L’amore per il sapere ed essere donna all’epoca di Isabella non erano due cose conciliabili. “Isabella e Lorenzo” è la storia di una ragazza vissuta nel 1300 che riuscì a sconvolgere ogni equilibrio, infrangendo regole e cuori.
di Francesca Bonazzi
Capitolo finale
Dopo ogni fine c’è un nuovo inizio
Ero rimasto solo in monastero senza alleati. Isabella era riuscita a scappare grazie ad Orsini. Teresa era costantemente monitorata dalla madre superiora, la quale sembrava si fosse arresa alle fughe di Isabella. Non me la raccontava giusta, non era affatto il tipo di donna che si arrendeva facilmente. Avevo tanto tempo a disposizione: il cardinale veniva due volte “a controllare la mia salute”, così diceva lui, dopo che sorgeva il sole e al suo tramonto. Durante la giornata le suore si tornavano per svegliarmi fuori dalla stanza che mi era stata affibbiata. Così il mio unico modo per agire era col favore delle tenebre. Volevo svelare tutti i lati di questo posto fino ad arrivare ai segreti più oscuri. Avevo già sbirciato dappertutto, mi mancava solo lo studio del cardinale, forse il luogo più interessante. Lo chiudeva a chiave, dovevo riuscire a rubargli le chiavi così quando il cardinale tornò a controllare, mi feci trovare in corridoio a mirare il paesaggio.
– “Oh, ti sei ripreso caro Leonardo?”, esordì sogghignando il cardinale
– “Osservare la natura è la medicina migliore”, risposi prontamente
– “Certamente, ma forse non dovresti essere così azzardato”, disse afferrando la manica del mio camice come per portarmi verso di lui.
Vidi la chiave appesa alla cinta, sapevo che era quella dello studio: era una grande chiave pesante legata ad un nastro rosso. Era impossibile non riconoscerla. Indossava una lunga tonaca nera chiusa da una cinta rossa e sul cuore aveva disegnato una croce rossa che mi ricordava qualcosa che al momento mi sfuggiva. Simulai di inciampare portando il mio corpo verso di lui così riuscii ad afferrare la chiave senza farlo insospettire per il momento. Poi, fingendo di assecondarlo, tornai nella stanza in cui avrei agito a mezzanotte, quando tutto taceva. Così feci, dopo essermi assicurato che tutti dormissero, uscii di soppiatto dalla mia camera, dovevo attraversare un corridoio per arrivare a quello successivo. Arrivato dal lato dello studio, dovevo stare attento perché nella stanza accanto dormiva la madre superiora.
Introdussi lentamente la chiave nella serratura, ma ad un tratto sentii… Un rumore di passi. Mi nascosi tempestivamente dietro un mobile, era una sentinella notturna che faceva il giro dei corridoi, appena schivato il pericolo, mi introdussi nello studio. Un’immensa libreria si imponeva sulla parete ed occupava quasi tutta la stanza. Vi era una scrivania con sopra svariati gingilli e una candela consumata. Sembrava però non esserci nulla di strano o sospetto, finché non mi accorsi di un cassetto dove spuntava un foglio. Quanti peccati che trovai in un solo pezzo di carta.

Ero a Bologna da un po’ di giorni, al momento non era cambiato nulla: facevo sempre la solita doppia vita ma l’assenza di Leonardo si faceva sentire. C’erano così tante cose da risolvere: Orsini era malato e si aspettava che io potessi prendere le sue veci, ma come? Che follia era mai questa? E il padre di Leonardo, il rettore, era ancora in carcere. Ma finché Leonardo non fosse tornato, non potevamo agire, e se non fosse arrivato in tempo nemmeno per l’ultimo saluto, il processo era già avvenuto e l’indomani ci sarebbe stata l’esecuzione.
Ero sconvolto dal ritrovamento che avevo fatto. Una lettera inviata al cardinale, che faceva parte di una corrispondenza tra lui e un certo Bartolomeo.
La lettera recitava così:
Egregio Cardinale Malatesta,
Come d’accordi mi sono recato con i miei uomini presso l’Università di Bologna e ho tenuto sott’occhio Il figlio di Giacomo degli Estensi e, quasi per caso, l’ho colto in flagrante, dilettandosi con una giovane fanciulla dai lunghi capelli castani proprio nell’ufficio del padre. Sono queste le informazioni che volevate sapere? Non pensavo che il rettore dell’università lasciasse il suo studio per permettere al figlio tali effusioni. Ad ogni modo, ciò non mi compete. Quello che è di mia competenza è di certo assecondarla e mantenere qualsiasi segreto lei voglia confidarmi. Le vorrei ricordare, però, che io e i miei uomini dobbiamo ancora ricevere il compenso per quel piccolo lavoretto che abbiamo fatto per incastrare il rettore.
