Filastrocche per Adulti, progetto letterario avanguardistico di Albenzo delle Rose.
L’ideatore di “Filastrocche per Adulti”, progetto che rovescia i canoni della filastrocca, è un ragazzo milanese, che si presenta sotto lo pseudonimo di Albenzo Delle Rose.
Il legame con l’infanzia
Albenzo, per raccontarci la nascita del suo progetto – che accosta qualcosa di universalmente infantile con tematiche provocatorie “per adulti” – ripercorre metaforicamente il “film della sua infanzia”. Imaginate di trovarvi davanti alla famosa scatola dei ricordi o, nel caso dell’artista, davanti a vecchi libri e cimeli tra i quali ha trovato proprio il libro che faceva al caso suo: una raccolta di vecchie filastrocche di Totti Scialoja. Ritrovamento che è stato decisivo per dagli la spinta a scriverne a sua volta. “Essendo uno sporcaccione, la decenza non sopravviveva al primo verso, così le ho chiamate Filastrocche per Adulti”, così Albenzo ci introduce al suo mondo: “Il bambino che si è stati non vede cose proibite, ma solo libertà”.
Si può essere ironici e introspettivi allo stesso tempo? L’ironia è importante per la nostra salute mentale?
“È fondamentale, ma non per questo chi scrive in modo ironico non entra nel profondo. Io credo che un bravo scrittore parli con sé stesso e non di sé stesso. Perciò sì, è anche autoanalisi, oltre che divertimento.”
L’estetica
Albenzo è molto attivo sui social, ha creato un vero e proprio spazio di condivisione per chi apprezza la sua audace ironia. Colori sgargianti e font pop che balzano subito all’occhio dominano il suo feed. Oltre all’aspetto letterario, l’autore cura molto l’immagine: “Io sono quello che giudica un libro dalla copertina, se non mi piace la copertina non lo apro nemmeno”, afferma. Attenzione però: non deve essere nemmeno tutto fumo e niente arrosto, perché una copertina che promette bene deve anche appagare le aspettative del lettore, un equilibrio a cui contribuiscono Palmira Bristol e Manuela Queirolo, che collaborano con lo scrittore per gli aspetti grafici e fotografici.
Nuove uscite
Attediamo, con una certa ansia il la filastrocca-capolavoro dell’artista, la quale ha dichiarato non essere ancora stata pubblicata. La potremo leggere non prima del terzo o quarto numero. Nell’attesa, tra marzo e aprile potremo leggere il secondo numero, dedicato al suo idolo infantile, di cui scopriremo l’identità solo con l’uscita dell’opera.


L’erotismo: il principe dei tabù
Che le filastrocche di Albenzo siano anticonformiste ormai è lampante, ed è proprio per questo che incontriamo la parola “tabù”. Ahimè la sua amica Virginia, “la bigotta”, ha bussato alla sua porta come rappresentante della società indignata. È forse sbagliato parlare del piacere verso qualcosa che fa parte della natura stessa dell’essere umano? O forse l’errore sta nel voler nascondere ciò che ci rende umani? “L’erotismo è bellezza, divertimento e conoscenza di sé”, così ci conferma l’artista e continua: “Penso che la mente aperta ci voglia per comprendere qualsiasi cosa”. Le sue parole sono pesate, per questo ha dichiarato di provare raramente la sensazione di completa soddisfazione. E intanto, ci delizia con un assaggio della sua produzione artistica:
“Non è il seno, non è il pene
così osceno ed indecente,
ma lo sguardo che lo teme:
astrolabio di una mente
che capisce solo il meme.”
Ma i lettori che messaggio si meritano? Albenzo ricorda affettuosamente la sua professoressa Laura Sanna, che usando un detto, ripeteva: “La va là che la va ben”. E per chi ha paura del giudizio? Albenzo vi regala un ottimo consiglio: “Ricordate che chi giudica lo fa gratis. E di solito vale quanto lo paga”.


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