Suevian rilascia il suo EP di debutto “Primera”, un progetto filosofico ma gangster, crudo ma personale, duro ma estremamente vulnerabile.
Cosa vuol dire essere un Primera? Tutta la conversazione attorno all’ultimo EP di Suevian parte da questa semplice domanda. Essere un Primera vuol dire tante cose, ed è così importante per l’artista tanto da intitolare così il suo primo EP. Tutto inizia nel 2011-2012, quando Nicolò Rossignoli – in arte Suevian, appunto – si appassiona al manga “Bleach”. Nel manga, i protagonisti sono i cosiddetti “Shinigami”, i quali, nella saga degli Arrancar, combattono contro gli Espada. Ogni Espada ha marchiato sulla mano un numero che va dal 10 all’1. Il numero 10 è il più debole, mentre il numero 1 è il più forte. L’Espada numero 1 è Coyote Starrk, il Primera Espada e il più forte di tutti.
Si può pensare che l’idea di chiamare l’EP “Primera” si fermi al concetto di considerarsi il più forte, ma il vero motivo è che “il Primera è colui che ha sempre desiderato avere qualcuno” – spiega Suevian – “ma non ce l’ha mai avuto perché è troppo forte e non ha nessuno con cui confrontarsi”. L’artista così ci indica che temi come la solitudine e la marginalizzazione l’hanno molto affascinato, tanto da ritrovarcisi ed aprirsi attraverso il suo progetto.
Caratteristica lampante del suo EP uscito il 2 gennaio è il sound, ispirato ai grandi rapper americani. L’ispirazione più grande è stato Tupac Shakur, al cui Suevian ha dedicato l’inizio dell’EP. “Non potevo aprire l’EP in un altro modo” – racconta – “Quando ho fatto «Ambitionz as a Primera» ho subito pensato che questa canzone dovesse essere l’intro. Era una questione di stabilire il tono”.
Nella nostra lunga chiacchierata, non è solo il sound del rap americano verace che affascina Suevian, ma anche la moda e, soprattutto, lo stile di vita dei grandi pilastri del rap, i quali un tempo non erano nessuno. “Erano persone che non avevano niente. Loro sì che erano estremamente marginalizzati, anche per tutto il periodo storico che hanno vissuto. Ciò nonostante, hanno inventato ritmo e poesia, che è stata una voce per i senza voce” – continua – “È incredibile come loro siano riusciti ad arrivare al cuore delle persone, spiegando la loro vita”. L’artista è attratto dal loro modo autentico di esprimersi, dato dal fatto che il rap non è non solo pavoneggiarsi ed ostentare ciò che si ha, ma parlare di vita, soprattutto quando diventa pesante e difficile da ascoltare. Essere “real”, onesti e blandi per Suevian è un elemento indispensabile, fa parte della sua natura.



La musica gioca un ruolo fondamentale nella sua vita, ma è alle superiori che ha iniziato a sperimentare veramente, dopo essersi avvicinato alla scrittura grazie al suo caro amico Young Emme, il quale ha anche collaborato in “Golden Slam”, pezzo principale dell’EP. Nel pezzo, abbiamo scoperto qualcosa in più del passato di Suevian. “All’inizio facevo delle canzoni che erano a dir poco penose, imbarazzanti… languide”, confessa ridacchiando. “Quando iniziai ad ascoltare J. Cole, capii che dovevo fare qualcosa che fosse più vero”. L’evoluzione arriva proprio così, iniziando a scrivere di cose che riguardavano sé stesso e gli altri, il ché gli donava emozioni talmente forti che causavano quasi dipendenza.
“Ascoltavo i beat per ore e ore sul Lungolago di Mantova in cerca di ispirazione, della parola giusta… è difficile da spiegare, perché sono sensazioni che non ho più provato. Ci si ritrova in una sorta di stato divino, è sovrastante. Ciò che faceva la differenza era lo spirito che avevo, volevo essere il primo a scrivere un testo coscienzioso, il primo a parlare di determinati argomenti. Era una questione di voler lasciare un segno”.



Rispetto alle superiori, quindi, Suevian è maturato, ed assieme a lui la sua musica. I temi dell’EP sono variegati, crudi, testimoni di esperienze vissute. Si parla di filosofia, di orgoglio, di fiducia in sé stessi – tipico tema del rap – ma anche di dolore, solitudine e salute mentale. I testi sono usciti di getto, durante notti in cui perdersi nei propri pensieri seguendo il ritmo delle basi sembrava più terapeutico di una bella dormita.
Il risultato è un EP auto-prodotto e scritto in pochissimo tempo. Una sorta di diario in cui Suevian ha gettato i suoi pensieri e i suoi sentimenti, per farlo sentire a tutti coloro che sono disposti ad ascoltare.