Non voglio di certo sollecitarla ulteriormente e annoiarla con parole futili.
Le porgo i miei più calorosi saluti
Sempre a disposizione,
Bartolomeo, il vostro servitore
Rabbrividii nel leggere quelle parole e scoprire che il Cardinale non solo aveva fatto spiare me e Isabella, ma aveva incastrato mio padre! Ma allora lui era innocente? Quindi era il Cradinale dell’omicidio del segretario? Dovevo correre a Bologna…Corsi frettolosamente e senza troppo pensare, agendo d’impulso, rubai una carrozza e scappai, ero ancora indisposto. Ma non potevo aspettare!
Arrivai all’alba a Bologna, sudato, col camice sporco e affranto. Appeso alle mura dell’ingresso dell’università vi era un annuncio con scritto che mio padre sarebbe stato giustiziato lo stesso giorno. Mi affrettai ad arrivare alle piazze.
– “Dov’è il ragazzoooo?!!!” Tuonò il Cardinale quando si accorse dell’assenza di Leonardo. Era così arrabbiato che sembrava il demonio, così almeno mi riferì Teresa.
Io e Orsini ci eravamo recati all’alba alle piazze, il rettore sarebbe stato giustiziamo, ma noi non avevamo nessuna prova della sua innocenza. Anche Rebecca era venuta a darmi supporto. Però eravamo distanti, essendo io sotto forma di Lorenzo, c’erano tutti i miei compagni, tra cui ovviamente Carlo Alberto. L’esecuzione del rettore stava per avvenire. Non volevo guardare. Era una persona che non conoscevo molto bene, mi aveva sempre un po’ messa in soggezione vista la sua posizione. Al di là che fosse il padre di Leonardo, non mi sembrava un uomo capace di uccidere. Era lampante che tra padre e figlio ci fosse un rapporto conflittuale, ma che nel profondo fossero legati dall’amore e dalla ferita aperta della perdita di una moglie e una mamma.
Il rettore si aspettava il meglio da suo figlio, proprio perché voleva il meglio per lui. L’affetto per Leonardo lo dimostrava così, preoccupandosi per il suo futuro, cosa che i mei genitori non hanno mai fatto in tempo. Nessuno si era mai preoccupato per me, me lo sono dovuta costruire da sola un futuro.
Ecco, il rettore era vicino e stava per essere legato al cappio… Che tragedia. Si meritava davvero questo? E se non fosse stato lui? Chissà cosa era successo dopo il litigio con il Cardinale.
Ad un tratto, forte come una spada e fulmineo come un lampo, arrivò Leonardo. Era visibilmente distrutto, ma riusciva a essere affascinante anche in quelle condizioni. I capelli folti che si rizzavano, uno sguardo tagliente che fissava il popolo. Sembrava una divinità dell’antica Grecia. Il cavaliere dai capelli dorati si era risvegliato.
Volevo andargli incontro, ma fu così rapido a scomparire e riappare al centro del cerchio di persone che si formò che forse, in quel momento, neanche mi notò.
– “È innocente!”, esclamò Leonardo – e continuò – “È innocente e vi dico! Ho le prove. Questa lettera è la prova che il colpevole è un altro: il cardinale Mala…”
– “Mi hai forse menzionato erroneamente, ragazzo?!”, entrò così in scena il cardinale. Il cielo si fece più scuro al suo arrivo, era giorno ma sembrava notte, come se da lassù anche nostro Signore sapesse che più che un portatore della sua parola, il cardinale veniva dagli inferi.
– “Signore e signori…” – continuò Malatesta – “Vogliamo davvero dare adito al figlio dell’uomo che sta per essere giustiziato? Secondo voi che cosa potrà fare oltre al disperato tentativo di salvare il padre. È un ragazzo giovane, non è colpa sua se si è trovato una famiglia del genere. Evidentemente la famiglia Estensi ha smarrito la retta via dopo la tragedia. E sì signori, nemmeno l’amatissima madre era un perfetto esempio di che cosa sia la retta via”
– “Lei non deve più nominare la mia famiglia e mia madre! Non deve permettersi! Bugiardo! Assassino!”, urlò Leonardo
I due si avvicinarono l’uno all’altro, nessuno dei due aveva buone intenzioni. Il cielo tuonò. Il cardinale lo spintonò per provocarlo: una, due, tre volte. Alla terza volta Leonardo reagì e gli afferrò il collo con la mano destra, con l’altra mano lo afferrava per un polso. Il Cardinale iniziò a boccheggiare. Ma poi Leonardo, accortosi di cosa stesse facendo, tolse la presa.
Malatesta, scosso, urlò: “…coff…coff…Ecco! Vedete popolo? Questa è una famiglia di violenti, pari alle bestie! Non vogliamo forse porre fine a tale istigazione alla violenza, eliminando così il capostipite assassino?!”
