Viaggio nella poetica dell’artista Marco Massarotti 

Nel lavoro di Marco Massarotti il tempo è una misura che non descrive ma è: continuamente dimora e vive presso l’artista. Nell’affrontare il tema della caducità, l’artista si confronta con gli inizi e le fini che scandiscono la sua produzione artistica, così come il divenire della vita di ognuno. Così divide la sua produzione «per blocchi temporali», poiché la forma si adatta alle sue nuove necessità espressive; «essendo in costante cambiamento», racconta, «sento la necessità di ricercare nuovi strumenti per tradurre il mio sentire attuale». Il tempo ridirige anche tematicamente l’artista, poiché «porta con sé i sottotemi di memoria, caducità e divenire»; la ricerca si orienta verso «l’identità, il silenzio e la malinconia». Questi temi, spiega Massarotti, «sono strettamente legati al concetto di tempo, li potrei sintetizzare parafrasando una frase di Heidegger: quando misuro il tempo misuro il mio sentire».

La serie di opere Infinire è descritta come «un viaggio nell’ignoto profondo, senza paura del decadimento». Il segno artistico si apre la strada tramite «l’atto del “togliere”», emergendo da una progressiva e continua rigenerazione della superficie stessa dell’opera. Proprio la caducità diventa la chiave per la sua nascita, e per il suo prolungarsi nello spazio. Massarotti ci descrive questo processo: 

Molti miei lavori hanno stratificazioni di colore sovrapposte che poi vado a rimuovere in diverse maniere. Questo apre anche uno spiraglio alla componente casuale della rimozione e in tal modo riaffiorano gli strati cromatici sottostanti con l’intento di sorprendermi e attivare una ricerca di armonia ed equilibrio.

L’atto del “togliere”, che arriva a tradursi con abrasioni e graffi, non è distruzione ma risveglio: il segno, ferito e rigenerato, diventa punto di contatto con l’ignoto, ripartendo da se stesso. La necessità formale di riequilibrare l’opera tramite «armonie cromatiche e pesi» è accompagnata da un’apertura di uno squarcio, da cui il ricordo affiora e a cui la memoria di chi osserva è chiamato a rispondere. 

L’obiettivo di Linea Project è esplicitamente quello di spazializzare il tempo. Il progetto è un’estensione di un diario privato tenuto da Massarotti durante i suoi cammini, in cui il disegno a penna sostituiva le parole per catturare le sue impressioni. La linea non delimita, ma traduce un istante, una «qualsiasi palpitazione, pensiero sottopelle».  Ma la linea è anche espressione continua dello scorrere di questi attimi, e apre dunque uno specchio dove il tempo può sostare. Così, la penna scorre fluida nel comporre il ritratto che per un attimo, come in uno scatto fotografico, abbiamo osservato, tentando di restituircelo nella sua fugacità. 

Hold the line (drawings on phoe), 70×100
penna a sfera e caffè su carta

Nella serie La mia pelle ricorda tutto è il corpo che custodisce le tracce del vissuto:

La corporeità è un aspetto su cui punto molto specialmente su come si rifà alla memoria. Il corpo che non può mentire è veicolo di messaggi interni, è portatore di una memoria del passato ed è l’ambasciata con cui sperimentiamo il mondo attraverso i sensi. In questo progetto ho voluto accostare alla pelle la carta: entrambi condividono la fragilità.

La mia pelle ricorda tutto #1, 57×51, olio e acrilico su carta

In tutte queste opere si apre un dialogo tra opposti: il confine tra luce e ombra, presenza e assenza, io e altro è cercato fino a quando non si rende evanescente, diventando il luogo in cui la verità si mostra nella sua continuità. Con il progetto Apeiron, Massarotti si spinge ancora oltre, rielaborando Anassimandro: l’indefinito è il principio originario da cui tutto origina e tutto ritorna seguendo leggi cosmiche. Ogni opera prende il nome da una nebulosa e si interroga sul tema dell’identità, fino al suo dissolversi nel fluire degli eventi.

L’interesse per l’introspezione è un lascito teatrale nella formazione di Massarotti, perseguito attraverso una ricerca scandita da tentativi ripetuti verso un oltre, in accordo con i suoi studi di ingegneria aerospaziale. Il primo attore della sua arte rimane l’essere umano: «il mistero più interessante da indagare», commenta, proprio perché finito, proprio perché delimitato da tutto ciò che non controlla, «fragilità, emozioni e la sua fisicità». 

Eppure, di cosa è capace quando si getta oltre se stesso per sognare…