“Looking for Affection” è l’album di debutto di georgia, georgia: un esordio che guarda oltre i confini nazionali. Tra Beabadoobee, Phoebe Bridgers e Olivia Rodrigo, la giovane artista punta a colmare un vuoto, per diventare il nuovo punto di riferimento di un sound che in Italia ancora manca.
Immergiamoci in un mondo di sfumature viola e rosa, entriamo nelle nostre Mary Jane più belle e addobbiamoci di fiocchi qua e là mentre, per l’occasione, premiamo play per la prima volta per ascoltare “Looking for Affection”. L’album d’esordio di georgia, georgia è una piccola gemma con un sound definito e riconoscibile e – come un diario segreto – raccoglie al suo interno pensieri, emozioni, storie passate e momenti difficili che da privati sono diventati anche nostri. “Questo album è stato il frutto di anni di lavoro e di esperienze molto intense, e vederlo finalmente finito e “pubblico” è stato come salutare qualcuno all’aeroporto”, confessa georgia, georgia.
Mentre sfrecciamo in macchina verso il set dello shooting per questo numero, Georgia mi confida che in questo periodo sta cercando casa. L’immagine mi resta impressa: la ricerca di uno spazio fisico viaggia di pari passo con quella di uno spazio emotivo. In fondo, tutto il suo disco d’esordio suona proprio così: come un annuncio che non cerca un semplice affitto, ma un posto dove l’affetto – in qualsiasi sua forma – sia di casa.


La giovane artista sta ancora metabolizzando l’uscita del suo primo disco, definendola come “uno di quei momenti che non si scordano mai”. Certo, le emozioni che prova sono più che positive: grande soddisfazione, fierezza e sollievo; ma all’interno dell’album non tutto è rose e viole. L’album inizia con “slow down” – un pezzo che ci invita subito a rallentare. “Da quando ero bambina, sono sempre stata lodata per le mie performance nello studio” – spiega – “ho imparato a basare molto del mio valore come persona sui rendimenti scolastici. È andato tutto bene, finché non sono entrata alla facoltà di Medicina e ho iniziato a rapportarmi con persone più brave e più diligenti di me”. Georgia, georgia, per la prima volta, si sente smarrita, e solo grazie alla terapia riesce a rallentare e a slegare la sua autostima dai numeri che le venivano assegnati dopo ogni esame. Pian piano, capisce che deve trovare il suo ritmo, rallentare e seguire la sua direzione.

Tuttavia, il tema centrale – con i suoi momenti di luce, ma anche di oscurità – è l’amore, in tutte le sue forme. “L’amore è stato sempre una grande fonte di ispirazione per me” – racconta – “la maggior parte delle mia canzoni ruota attorno a questo tema”. La scrittura dei suoi brani nasce da esperienze pregresse che le hanno fatto provare grandi emozioni. Emozioni così forti da farla sentire piccola, e a dover utilizzare la scrittura come strumento terapeutico per distanziarsi dai momenti difficili. Ad ogni modo, le difficoltà in amore non prevaricano sulla sua vita, anzi: “Nonostante di scottature ce ne siano state, e la mia prima reazione nei confronti di qualcuno che si vuole avvicinare non sia priva di diffidenza, sono sempre rimasta aperta” – conclude – “L’amore è così bello che trovo sciocco privarsene per paura”.


Come dicevamo poco fa, però, l’amore ha delle ombre molto grandi nella vita di georgia, georgia e, se ascoltiamo attentamente, lo capiamo soprattutto quando si passa a “things you do” – uno dei brani più intimi e personali dell’album, tanto da quasi non volerlo pubblicare. Il brano racconta di una storia adolescenziale che ha segnato profondamente lei, ma anche le sue relazioni successive. “Di questa persona ero profondamente innamorata” – spiega – “ma purtroppo, col senno di poi, questo amore non era alla pari”. Georgia, georgia, in nome del suo sentimento e della speranza che nutriva nel futuro con questa persona, è rimasta in una relazione “profondamente tossica e disfunzionale”, accettando di essere maltrattata e diventando vittima di violenza psicologica. La canzone, dalla melodia quasi spensierata, racconta al suo interno una storia amara. Sprecare una melodia così bella – che a suo tempo era una canzone d’amore per questa persona – era un vero peccato, così ne ha recuperato il riff di chitarra, cambiando il senso della canzone. “Non era amore, non ero pazza, e anche se per anni le ho tenute segrete, quelle cose sono successe. Per quanto spaventoso è stato anche liberatorio poter raccontare la mia verità, e magari aiutare qualcuno a capire che quello che sta ricevendo non è amore”, conclude Georgia, georgia.