– “Si! Alla gogna!”, incitò la folla. Si stava mettendo malissimo, quando ad un tratto Orsini, che era accanto a me, si pose al centro della piazza e disse: “Signori, ascoltatemi. Non c’è fretta di giudicare. Se davvero quest’uomo, conosciuto per essere una persona distinta e con una posizione di prestigio, fosse innocente? Sì, è vero, avrà fatto qualche scommessa di troppo, però vi ricordo a questo proposito che anche il cardinale ne fece eccome di scommesse…”
– “Orsini stia attento…”, ribatté Malatesta
– “Malatesta la prego, mi lasci finire, coff…cofff…ha già avuto la sua occasione di parlare, ora tocca a me. Chissà perché quando si parla di scommesse il cardinale si intimorisce, forse perché ha qualcosa da nascondere a riguardo. Io, che personalmente è raro che frequenti certi ambienti, una sera, preso dalla noia incolmabile di una vita all’apice della sua monotonia, mi sono recato ad una locanda. Ho avuto il piacere di vedere come il cardinale si fosse offeso ad aver perso contro Giacomo degli Estensi. Minacciandolo anche che si sarebbe vendicato. E ora il cardinale è qui come se si dovesse giustificare, Non vi risulta strano?! …coff…coff… Io leggerei la lettera che ha portato qui il ragazzo”.
–“Lei Orsini ha perso il lume della ragione”
–“Io la lettera la leggerei”, esordì una timida voce dalla folla
– “Sì, anch’io”, continuò qualcuno
– “Pure io”, disse una guardia
– “La lettera la leggerei, la lettera la leggerei, la lettera la leggerei, la lettera la leggerei”, incitò a gran voce la folla.
– “Ma… Ma insomma”
– “Silenzio Malatesta! Ora è finita”, disse Leonardo soddisfatto
Orsini lesse la lettera e non ci furono più dubbi. Era stato il cardinale, per vendicarsi di un’umiliazione subita durante una perdita a dadi, aveva fatto spiare il rettore e chi gli stava intorno, per poi incastrarlo e torturare suo figlio. Non riuscivo a credere fino a che punto quell’essere malvagio si potesse spingere. Erano tutti contrariati – persino Carlo Alberto, il quale diede una pacca sulla spalla di conforto a Leonardo.
– “Ed ora, Cardinale, lei ha due scelte: o la affido alla guardie che la giustizieranno, che a noi andrebbe anche bene, o la dichiaro mio protetto, e lei, dall’alto del suo potere, permette che questa ragazza mi sostituisca…coff….coff… Una volta che io lascerò questo mondo”, disse Orsini lasciandoci tutti a bocca aperta.
Che stava facendo?!
– “Quale ragazza? Mi perdoni Orsini, le è forse andato di volta il cervello?! Non vedo alcuna ragazza. E poi come potrebbe mai una ragazza sostituirla?”
– “Isabella, rivelati”
– “Isabella? Quella Isabella? Dov’è?”
Nessuno capiva cosa stesse succedendo, e di chi si stesse parlando, eppure era come se mi sentissi tutti gli occhi del popolo puntati. Sapevo che quando avrei rivelato la mia identità, sarebbe successo un delirio. Leonardo mi guardava e volevo immaginarmi così intensamente solo noi due in quel momento. E così feci. Mi tolsi “la maschera” e lì fu la fine di Isabella e Lorenzo, ora c’era solo Isabella e dovevo andare avanti solo con le mie forze, potevo essere solo me stessa e non più chi volevo.
– “Gentili signori, questa è la storia di come oggi, in questa aula, l’aula “Orsini”, colui che mi ha insegnato tutto e che mi guarda dall’alto, al vostro cospetto vi trovate una donna che vi insegna. Non so se sarò un’eccezione per questo secolo e dovremmo aspettare non so quanti altri secoli per vedere altre donne insegnare a uomini. Magari un giorno, donne e uomini insegneranno ad altrettanti uomini e donne. Credo però, che il mondo non sia ancora pronto per questo, ma forse la mia storia può essere d’esempio per qualcuno. L’ospite d’eccezione di oggi, non è altro che mio marito e rettore Leonardo, senza il quale non sarei qui.” – continua Isabella – “L’unica cosa che veramente conta insegnarvi è di essere voi stessi fino alla fine, non mollate mai i vostri sogni. Per vivere, avete bisogno di un sogno da inseguire. Non importa se non arriverete subito. Le favole non sono tutte lineari. Ci possono essere diversi inciampi prima di arrivare alla meta, ma non dovete demordere. Perché il solo dire “ce l’ho fatta”, vi ripagherà per tutta la vita.”

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