Nasce EXPOSE Management, un’agenzia di modelling promettente e dai tratti rivoluzionari

Immaginate di dover crescere con il costante pensiero di correggersi: stare più dritta, più simmetrica, non fare troppo rumore; oppure sentirsi dire di esser troppo bassa, troppo colorata, troppo mutevole. Questi erano i pensieri di Alessia Pum – founder di Expose Management – quando in punta di piedi entrava, come modella, nel mondo della moda. Il suo modo di essere veniva spesso giudicato come scorretto e per questo, motivo di annullamento. Ciò che la circondava erano mondi patinati e ripetitivi, un mondo che – nonostante la parecchia curiosità – non la rappresentava. Tuttavia, crescendo, Alessia ha smesso di guardarsi con gli occhi degli altri e ha capito che il problema risiedeva molto più profondamente della semplice estetica. 

La moda è un sistema che molte volte produce invisibilità e che si focalizza su numeri e standard spesso buffi, come un centimetro in meno o un tratto stonante. È un sistema di regole non scritte, ma molto rigide, e questo Alessia l’ha capito bene vivendolo sulla sua pelle. Guardandosi attorno, però, si è resa conto di non esser mai stata sola: milioni di modelli e modelle ogni anno ricevono delle porte in faccia perché non rientrano in misure e criteri a volte troppo severi, senza mai andare oltre. In questo clima ricolmo di troppi “troppo” e di altrettanti “non abbastanza” nasce Expose Management, una modelling agency pronta a puntare il piede e cambiare le regole. 

Abbiamo avuto il piacere d’intervistare Alessia, che ci ha fatto entrare nel suo piccolo mondo, raccontandoci la storia e la visione della sua neonata agenzia. “Expose è nato come tesi, ma già al primo capitolo aveva smesso di esserlo. Era troppo vivo, troppo urgente, troppo pieno di rabbia e di desiderio per restare un esercizio accademico.” – continua – “L’ho scritto per analizzare un sistema, ma mentre lo analizzavo ho capito che volevo romperlo e ricostruirlo da zero”. La moda molte volte ti volta le spalle, è un ambiente spettacolare e di grande creatività, ma anche molto selettivo, chiuso e difficile da penetrare. I rifiuti pesano come un macigno, spesso non vieni guardato in faccia e ciò ti consuma. “La moda decide chi è visibile e chi no. Impone chi può occupare lo spazio e chi deve rimanere in ombra”, ammette Alessia. Expose Mgmt, però, spezza questa logica: è stato costruito per tutti coloro che non sono mai stati visti, è un luogo sicuro, in cui vieni visto e considerato. Certo, basta avere qualcosa da dire. 

“Ogni volto che rappresento è più grande della sua immagine: è fatto di storia, paura, desiderio, intersezioni, lavoro, arte, rabbia, cura. Molti sono designer, make-up artist, tatuatori, fotografi e chi più ne ha più ne metta. Eppure, il sistema li scarta perché ‘non sono abbastanza’. Persone che vivono un corpo spesso svuotato, usato, giudicato, scartato. E proprio per questo necessario”.

Il primo passo nel mondo è stato inaugurato dall’editoriale “Ti Vedo”, un insieme di fotografie audaci, fresche, che raffigurano persone con tanto da esprimere. Insomma, il titolo parla da sé: “Abbiamo voluto creare uno spazio in cui i modelli e le modelle potessero sentirsi liberi di mostrarsi, di partecipare al processo creativo, di essere parte della narrazione” – spiega – “per molti era la prima volta su un set, per altri un ritorno con un nuovo sguardo. L’obiettivo non era semplicemente scattare delle foto, ma costruire un’esperienza condivisa, in cui ognuno potesse sentirsi riconosciuto”. Oltre ai modelli, molte sono state le figure coinvolte: la collaborazione con brand emergenti come Lyajewels, Drawingyuri, Paral.le.l e Giovanna Muciaccia hanno reso l’esperienza ancora più esaltante e memorabile, dando vita ad una vera e propria esplosione di creatività genuina e moderna. 

Quando le abbiamo chiesto quale fosse il ricordo più bello che le ha lasciato il processo creativo, Alessia ci ha risposto che: “Il ricordo più forte non è uno, ma molti: il caos organizzato, la stanchezza, l’adrenalina, il dormire poco, il correre tra location come se stessi costruendo un mondo da zero. E poi le conversazioni, le risate, le paure condivise. Ma soprattutto, vedere le persone coinvolte sentirsi parte di qualcosa di più grande. Expose è nato lì, in quell’energia collettiva”.

ph: @l.isabetta @kristoffer.castro; model: @almightybecks @christianchoto; brand/collab: @lyajewels; mua: @santa.giuzzi; location: @afrobrix; art direction: @alessia.pum

Expose Mgmt non cerca la perfezione, questo l’abbiamo capito, ma cosa significa cercare il reale? La fondatrice è molto chiara e precisa su ciò che cerca: “’Reale’ per me significa vivo. Non filtrato, non costruito. Nella moda, troppo spesso, le persone vengono ridotte a estetica, a superficie. Invece la realtà sta in chi non ha ancora imparato a mascherarsi. Cerco chi porta davanti all’obiettivo la propria vita, anche quando è disordinata, anche quando è fragile, anche quando è scomoda”. Un volto che mantiene la propria verità, che esprime tutto senza imitare qualcosa, senza pretendere di essere qualcun altro, questo è ciò che conta per Alessia.

