Il 21 febbraio a Brescia si è tenuto un fashion show fuori dalla norma: qualcosa di estremamente audace, giovane e dal sentore underground. Si tratta del Bisou Fashion Show, organizzato da Figli delle Stelle assieme a Expose Management, Laureé Brescia e Palazzo Rovato. 

Appena arrivati, l’agitazione e l’ansia erano palpabili: durante le prove, mentre settavamo la nostra postazione, i modelli sfilavano a suon di “andate piano!” e di “non accalcatevi!”. Stylist e make-up artist finivano gli ultimi ritocchi, i fotografi cercavano le impostazioni e le posizioni migliori per scattare, e l’indaffarato Andrew – cuore organizzativo della sfilata e volto di Figli delle Stelle – dirigeva tutto e tutti come un direttore d’orchestra. L’obiettivo? Far filare tutto liscio. 

Dopo l’arrivo degli ultimi invitati, alle 20:30 si spengono le luci. Veniamo avvolti dal suono di innumerevoli baci provenienti dalle casse, ed ecco che entrano i primi modelli: non per sfilare, ma per inaugurare l’evento con una performance mozzafiato. A due a due, le coppie – di qualsivoglia orientamento sessuale – si abbandonano a intensi baci passionali. Ognuno tiene in mano un telefono e, illuminandosi con la torcia, creano un effetto simile a quello di un riflettore. Il risultato è paradossalmente intimo, al punto da far sentire il pubblico quasi la terza ruota del carro: in quel momento, i veri protagonisti erano i due amanti e, naturalmente, l’amore. 

Dopo la performance, inizia la vera sfilata. Il primo modello indossa un look di Assisi Line. Un outfit minimal caratterizzato da un laccio nero attorno al collo e da pantaloni a taglio dritto e a vita bassa. “Il tema estetico della collezione” – spiega Angelo, co-fondatore del brand – “è An Assisi family affair, mentre il filo conduttore è The end of waste, cioè la fine dello spreco”. I look di Assisi Line, caratterizzati da colori neutri, giacche e pantaloni a taglio dritto e leggermente over, lasciano poi spazio a Essestyle, brand sartoriale focalizzato sull’upcycling. 

Ci colpiscono particolarmente i look denim on denim patchwork destrutturati, sia per uomo che per donna, dalla vestibilità baggy. Particolarmente interessante è il look ispirato allo stile Y2K neo-punk bianco e nero. Un top con scollo a V e due grandi stelle nere si abbina alla minigonna in denim grigio scuro con stelle bianche, creando continuità con il resto dell’outfit. Un altro efficace metodo di riutilizzo del tessuto denim è dato dai gambali, elemento distintivo del look, arricchiti da cinturini e tasche applicate.

Kiodo Design – brand d’artigianato – presenta quattro look in cui tecnica e texture materiche sono protagonisti. I look orbitano attorno a volumi morbidi e lavorazioni a maglia handmade molto complesse. L’outfit che più colpisce è caratterizzato da un maglione che sembra vivo, grazie ad una lavorazione a squame con sfumature lilla, rosa e verdi. L’outift è completato da pantaloni larghi e neutri e da un copricapo in maglia, elemento distintivo della collezione di Kiodo Design. Il risultato è un look bilanciato che cattura il movimento e mette in mostra grande manualità e tecnica.

E poi ancora AC by Arianna Criscuolo, i cui look – parte della collezione Paintings out of Unconsciousness – sono ispirati alla tecnica del dripping tipica di Jackson Pollock. Il completo che più salta all’occhio è caratterizzato da uno spesso maglione in lana, accompagnato ad una gonna sopra al ginocchio ispirata alla tecnica del dripping. 

Molti altri brand sfilano portando grande diversità di stile, pur mantenendo il filo conduttore della sostenibilità. Marchi come Die Kleine Wunderkammer (brand di gioielli), Bluev che tinge a mano con indaco e tinture naturali e perfino un negozio second hand, Armadio di Clara. Tutti brand legati dalla sostenibilità e, naturalmente, dal tema della sfilata che richiama l’immaginario francese, più in particolare quello parigino. Tra baguette, rose e tote bag simili a borse della spesa, Parigi faceva capolino sulla passerella.

Un esempio ne è Snood Milano, marchio che come Calicot e Stefy io Lab – anch’essi presenti – produce i propri capi a mano. Il brand di Camilla Galvani presenta meravigliosi completi in lana dall’estetica pura e candida. Puntando su matericità diverse e sugli spessori, il risultato sono dei look raffinati e romantici. Tra questi ne spicca uno caratterizzato da un maglione in lana con base neutra color panna e grigio. Al centro del capo corre una linea rosa intenso, in netto contrasto con quella blu elettrica visibile sul retro. Il tutto è impreziosito da una profonda tasca utility, che contiene, appunto, una baguette con una rosa. 

Per ultimo, ma non meno importante, chiude la sfilata Figli delle Stelle, il brand dell’organizzatore dell’evento. L’ultima modella sfila con un camice lungo fino alle caviglie, trucco acqua e sapone e capelli al naturale. Cos’aveva di speciale? Un pancione, coperto da un camice con scritto “Bimba delle Stelle” sul davanti e “Mamma delle Stelle” sul retro. 

“Il tema della serata” – racconta Andrew – “voleva essere una metafora di Parigi, della sua moda, amore ed eleganza, ma la performance iniziale rappresenta Instagram che ci comanda, per scelta nostra ed indotta”. L’intento era di evocare il romanticismo, senza però dimenticare il lato più underground e ribelle dell’amore. Come lo ha definito Serena, founder di Essestyle: “Parigi a mezzanotte”

La sensazione, in effetti, è stata materna: un luogo dove sentirsi al sicuro e accettati, dove la diversità è benvenuta e celebrata. Un luogo in cui i materiali di scarto trovano una seconda vita trasformandosi in nuovi capi pronti da indossare, e dove chiunque è libero di amare chi vuole. In fondo, siamo tutti figli delle stesse stelle.

Così, tra baci, luci improvvisate e tessuti che raccontano nuove vite possibili, il Bisou Fashion Show si chiude lasciando una sensazione precisa: quella di una moda giovane, imperfetta, ribelle e soprattutto viva. Una moda che parla di amore, di comunità e di futuro e che, per una sera, ha trasformato una passerella in qualcosa di molto più umano.