Fotografie autentiche scattate con garbo.
Jacopo Carotti, in arte Nyktho, ha iniziato a scattare nel 2020, in piena quarantena, con una macchina «compattina… quelle da viaggio», racconta sorridendo, durante le giornate vuote. Finito il lockdown, l’obiettivo si sposta dai gatti di casa a tutto il resto, sperimentando tecniche, soggetti e poetiche diverse, fino ad approdare all’Accademia di Belle Arti, a Firenze.
La costante lungo questa traiettoria rimane il rapporto che Nyktho ha con la fotografia, sullo sfondo dell’evoluzione del rapporto con se stesso e la propria interiorità. Il punto di partenza è stato un contesto delicato, dove «i mezzi e le parole per spiegare certe difficoltà, certe tristezze» non erano certo gratuitamente già a portata di mano. La fotografia, di pari passo con la poesia, gli è innanzi tutto piaciuta in modo semplice e genuino, ma è diventata poi anche una lente attraverso cui raccontare la realtà così come la percepiva, negli aspetti che lo colpivano. «Per tanto tempo», commenta, «ho creduto che le cose che pensavo esistessero solo nella mia testa. Poi mi sono arrivate risposte: ti capisco, mi ritrovo in quello che scrivi…» Da quel momento in poi, l’arte per Nyktho è oltre uno svago un canale che restituisce ciò che si vede e fa sentire meno soli, ma anche responsabilità, derivata dall’ascolto portato da un pubblico nei confronti della sua voce.
Poi un momento di arresto che ridefinisce una nuova tappa del percorso. Nel 2023 accade un evento di quelli che trasforma la vita e il rapporto che si ha con se stessi, da cui nasce un periodo in cui il dolore oltre a farsi sentire diventa una logica. Per fortuna, dal buio qualcosa rinasce, e la storia di Nyktho continua in una dimensione dall’ impressionante potenza introspettiva. Lo scatto inizia a studiare «le stanze mentali per le quali c’è la sofferenza, c’è il dolore, c’è l’odio» in un’indagine dallo scopo preciso quanto fresco: «io non voglio creare sovrastrutture, io voglio essere vero». Se questo è lo spirito con cui l’obiettivo viene rivolto sul mondo, un primo esito di questa introspezione è che la verità va oltre se stessi: si può solo coglierne uno sprazzo in una foto. Ognuno di questi sprazzi racchiude un momento della vita dell’artista, un suo modo di stare al mondo: l’insieme delle fotografie racconta la sua crescita. Per tanto tempo, spiega Nyktho, una rabbia perenne e acuminata lo spingeva a portare avanti una lotta mentale contro tutto ciò che lo circondava. Ogni istantanea gli ricorda ciò che è stato insieme ad essere un invito terapeutico a «non ritornare nella stessa stanza. Ogni stanza è una cella, se ci torni non ottieni un risultato differente».

I suoi lavori mostrano l’indispensabile guardarsi dentro con sincerità e raccontarsi così come si è, senza giudizi o mascheramenti, per finalmente poter andare avanti e diventare altro. Sono quasi tutti scattati in bianco e nero per passione e per tranquillità; è il registro che rispecchia maggiormente come si sente (quando gli chiedo un motivo di ispirazione, la sua risposta è il film Roma città aperta, a riprova di un immaginario B/N). Ci anticipa che, anche per rispetto di tutti i colori che finora ha in gran parte ignorato, sperimenterà nelle fotografie a venire proprio sull’aspetto cromatico; si è già cimentato con il rosso in serie come Nel Mare Aperto, Crepe e Coerente.

Alcune opere sembrano affondare nel buio, una dimensione in cui Nyktho si dice a suo agio, e che è la condizione di partenza per cercare soprattutto nelle serie più recenti un dialogo con la luce. Così, se alcune fotografie della serie Motivi per Tradirti, alternate a poesie (Qual è il prezzo per il condannato al vuoto? / Rinchiuso in una pozza di lacrime perché i miei occhi ne hanno bisogno di nuove) raccontano un’oscura attesa di un perdono che sembra non arrivare, altre ci parlano esplicitamente di un dialogo cercato con la luce: «è necessario comunicare con la luce, anche a rischio di bruciarsi», commenta Nyktho.

Alcune fotografie della serie Bruciarsi sembrano proprio preparare il terreno per una svolta, faticosa quanto necessaria, tramite una presa di consapevolezza che sosta nell’attesa, da cui sgorgano perle che sembrano lacrime. La luce ci si riflette e illumina il viso della modella, e allora sì, siamo pronti per l’inondazione completa di luce in alcune opere di serie come Rinascita e Lo Scheletro. Nella chiarezza diurna di un paesaggio a onde marine, sembra di essere raggiunti da un’aria fresca che si respira a pieni polmoni, e di poter correre all’impazzata sul bagnasciuga, correre e non pensare più. Allora forse sì, per rinascere ci si può perdonare da sé.


In particolare, confida Nyktho, la serie Lo Scheletro espone la vulnerabilità cangiante di un’identità che muta e si trasforma:
Io penso che la ricerca della propria identità sia un qualcosa che inizia ma non finisce, un po’ come una cozza che ci portiamo appresso per tutta la vita. Definire se stessi con logiche e parole è quasi limitante, perché si cambia di continuo, e questo è il bello dell’essere umani, dell’essere vivi. Mantenere la propria individualità nell’amore è difficile, e Scheletro sta a mostrare proprio che l’identità non è una definizione, ma un viaggio senza fine. A volte poi viene da rifugiarsi in stanze mentali che non portano nulla di buono, come nella paura. Ma io preferisco fare un sacrificio e dire sto male, sto a pezzi, anziché rispondere con la rabbia.
Quel che colpisce di più di Nyktho è la delicatezza e il rispetto con cui tutto viene narrato, a parole come attraverso l’obiettivo. L’istantanea è sospesa su delle borse per terra prima di una partenza, su lampade a bordo strada che aspettano il vento levato dalle macchine, si attarda su un volto dagli occhi bassi, sfiorato da una tenda bianca finissimamente ricamata. Il suo è uno sguardo dal taglio empatico che trasmette meraviglia senza sforzo. In ogni sua scelta artistica torna un’autenticità innata e naturale. Per questo motivo Nyktho non fa il mestiere d’artista, ma è un artista.
Lo stesso garbo torna nel suo modo di affrontare un nuovo progetto imminente, incentrato sul cancro e destinato a un fotolibro. Si concentrerà sui momenti dopo la guarigione, nella delicata ricostruzione delle stanze mentali di chi guarisce, segnate da quelle passate e future.
Aspettiamo con curiosità le prossime stanze ed evoluzioni di Nyktho, che ringrazia l’Accademia per avergli dato nuovi strumenti ed esperienze, come il lavoro in analogico o in camera oscura, e un confronto con altri artisti da tutta Italia.
Tra buio e luce, Nyktho lascia immagini che respirano con chi le guarda: nascono dal coraggio quieto di mostrarsi vulnerabili, assieme a una cura che resta presso di loro.

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