Uno dei temi presenti nell’EP è la marginalizzazione. Quando gli abbiamo chiesto se, in qualche modo, si sentisse marginalizzato la risposta è stata interessante: “Dentro di me mi sento marginalizzato, però allo stesso tempo ci sono pochi al mondo che hanno così tante persone disposte a fare di tutto per loro”. E qui torna la figura del Primera, colui che desidera un compagno che lo capisca a fondo. Suevian ha tutti, ma allo stesso tempo nessuno – sentendosi, di conseguenza, marginalizzato. “Mi fido di pochi, voglio bene a tanti, ne amo di meno, però se devo essere onesto, io sono bravo a marginalizzarmi da me stesso per i miei pensieri.” – continua – “Sono una persona circondata dalle migliori persone, ma estraniarmi è nella mia natura”.
E si sa, la marginalizzazione porta alla solitudine. L’artista ci confessa che di persone, nel corso della sua vita, ne ha perse tante: “Ho perso persone a cui tenevo veramente, e questo è stato uno dei fardelli che ho dovuto sopportare dalla mia adolescenza in poi, però loro mi hanno abbandonato per altro”, racconta. Tuttavia, l’insieme delle esperienze vissute gli ha insegnato che, quando alcune persone scelgono di andarsene, in realtà è lui a trarne vantaggio. Anche se nel momento immediato ci si sente vittime e si soffre, col tempo emerge la consapevolezza che quella perdita non è stata tale. Alcune delle emozioni più forti – sia in positivo che in negativo – sono state regalate dalle donne nella sua vita: “Per loro ho dato letteralmente tutto” – continua – “a una dissi che il problema non sarebbe stato non stare più assieme a lei, ma perderla; perché è un dolore che non sarei riuscito a sopportare”.


Suevian, parlando di amore, prende forma nel suo “io” filosofo, richiamando Socrate e sostenendo di non conoscere null’altro che “materia d’amore”. L’amore lo mantiene vivo, per lui l’espressione massima di questo sentimento è fare di tutto per una persona, anche morire. “L’ho provato per diverse persone, non solo donne, ma anche amichevolmente per gli uomini”. Suevian filosofa, e intanto ci racconta che Eros non è un semplice sentimento, ma una funzione che mette in relazione l’amante e l’amato, due figure che non partono mai già innamorate. L’amato è favorito dagli dèi perché riceve, mentre l’amante è più divino perché è posseduto da Eros. Nell’amore non si sta mai agli estremi, ma nel mezzo: uno spazio di dialogo e confronto. Come la filosofia, che è amore per il sapere, anche l’amore nasce dalla mancanza, da ciò che dell’altro desideriamo, ma non possediamo.


Oltre alla filosofia, anche la terapia l’ha aiutato a mantenere e raggiungere un equilibrio, che non c’è sempre stato nella sua vita. Brano che vale la pena citare è proprio “Iron Wood”, la cui frase d’apertura è “Struggling with my health, don’t know where I’m at”. Suevian va in analisi da circa 12 anni e non riesce più ad immaginare la sua vita senza. “Devo tutto ai medici che mi hanno seguito: Raffaele Fontana, Carlo Cotugno e Luisa Tomelleri” – spiega – “Questi sono i tre dottori che hanno costruito il mosaico della mia mente e della mia vita”. Secondo lui, tutti dovrebbero provare la terapia, anche chi sta bene, in quanto qualcosa da dire e su cui riflettere c’è sempre. Ciò che ha imparato è che la vita non è altro che scendere a compromessi: “Si può essere duri, convinti, arroganti quanto si vuole, ma va avanti colui che riesce a fare un passo indietro nel momento giusto. Colui che sa scendere a compromessi”.
Per farla breve, l’EP è molto più profondo di quanto possa sembrare a primo impatto, ed è motivo di grande orgoglio per il suo creatore, che lo definisce come un progetto vero e completo: “È conscious, è swag, è cool, suona bene, è cattivo ma buono, è dolce ma anche incazzato… non cambierei nulla”, sostiene sorridendo.
Giungendo al termine della nostra intensa chiacchierata, Suevian ci regala uno spunto su cui riflettere citando il suo amato Socrate. Nel Simposio, racconta Socrate, Diotima – la donna che lo ha istruito sul tema dell’amore – gli pone una domanda illuminante: “credi davvero che ciò che non è bello debba necessariamente essere brutto?”. Così, Suevian ci lascia con Socrate e con la sua musica… a riflettere un po’.


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