Cecilia Nicolè, in arte Imber, presenta il suo primo EP “Land of The Mind”

Imber è lo pseudonimo di Cecilia Nicolè, cantautrice veneziana che mette in musica il suo viaggio interiore. Dopo singoli come “Fallen Angel” – brano che racconta di una amicizia perduta – arriva l’EP “Land Of The Mind”. Il progetto si apre con “Orange Grove”, pezzo nato totalmente in acustico che rievoca atmosfere rurali, e si chiude con “Caravanserai”,traccia esattamente l’opposto, dal sound elettronico e dinamico.

La cantante trae ispirazione dal fascino della natura, ma non è la sola cosa che la emoziona durante la composizione delle sue “piccole storie”, appellativo  utilizzato da Imber per indicare i suoi brani.  Già durante le scuole superiori, l’artista rimane folgorata dalla bellezza dei dipinti d’arte, dalle parole della letteratura inglese e dagli artisti che ascoltava all’epoca, che sono rimasti per lei una grande fonte d’ispirazione. “Ho cominciato a collegare i puntini di quello che poi sarebbe diventato il progetto Imber: all’epoca ascoltavo Kate Bush, Florence and The Machine e Loreelana McKennith, artista canadese che si ispira alla musica celtica. L’ho ascoltata per la prima volta in macchina con i miei genitori. Poi l’ho riscoperta dopo anni. Vedendo diversi quadri, sia sui libri che dal vivo, mi sono appassionata anche al mondo dell’arte e ne sono rimasta totalmente ispirata”, racconta Imber in merito alle prime influenze giovanili. Aggiunge inoltre  di attingere anche dalla mitologia, ne sono esempio le figure di Ophelia ed Orfeo. Attualmente trova di grande ispirazione la cantante Aurora.

“Land of The Mind” – un viaggio dal folk all’elettronica

Imber non si limita ad un solo genere. Ha studiato musica classica ed il suo album spazia dal folk all’elettronica. Ma qual è stato il percorso che ha portato la cantautrice alla realizzazione dell’EP? 

L’album è arrivato dopo l’uscita di vari singoli come il già citato “Fallen Angel”, al quale è molto legata in quanto racconta di un’amicizia tra due persone che sembrava eterna, ma che poi ha visto quest’ultime prendere strade divergenti. Canzone nata senza rendersi conto di cosa si stesse parlando. Imber spiega: “In realtà non ho deciso di parlare di questo argomento. Non mi è nemmeno venuto in mente di elaborare questa fine. Una sera ho preso la chitarra e la melodia è uscita naturalmente. Il testo poi è venuto da sé. Rimasi destabilizzata nel realizzare che parlassi di questa situazione. Rappresenta, dunque, un bivio nel viaggio del personaggio e il saper andare oltre.” Anche la composizione di “Creatures”, anch’esso singolo che precede l’EP, ha emozionato particolarmente la sua autrice. Le “creature” sono gli esseri umani, ed è stato composto in un periodo dove Imber rifletteva molto sulla condizione umana statale e globale.

Tuttavia, il viaggio per Imber non termina qui. Anzi, ci insegna a perseverare. Ha fatto tesoro delle sue esperienze ed è riuscita a trasformarle in un viaggio musicale così che il suo pubblico possa viaggiare con lei. Ma la cantante come si immagina un ideale ascoltatore di “Land of The Mind”? 

“Mi immagino questo EP come una raccolta che accompagna l’ascoltatore in una passeggiata riflessiva in mezzo alla natura, lì nascono molte delle mie idee. Poi arriva “la lotta finale” con “Caravanserai” che ti spiazza, e non è più una passeggiata tranquilla. Se sei nella tua camera scatenati in modo imbarazzante (oppure balla e bevi il tè contemporaneamente.)”, fantastica così Imber su un’esperienza immersiva durante l’ascolto del suo EP.  