Il disco è stato prodotto da Violea, talentuoso produttore di Milano. L’incontro con lui viene definito da Georgia, georgia come “un vero e proprio allinearsi di pianeti”. I brani dell’artista, prima di incontrarlo, erano solo bozze in stand-by, poiché nessuno riusciva effettivamente ad allinearsi ai suoi gusti musicali e alla sua visione. Il fato ha voluto che, ad un concerto di Phoebe Bridgers (artista del cuore di Georgia, georgia) a Carroponte, i due si siano incontrati. Da lì, in maniera del tutto fisiologica, inizia il loro percorso umano e creativo. “La nostra collaborazione è sempre stata a distanza, ma abbiamo trovato un modo per far comunque funzionare le cose” – continua – “I primi singoli che sono usciti sono stati interamente prodotti senza che ci fossimo mai trovati dal vivo a lavorare!”. Questo è stato possibile grazie alla loro grande intesa e fiducia, un’intesa così grande che bastava inviare un audio con voce e chitarra, e Violea già sapeva come completare il brano, e puntualmente l’idea combaciava con la sua. “Certo, c’è stato anche qualche piccolo scontro e (per esempio ho dovuto eliminare un’intera strofa di comphet non senza dispiacere)” – ammette Georgia – ma specifica che: “È stato proprio grazie al nostro rapporto di amicizia, oltre che al grande talento di Violea, che le canzoni e il disco intero sono quello che sono oggi”.



Quando le abbiamo chiesto se, pensando all’album ci fosse un momento che la facesse sorridere, Georgia, georgia risponde che “comphet” è il brano che riascolta sempre con piacere: “La canzone in sé parla di un tema serio: di un momento di crisi, di dubbi e confusione sulla mia sessualità, e nel testo ho voluto fare anche qualche allusione che forse non tutti hanno notato”, – continua – “Sono sicura che altre ragazze che hanno vissuto situazioni simili, hanno capito perfettamente di cosa sto parlando. E chi è stato a un mio concerto senz’altro non avrà dubbi a riguardo”.
Dopo circa mezz’ora di ascolto, si arriva al brano di coda, “after all”, uno dei pezzi a cui Georgia, georgia si dice più affezionata. Il brano è una canzone d’amore per suoi amici, che l’hanno aiutata in un momento difficile della sua adolescenza, in cui spesso si è sentita sola e senza speranza.
“Se potessi parlare alla me diciassettenne le direi di iniziare prima a scrivere canzoni, perché sono il miglior meccanismo di difesa che avrà e porteranno solo cose belle. Le direi di tenere duro anche senza fiducia, perché le persone giuste si trovano inaspettatamente. E soprattutto le direi di smettere di ascoltare canzoni tristi, perché da quando ho smesso di crogiolarmi nella sofferenza delle canzoni struggenti, mi sento molto più felice!”


Così il cerchio si chiude, il diario intimo e personale di Georgia, georgia diventa pubblico, sotto forma di disco, e nelle sue avventure (o disavventure) sentimentali, possiamo ritrovare anche un po’ di noi stessi, diventandone partecipi. Alla fine, l’ascolto di Looking for Affection somiglia proprio a quell’incontro all’aeroporto di cui parla Georgia: un saluto che non è un addio, ma l’inizio di qualcosa di più: è la consapevolezza di ciò che si è vissuto, dei traumi e delle emozioni forti che il percorso ci ha dato, e il coraggio di lasciarli andare attraverso la musica. E così ci togliamo i fiocchi, mettiamo in pausa il disco, e restiamo con la sensazione di aver trovato, tra un riff di Violea e testi dolceamari, un posto sicuro dove anche le nostre fragilità possono trovare ascolto.


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