Coordinate dell’album-viaggio Hallo&Ciao.

Il nuovo album Hallo&Ciao di N.I.K.O. nasce da un percorso umano e artistico che si costruisce attraversando lingue e relazioni lungo due assi geografici fondamentali: Vienna e Roma. Il disco si muove fra due temi centrali – la separazione e la riconciliazione – che affiorano tanto nei processi creativi quanto nelle esperienze personali di Nikolai Selikovsky, il fondatore del gruppo. 

Nikolai ha iniziato la sua carriera musicale come rapper, per poi costruire nel tempo una band stabile. Il processo creativo segue strade diverse: spesso le canzoni nascono alla chitarra o al pianoforte, altre volte da un beat, oppure da basi composte dalla tastierista Eva; altre volte, da jam session tra tutti i componenti del gruppo. 

N.I.K.O & band, photo courtesy of N.I.K.O

Cosa rende una band una band? Nikolai ci ha dato diverse risposte a questa domanda, seppur non gli sia stata posta. Un’immagine di N.I.K.O. proviene innanzi tutto dai viaggi in macchina passati anni fa in compagnia di Mahir Jamal, figura chiave della band, ricordato da Nikolai come «un genio. Aveva un orecchio pazzesco, ha scritto le canzoni che hanno avuto più successo finora. Dovevamo viaggiare, perché la nostra tastierista stava a due ore fuori Vienna: prendevamo la macchina, mettevamo due casse JBL agli angoli, e per tutto il tempo io e Jamal ascoltavamo musica. Lui sapeva a memoria tutte le canzoni degli anni ’80 ’90, i riff di Michael Jackson, dei TOTO, insomma tantissime canzoni della cultura R&Bfunk soul».

Il rapporto di N.I.K.O. con l’Italia risale all’infanzia, e al tempo trascorso in famiglia. «In Austria l’immaginario italiano è associato alle vacanze, al primo mare, alla spensieratezza», spiega Nikolai; «poi, siamo tutti cittadini del mondo. Il goal secondo me è proprio quello di perdere i confini, rendersi conto che siamo tutti uguali». Da sette anni vive a Roma. Ha deciso di trasferirvisi dopo un’esperienza Erasmus, per seguire in un primo momento una carriera attoriale a livello internazionale, come protagonista del film d’esordio di un amico. Scrivere Solo un viennese diventa per lui un gesto di riconciliazione con la città: «Questa canzone è stata necessaria per fare pace con Roma», racconta. «Da quando è uscita sento più pace, sono più legittimato a sentirmi spaesato». Roma lo sorprende di continuo: una città enorme in cui, come si sente proprio nella canzone Solo un viennese da un estratto di un’intervista a Sordi, personaggio «fondamentale per Roma», «il vero romano va a piedi». Questo estratto è uno di due che compaiono nell’album; l’altro, preso da I Vitelloni di Fellini, è una reminiscenza del cinema italiano come pezzo del puzzle che compone l’immaginario di Nikolai. Vienna è descritta quasi per contrasto come una città dal silenzio imponente, ovattato dalla neve in inverno. 

Hallo & Ciao by N.I.K.O.

Molti brani dell’album hanno radici lontane, come ad esempio Wart nen MomentLady Godard risale al 2015: «l’ho scritta quando è mancata la mia insegnante. Era una canzone che suonavamo sempre dal vivo ed era molto importante, anche divertente da suonare». Hallo&Ciao, il brano, gode di una storia molto particolare: «Hallo&Ciao è stato il primo brano che volevo far uscire già nel 2019, inizialmente composto da Mahir e me. Lui ascoltava il brano e diceva che non era più così bello come una volta. Così abbiamo fatto un tour che si chiamava Hallo&Ciao in Austria e in Germania, ma senza far uscire il singolo». Nikolai racconta che la band si è presa un attimo di riflessione proprio dopo la cancellazione dell’ultima data del tour, a Berlino. Tuttavia, «il più delle canzoni sono state composte proprio durante quella trasferta».  

Poco dopo arriva la pandemia. N.I.K.O. si ritrova isolato in un hotel a Firenze per tre settimane, dopo essere risultato positivo al Covid in treno. Proprio in quella solitudine inizia a mettere insieme i pezzi del puzzle, la cui immagine completa è diventata l’album Hallo&Ciao. L’uscita viene posticipata per dedicare più tempo alla cura dei brani, un passo necessario dopo anni particolarmente intensi. 

