Un EP che canta il corpo mentre si distrugge e si trasforma. 

AMARA, visual EP dell’artista e performer Desira, è un progetto artistico complesso, con esigenze musicali, visive e narrative al contempo. La prima esigenza narrativa ha come argomento la vita, in quanto evoluzione e resistenza. Il suo primo impulso è la sofferenza, in quanto forza motrice che sa raccogliersi nella forma della rabbia. «AMARA nasce come un progetto che parla di rabbia, ribellione e distruzione», spiega infatti l’artista. «Quando canto, scrivo o dirigo mi rivolgo a queste emozioni all’interno di chiunque mi ascolti o guardi».  

AMARA nasce anche dal confronto con un’esperienza diffusa nel mondo di oggi: il trovarsi «di fronte a una situazione che non può cambiare». L’EP racconta «due condizioni emotive», in quanto due fondamentali possibilità di reazione: distruzione e disillusione. 

L’immaginario dell’EP affonda le radici nella lettura de Gli indifferenti di Alberto Moravia, in particolare nel personaggio di Carla. Desira descrive Carla come «una ragazza vittima di abusi verbali e psicologici da parte della madre, che pur di distruggerla distrugge se stessa dando il suo corpo all’amante di quella». Carla diventa dunque un simbolo del sottile confine tra distruzione e auto-distruzione.  «AMARA è una rappresentazione simbolica della condizione emotiva di quel personaggio», racconta Desira. «Tramite la musica, le visual e i testi ho cercato di sviscerare lo spettro emotivo di quel personaggio, facendomene portavoce».  

Da qui emerge una riflessione sul corpo come luogo carico di conflitto, ma anche di espressione personale, particolarmente significativa se letta dal punto di vista di un’artista non binaria.

Questo tema si intensifica in HEAVEN, brano che rimette in gioco la tensione tra racconto e interpretazione tramite la dimensione corporea. «Quando ho pensato a quale sarebbe stata l’interpretazione più adatta per un pezzo come HEAVEN, mi sono chiesta come l’avrei interpretato sul palco, come lo avrei raccontato con il corpo, e in studio la voce doveva riuscire a raccontare ogni movimento». La voce si fa dunque presenza fisica, muovendosi in sintonia con chi canta, e raggiungendoci come per sinestesia su più livelli, risultando in un coinvolgimento totale nell’ascolto. La musica di Desira è un canto di sirena che ci raggiunge con forza in quanto mistero che si mutila da solo per poter rinascere. 

L’importanza data all’esperienza visiva dell’EP emerge anche dalle sue visual, che hanno ricevuto una menzione d’onore al Video Art & Experimental Film Festival di New York. «Sono state realizzate in due giorni, e sono state precedute da due mesi di creazione narrativo-estetica», ci svela l’artista. Hanno la funzione di «dare una visione d’intero della storia, per mostrare in maniera plastica quello che la musica sta esprimendo». 

; Desira ci racconta in queste visual una storia in bilico tra sfregio e rivendicazione, unico personaggio che si muove tra manichini che sembrano scomparire, confondersi con lo sfondo, un ambiente clinicamente bianco e asettico. A mostrarci che nel momento in cui si soffre, la sopraffazione non è stata completa; la nostra voce non è stata cancellata. A ricordarci la centralità della nostra storia, nel momento in cui la raccontiamo. 

Ma questo racconto non è certo unicamente autoreferenziale per l’artista:
Amara è il primo visual EP di tre, in ognuno di questi mi concentrerò su aspetti, tratti della personalità e condizioni emotive non solo che riconosco in me, ma che possono trovarsi, con espressioni diverse, all’interno di ognuno di noi. Io non faccio musica per raccontare solo di me, ma per cercare di far parlare l’ascoltatore con se stess*. Se trovi la mia musica molto intima, mi piace credere che tu abbia una AMARA dentro di te molto attiva. Io faccio musica per questo. 

In SADNESS IS MY LOVER, la tensione narrativa raggiunge un picco notevole, e le visual si fanno particolarmente dense, animate da una danza sfrenata. 

Nella metafora di AMARA, SADNESS IS MY LOVER è il momento in cui Carla decide che per distruggere la madre è disposta a distruggere se stessa, dandosi all’amante di lei. Il connubio tra la rabbia, disillusione e amarezza. Personalmente trovo questo nodo narrativo il più interessante del progetto, da un punto di vista emotivo; trovo che sia una condizione in cui ci si trovi più spesso di quanto una persona possa rendersene conto: è l’ultima sigaretta, è il messaggio all’ex, etc… Dentro il contrasto tra identità e movimento, scelgo di non collocarmi: per poter semplicemente esistere senza dover cercare una completa comprensione di sé è necessario essere in un costante movimento, mantenere attivo il dinamismo tra ciò che si sente intimamente e ciò che si sceglie di fare. 

L’invito è quello ad abitare se stessi e le proprie contraddizioni, senza cedere a nessuna interpretazione che ci annulli e ci impedisca di continuare ad evolvere, a divenire sempre altro. Desira sceglie di non snaturare la sofferenza, ma di attraversarla, restituendole voce, corpo e immagine. In questo spazio costituito da rabbia e disillusione, chi ascolta è chiamato a riconoscere dentro di sé la propria AMARA come forza ancora viva, capace di resistere e trasformarsi.

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