorgere fiori, e poi di nuovo alberi. Il fiume sembrava un broccato steso morbidamente a sfilacciarsi, come due nastri che si dipanano da un unico passante, senza tendersi. Le rive si illuminavano di un bagliore bianco lattiginoso, che sembrava provenire dal cuore del fiume, in profondità. Si avvicinò per guardare meglio. Tra le due rive, al centro, l’acqua sembrava emanare una luce bianca, che irradiava il suo alone azzurro in onde mutevoli. Guardava ipnotizzata i riflessi cambiare per via dello scorrere rapido del fiume. Più guardava, più le sembrava di iniziare a scorgersi nelle sagome cangianti che si disegnavano per via dei riflessi sull’acqua. Sì, quello forse era proprio il suo viso, e quella… quella forse era proprio la sua mano, penso avvicinando un dito alla superficie. E oltre il suo dito… oltre il suo dito c’era una finissima catenella d’argento con una pietra che scintillava, che affondava come se fosse appena stata lanciata nel fiume. Una catenella che conosceva. Apparteneva a chi non c’era più. Cercò di afferrarla con la mano che aveva avvicinato all’acqua e cadde in un unico movimento. 

Margaryta. Cerchi di raggiungere qualcosa che è più grande di te. In questo, perdi te stesso. Dunque ho ucciso Icarus [da cui la terza canzone dell’EP prende il nome]. Ma ricordo il momento in cui Serhii ha deciso di dargli il paradiso. Ho dato una seconda opportunità a questo personaggio: anche se perdi te stesso, puoi ancora avere una seconda possibilità. Non puoi rifare tutto daccapo, ma imparare qualcosa, e prendere qualcosa, da quanto successo. I The Environment gli hanno dato una seconda possibilità. 

Maxime. Con Icarus, vai e provi a raggiungere quel qualcosa che ti chiamava, ma fallisci. Cadendo, raggiungi questo paradiso di cui parla Margaryta. 

L’acqua era sorprendentemente meno densa e fredda di quanto sembrasse. Era tiepida, chiara, tanto che riusciva a tenere gli occhi aperti e vedere la catena affondare sempre di più nella luce. Mentre cercava di trattenere il fiato, si sentì di colpo presa da una frustrazione che rasentava la furia. Le sembrava di nuotare molto più velocemente di quanto la catena non stesse affondando; di essere vicinissima, sempre più vicina ad afferrarla, senza riuscirci, mentre la luce si intensificava sempre di più, costringendola a socchiudere gli occhi. 

Fino a quando, ad occhi chiusi, finalmente non riuscì a sentirsela tra le dita. La strinse con la forza che le rimaneva, e smise di nuotare, di muoversi, persino di trattenere l’aria.

Mentre il suo corpo si capovolgeva lentamente nell’acqua, ricordò tutto. Ogni anello della catena che le scorreva tra le dita rilasciava un ricordo che la scaldava. Un sorriso. Un bacio. Un pasto caldo. Un gesto di tenerezza inaspettato. Una farfalla che si poggiava sul suo volto. Non andare via mai più, le aveva detto. Mai più. Per un eterno momento, mentre si sentiva il viso avvolto dai capelli come da un’alga leggera a lunghi fili, sentì ogni arto del suo corpo ammorbidirsi e rivelare la vera stanchezza, lunga anni, che li aveva segnati. Ricordava la strada del ritorno per casa sua. Per un eterno momento, ingannò il tempo, e forse persino respirò sott’acqua, fino a berla, fino a non sapere più se stesse respirando o bevendo. 

SerhiiStars [penultima canzone dell’EP] è stata scritta super velocemente. Penso forse in un’unica sessione. 

Margaryta. Ero innamorata, era l’amore della mia vita. Purtroppo, però, devi lasciar andare, perché vuoi che sia felice, e tu non puoi darle la felicità. Questo è il motivo per cui odio il concetto di amore. Ho deciso di mettere in musica le parole che questa persona avrebbe forse voluto dirmi, ma che non mi ha mai detto. Mi dispiace che sia finita così, perché questa persona non potrà mai perdonarmi, ma io la perdono, per tutta la stupidità. Spero che mi perdonerà anche per questa canzone e per le parole, perché era il mio modo di attraversare questo, anche per le persone in generale. Tutti quanti viviamo la stessa cosa, ma non proprio. Tutti quanti attraversiamo queste situazioni, ma non del tutto… 

Serhii. Anch’io ero innamorato. Non sapevo nemmeno come verbalizzarlo, e quando non riesco a esprimermi, la musica mi permette di andare più in profondità. 

Maxime. Stars esprime che qualcosa ti manca, anche in paradiso. 

Quando rialzò lo sguardo, lasciò andare la presa. Non le servì particolarmente nuotare, il fiume sembrava raccoglierla per riportarla a galla. La forte corrente iniziale era scomparsa, o forse non la avvertiva più. Si guardò attorno: i fiori scintillavano ancora. Volse gli occhi in su: la luna la salutava discreta in un cielo apparecchiato di stelle.  

Poi tornò a casa. 

Oggi consiglia ai suoi nipoti di lasciar andare, ma sa benissimo che non si può lasciare andare senza aver stretto forte prima. Così cerca di stringere forte anche loro. 

Margaryta. Ho scritto Confession mentre stavo malissimo, dedicandola a mia sorella, perché non volevo che ripetesse i miei stessi errori. Vuoi che le persone attorno a te siano al sicuro. Sono una rifugiata Ucraina e ho dovuto lasciare alcune cose per andare avanti. Il senso di Confession è letterale. Può essere una madre che dice alla figlia di non sposare lo stesso tipo di persona che ha sposato lei, o un uomo che lavora in un ufficio ventiquattr’ore a settimana, e non vuole che i suoi figli ripetano la sua stessa vita, anche se con un buono stipendio. Non vuoi che i tuoi amici, tua sorella, tutti attorno a te, attraversino la tua stessa vita, ma che perseguano qualcosa che loro stessi vogliono: “non siate codardi come me”. Allo stesso tempo però non puoi proteggere qualcuno dall’ambiente che li circonda. Puoi solo proteggere l’ambiente dentro di te, tramite parole, musica, consigli.  

Maxime. In Confession confessi: “questo è ciò che ho imparato, quello che ho fatto è stato completamente avventato, senza nemmeno pensarci”, e questa è la fine della storia. 

Anche se queste canzoni all’inizio non sono interconnesse, alla fine ascolti l’album con questa storia in testa. Non vuoi che qualcuno ci passi come hai fatto tu… 

Margaryta. Ma per forza di cose, succederà. Devi dare tutto, per ricevere di più. 

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