Nikolai racconta che alcune canzoni sono recentissime, come Gib mir mehrRiconciliazione e Solo un viennese

La lingua italiana, definita «molto espressiva, bella da sentire e da vedere», convive nell’opera di N.I.K.O. con il tedesco, che resta centrale nei testi. «È bellissimo vedere che c’è tanta curiosità in Italia, sia riguardo all’album che per testi in tedesco», sorride Niko. «Io sono cresciuto con l’hip-hop anni ’90, non capivo niente dei testi, ma me ne arrivavano le vibrazioni… e quello era l’importante. Nessuno capiva, io avevo otto anni, mio fratello mi aveva fatto vedere delle cassette e ascoltavamo Tupac. Il mio primo CD era di Notorious B.I.G. Io non capivo, ma è questo il bello della musica, che riesce comunque a trasmettere quello che vuole dirti». 

Un’altra scoperta «assurda» dell’Italia è che «se vai a un concerto, tutti sanno i testi». 

Per quest’album, afferma Nikolai, è stata fondamentale una scrittura intima e personale. L’esposizione alla vulnerabilità è nata all’interno del rap, durante la composizione dei primi due album: «partecipavo a tantissime battle, e mi esponevo anche lì. Correvo di continuo il rischio che l’avversario mi potesse dissare, e poteva anche succedere… Mi ricordo che anche mentre scrivevo il mio secondo album un mio amico mi diceva “quello che scrivi è molto personale”, perché componevo canzoni su mio padre, su mia madre – quella si chiama “Mamma”, proprio in italiano – , sull’amore… Secondo me la cosa che ci porta avanti, come società, è questa», prosegue Nikolai; «tutti mettiamo davanti uno scudo, ma intanto la musica è una forma di comunicazione, e io credo che la mancanza di comunicazione sia la maggiore fonte di conflitti. Nelle relazioni, nella politica… la trasparenza, la comunicazione o anche la corruzione sono concetti fondamentali, ed è sempre un “meta” a essere all’origine del disagio». 

In questo contesto, la musica ha il ruolo di varcare la soglia tra chi si esprime, e chi non riesce a farlo: 

Quando senti una cosa, e la esprimi, tu raggiungi anche quello che sente la stessa cosa, e che spesso non si può esprimere. Dunque, quando fai una canzone, l’altro riconosce la canzone per sé: e questo è lo scopo dell’artista. Crei un qualcosa che non è solo tuo, ma che cerca o ha bisogno degli altri. La storia e il significato che l’ascoltatore mette è forse più importante di quello messo dall’artista. 

Sulla copertina di Hallo&Ciao, disegnata da Stefano Risso, due anatre si seguono in volo su uno sfondo blu. L’anatra è «l’animale della migrazione“, spiega Nikolai, un segno legato in modo molto significativo a Mahir Jamal. 

Copertina dell’album Hallo&Ciao, disegnata da Stefano Risso

Quando è morto Mahir, avevo questa piccola anatra in mano, che ci ha sempre accompagnato, durante la produzione era sempre sulle casse. È come se fosse lui, è sempre stato con noi. È morto Mahir, e all’improvviso mi sono ritrovato quest’anatra in mano, che nemmeno la mia compagna aveva mai visto prima per casa. È diventata il simbolo di questo album. Il disegno è concepito con tanto spazio – il blu dà spazio e tranquillità a chi lo guarda. Siamo sopraffatti di informazioni, e invece questo album… Guardi la copertina e viaggi. 

«Hallo&Ciao è un album di viaggio, spirituale o fisico», conclude Niko.  

C’è una cosa da dire su quest’album, e su Nikolai. Chiudendo gli occhi, siamo ovunque nella sua storia. Siamo un bimbo che guarda la televisione: Sordi sorride e ammicca sullo schermo come uno che ne sa sempre una più di tutti gli altri. Siamo nella Vienna di metà inverno, dove il tempo inizia scorrere secondo gli strati di neve che si accumulano sulle guglie. Siamo in una spiaggia dorata in cui un odore di spaghetto al pomodoro portato dai vicini d’ombrellone sembra provenire direttamente dalla sabbia e imprimersi nella memoria. Scopriamo le prime cassette nel buio di una scatola, e ballandoci sopra insieme ai nostri fratelli ci crediamo i protagonisti di un film. 

Molto tempo dopo, siamo in una macchina, a rivivere la stessa sensazione con amici che sanno decifrare la musica come sanno schioccare le dita, buttar giù accordi, tamburellare le linee sulle ginocchia. Finestrini aperti, e la sensazione di poter fare di tutto – il ponte tra noi e l’esterno, tra quello che vogliamo dire e che possiamo dire, non è ancora invalicabile. Questo fu creare. 

Tempo dopo ancora, in una città che non è la nostra ma tiene le braccia aperte verso di noi, riceviamo una notizia che ci lascia senza fiato, e il ponte sembra non solo infinito, ma perdersi nel nulla. Questo fu morire. 

Non resta che essere anatre, tornare sui nostri passi ad ogni primavera, renderci conto che forse tutti questi attimi non costituiscono una successione, ma sono piuttosto facce di un unico momento: quello in cui prendiamo il volo. 

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