“Lo riconosco subito: arriva in punta di piedi, ma parla con onestà. Non mi elenca collaborazioni, editoriali o runway. Mi racconta perché ha paura di non essere abbastanza. Mi racconta da dove viene, cosa gli hanno detto che non sarebbe mai potuto essere, cosa gli brucia ancora addosso e cosa desidera”. 

I volti di Expose sono una ventata d’aria fresca, sintomo di cambiamento, perché sono necessari a non ripetere ciò che nel mondo della moda viene mostrato continuamente. Rappresentano un nuovo modo di vivere un’industria troppo spesso elitaria. “Aprono una crepa” – sostiene – “e in quella crepa ci entriamo noi”.

Quando si crea un editoriale, in casa Expose la prima cosa che si cerca di comunicare è ciò che sfugge, ciò che non è immediato. Dettagli come l’imperfezione emotiva, la tensione del gesto, la storia che si intuisce ma non si spiega, sono tutte caratteristiche spesso scartate in nome dell’estetica. “Una fotografia, per me, è interessante quando smette di essere decorativa e diventa scomoda. Quando dice qualcosa che non avevi previsto di ascoltare”, afferma. Ecco perché le fotografie di Expose sono belle, sì, ma vere. Immagini in cui si preferisce un’espressione sbagliata a una posa perfetta, perché – come afferma Alessia – nello sbaglio c’è più verità che in qualsiasi costruzione estetica.

Un altro tassello importante nella storia dell’agenzia è stato con il festival Afrobrix, definito da Pum come: “una delle realtà più politiche, necessarie e vibranti del territorio”. L’intesa è stata immediata, entrambi i progetti inseguono la rappresentanza vera e l’amore per i corpi scartati, dando vita a una comunità rigogliosa e creativa.

Ricordiamo, però, che Expose è nata come progetto di tesi e la fondatrice ammette che a volte la fatica si fa sentire, dato che è un progetto che sta portando avanti completamente da sola, senza fondi e senza un team stabile. Ad ogni modo, non saranno sicuramente alcuni ostacoli a buttar giù tutto come un castello di carte; al contrario, il progetto è solido: “Expose sopravvive perché nasce da un’urgenza reale, non strategica. È un progetto che non ha come primo motore la sostenibilità economica, ma la necessità di dare spazio a chi non ne ha mai avuto. È questo che lo tiene vivo quando tutto il resto sembra fragile” – continua – “so bene che è poco realistico chiedere a qualcuno di lavorare gratuitamente con la mia stessa intensità. Quello che spero, però, è di trovare persone che sappiano vedere il potenziale prima dei numeri, che comprendano la portata di ciò che Expose può diventare e che abbiano voglia di condividere un pezzo di strada, anche nelle sue fragilità iniziali. E quando il progetto sarà in grado di sostenersi economicamente, voglio che siano le prime persone a essere pagate nel modo giusto, non con ‘grazie’ o ‘visibilità’”.

Nel frattempo, Expose non demorde, cresce lentamente attraverso intuizioni, errori e tentativi che altro non fanno che accrescerne l’esperienza. Non è un progetto che aspetta il momento giusto perché esiste, si muove e respira già. Per entrare in Expose non serve essere perfetti, serve essere presenti e avere qualcosa da raccontare, anche se fa paura dirlo.

Giungendo al termine, vorremmo soffermarci sul concetto centrale, ossia “esporsi”. Secondo Alessia Pum, esporsi davvero è una forma di insubordinazione: “Viviamo in un sistema che pretende che tu ti mostri, ma solo entro i limiti stabiliti. Esporsi, per me, è il contrario. Non è mettersi in mostra: è togliersi le difese, perché essere visibili ha un costo, ma essere invisibili ne ha uno ancora più alto”. Secondo noi, esporsi è un atto di coraggio, spesso sinonimo di andare controcorrente, scegliendo la propria verità e permettendosi di provare tutte le emozioni a pieno: sentirsi liberi di piangere, di parlare, di ridere sguaiatamente, di essere fragili, anche di essere incoerenti, perché – alla fine di tutto – l’essere umano di cosa è fatto se non di questo?

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