Anche l’autrice stessa è rimasta spiazzata da questo brano che conclude il viaggio di “Land of The Mind”, dichiara che grazie ad esso è riuscita ad introdurre le sfumature elettroniche nel suo mondo, sulle quali ci ha ricamato su un testo evocativo. Il brano risuona come una festa collettiva che spazza via i pensieri, il tutto con un’accezione spirituale.

Cecilia ed Imber sono a tutti gli effetti la stessa persona. Dove sta quindi la differenza? L’artista risponde così: “Imber è la versione più autentica di Cecilia, nel senso che tutto quello che Cecilia non si dà il permesso di essere, lo diventa Imber. Non le vedo come due polarità opposte, ma come una me che riesce ad esprimersi completamente”, spiega. Però, aggiunge, il personaggio Imber è anche una forma di autodifesa per contrastare la timidezza di Cecilia.

Le esperienze sul campo – divario tra Inghilterra e Italia

La cantautrice veneziana ha avuto diverse esperienze di live in pub inglesi (tra il 2018 e il 2019) ai canali veneziani. Prima del periodo pandemico, si trovava nel nord dell’Inghilterra esibendosi in set solisti o come opening act nei pub. Racconta come nell’ambiente caldo dei pub ci sia un occhio di riguardo per i progetti emergenti: “È molto bello vedere che di sera, come abitudine, si va al pub, e c’è l’artista emergente che non conosce nessuno, ma che tutti gradiscono ascoltare, c’è molto supporto da questo punto di vista”, spiega Imber, sottolineando le principali differenze trovate nell’ambiente anglosassone rispetto a quello italiano. Aggiunge inoltre che queste esperienze sono state formative, e che si augura un domani di ripeterle.

Ma le esperienze musicali non finiscono qui per la cantante. Proprio nella sua comfort zone, Venezia, ha sperimentato un’esperienza definita da lei stessa “surreale”: esibirsi su una barca in movimento! La canzone da lei scelta era “Dead Poets” e si è fatta accompagnare da degli amici violinisti. L’instabilità per Imber non stava tanto nella barca in movimento, ma nell’incertezza di come sarebbe andata un’esibizione del genere.

Dopo le esperienze vissute dall’artista, che consigli si sente, dunque, di dare a chi – come lei – cerca uno spazio all’interno dell’universo musicale? 

“Mi considero anche io un’aspirante artista, quindi, è complicato dare una risposta a questa domanda”, confessa. “Mi sento di dire che è importante assecondare la propria vocazione, la propria chiamata. È importante esprimersi nella vita” – continua – “trattandosi di musica, soprattutto in Italia, può essere difficile, non essendo essa completamente valorizzata, a partire dalla scuola. Bisogna cogliere ogni minima possibilità: dal suonare uno strumento ad avere una libreria musicale, e da lì cominciare a capire qual è il proprio gusto, la propria identità”. Inoltre, aggiunge Imber: “bisogna fare tanti live, quello è indubbio. Secondo me, se si parte da noi stessi e dalla propria unicità, alla fine il risultato è vincente.”, conclude.

Il progetto Imber narra di una cantante solista, ma a consolidarlo vi sono diverse figure chiave che l’artista tiene particolarmente a ringraziare, come Cucina Sonora, prima tra queste, che si occupa degli aspetti di arrangiamento e produzione. Inoltre, Marco Gorini e Anythingpointless sono stati fondamentali per il mixaggio. La masterizzazione, è invece stata affidata ad Eleven Mastering, ed infine, l’album non sarebbe stato lo stesso senza la direzione artistica e lo styling di Studio Cemento, e la fotografia di Lucrezia Cantelmo.

Il  viaggio musicale di  Imber è appena iniziato, ma la rotta sembra già chiarissima: partire dall’unicità di se stessi per arrivare a chiunque abbia voglia di ascoltare davvero, magari con una tazza di tè in mano e la voglia di ballare. 

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