Tra divertimento e riflessione, il nuovo album de i Sordi.
I Sordi sono un duo, composto dai fratelli vicentini Riccardo e Matteo, che rispondono alle nostre domande dal loro studio a Gazzo, dove hanno registrato il loro ultimo album Shockini, uscito il 7 novembre 2025.
«Ci siamo conosciuti così: mamma, aiuto, cos’è quella cosa? E poi è uscito lui», ride Matteo. La loro musica deriva da esigenze e personalità differenti, ma è prima di tutto uno spazio in cui riflettere e, allo stesso tempo, lasciare andare. «Non è facile fregarsene, non è automatico. Per noi è un lavoro», prosegue Matteo, appoggiato da Riccardo, «coltiviamo l’arte del fregarsene, perché è lo spazio libero in cui esprimersi un po’ meno costretti nella vita di ogni giorno».

La libertà si riflette anche dal punto di vista formale nel disco, durante la sua realizzazione e il suo ascolto: «Saltiamo di brano in brano», commenta Matteo, «un brano esce più “rock”, un altro più “funk”… ma mai totalmente, perché ognuno risente di influenze da più generi. Il termine che ci inquadra da un punto di vista di genere è quindi «il de-genere». Riccardo si dichiara d’accordo, mettendo l’accento sulla mancanza di senso di appartenenza nei confronti di un genere o una scena; i due ascoltano e godono di musica “qua e là”, ma quando si tratta di comporre la loro, si affidano alla bussola dell’intuizione. Non si tratta di una scelta metodologica a tavolino, ma del risultato di un’intenzione particolare nel fare musica: come avviene per Elio e le Storie Tese, di cui hanno aperto il Concertozzo a giugno 2024. Matteo parla della loro attitudine come punto di riferimento: «Lo stile degli Elii, come di altri artisti, è la conseguenza, e non la causa, del loro agire. Soprattutto all’inizio, avevano l’intenzione di fare quello che nessuno mai aveva fatto prima; insomma, quello che girava loro. Abbiamo un grosso debito di ascolto nei loro confronti, in quanto trasversali, ma soprattutto perché ci hanno mostrato che si può fare».
Allo stesso modo, non per stile compositivo ma per missione, libertà compositiva ed esplorazione del suono, citano come paralleli alle loro corde gli Area in Italia o Jacob Collier all’estero.
La musica non è un esercizio di stile per i Sordi, ma un prolungamento di ciò che passa per le loro teste, insieme al tentativo di capirci qualcosa. Ne consegue naturalmente che Shockini non sia un disco che nasce dall’intento di comporre musica demenziale o priva di significato, ma guidato da bisogni reali e da momenti quotidiani che richiedono un ascolto partecipato da parte del pubblico. «C’è un valore nell’esprimersi creativamente e nel mettere l’ascoltatore di fronte alla chiamata di fare un certo tipo di lavoro attivo», spiega Matteo. «È importante pensare ai pezzi come a suscitatori di domande, perché dove c’è la domanda c’è anche l’arrovellarsi su di essa. I pezzi sono fotografie di stati quotidiani, strumenti anche per noi per elaborare, guardarci da fuori, ed eventualmente cambiare. Chi ha tempo, voglia, può interrogarsi su queste fotografie. Altrimenti si può anche solo divertire con il primo livello di ascolto, che è “I Sordi fanno casino”; anche noi ci divertiamo a fare casino».


Abbiamo chiesto i particolari della genesi della traccia Amico, avvenuta «dopo una giornata passata a discutere di un amico», racconta Riccardo, che descrive in generale la composizione dei pezzi come «un flusso di coscienza». Hanno deciso di raccontarci quello che per ognuno ha guidato questa traccia: per Riccardo «è nata da una situazione reale della nostra vita, ascrivibile a un amico come a un parente o anche a se stessi. Alle volte anche noi possiamo essere quell’amico che gli altri guardano perplessi, chiedendosi cosa stiamo facendo. Poi traduce anche il non aver chiaro se sia un problema effettivo dell’amico o tuo, che sei cambiato e lo vedi diversamente. Insomma, da una parte c’è nervosismo, ma dall’altra lui sembra stare bene, e allora come si può fare?» Per Matteo, invece, la traccia funziona anche come simbolo per interrogarsi sull’incomunicabilità e l’incomprensione. Amico nascerebbe da «una situazione in cui c’è una persona a cui sei legato dall’infanzia, a cui hai sempre parlato di tutto, e poi quando vi vedete non riesci più a parlarci, si parla solo di lavoro, ti dice che sta bene ma poi non sta bene… Insomma, si resta superficiali, e tu a quel punto non riesci a condividere con lui o con lei quello che senti che sta succedendo». Ritrovandoci in ciò di cui parlano, siamo rimessi in gioco per quanto riguarda le nostre situazioni di tutti i giorni; la nostra quotidianità ridiventa qualcosa di cui siamo curiosi.


L’unico featuring di Shockini è Cose che non riesco a dire, con Musicaperbambini, artista che definiscono «un pazzo meraviglioso», e maestro dell’arte del fregarsene. Il pezzo nasce quasi per caso, all’inizio della composizione dell’album: «Non sapevamo ancora che direzione stesse prendendo il disco, appunto perché non lo decidiamo in anticipo, ma gli avevamo già chiesto se in futuro potesse essere possibile fare qualcosa insieme e aveva detto sì. Così, quando è uscito un brano compatibile, l’abbiamo contattato». Per quanto riguarda il resto del disco, è interamente autoprodotto: tutte le linee di tutti gli strumenti sono suonate, registrate e messe insieme con cura da i Sordi. «Ci piace l’artigianato», sorride Matteo, «qualsiasi cosa faccia un suono ci intriga. Ogni pezzo è una scusa per esplorare, per spostare un po’ più in là la nostra curiosità».
Shockini è una ventata d’aria fresca; i Sordi ci fanno riscoprire la parola “sperimentazione” nel suo significato più vero, che consiste in uno stare al mondo genuino come quello dei bambini. Questi sgranano gli occhi e non si chiedono non solo “come mai”, ma anche “e ora, cosa mi invento?”
… E noi li salutiamo con gratitudine, perché sono contagiosi.

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