Dai progetti Beyond Reality e Quarantine Feelings emerge una fotografia che esplora i confini tra il visibile e l’invisibile. L’obiettivo diventa lo specchio dell’anima.
Nel panorama contemporaneo della fotografia artistica, poche visioni sanno unire la realtà e il sogno con la stessa intensità di Isabella Quaranta.
La passione per la fotografia è nata presto, ai tempi del liceo artistico, quando per curiosità partecipò a un laboratorio di sviluppo in camera oscura. Lì scatta la scintilla.
All’università acquista la sua prima Reflex e inizia a sperimentare. Dopo la laurea in Beni Culturali Storico-Artistici, frequenta un Master in Fotografia Avanzata allo IED di Milano, dove ha come docenti figure di spicco come Giovanni Pelloso, Silvia Lelli, Roberto Masotti e Marirosa Toscani Ballo.
«Penso che senza fotografia non potrei vivere, nel corso degli anni è entrata talmente dentro di me che è come se fosse un sesto senso unito agli altri», racconta. «Mi permette di vedere oltre la realtà sensibile».
Numerosi sono i progetti nati dalla sua immaginazione, oggi ne scopriremo due: Beyond Reality e Quarantine Feelings.
Beyond Reality
Attraverso Beyond Reality, progetto che nasce dal desiderio di spingersi oltre la mera rappresentazione visiva, la fotografa trasforma l’immagine in un mezzo per esteriorizzare la propria l’interiorità. L’artista dietro l’obiettivo non costruisce le sue idee a tavolino, sono emozioni, ricordi e intuizioni che lascia emergere.
«Molte volte l’idea nasce da ciò che porto dentro», spiega. «Quando trovo un luogo che mi colpisce, che mi trasmette qualcosa, allora decido di scattare, perché so che sicuramente mi potrà dare dei risultati finali soddisfacenti. Non sempre elaboro subito le fotografie prodotte, possono passare anche giorni o settimane. Mi ritrovo poi davanti al pc e inizio a sistemare alcuni dettagli come luminosità e contrasto». Attraverso Photoshop, ogni dettaglio viene curato per regalare alla fotografia un’atmosfera onirica senza snaturarla. «Cerco sempre di lavorare partendo dallo scatto iniziale pulito e semplice, per poi dare quel tocco di atmosfera, mai banale o ridondante». Il risultato è un equilibrio tra verità e immaginazione.



Osservando i lavori della serie Beyond Reality, si percepisce subito un filo conduttore: il mistero. Le immagini non raccontano esplicitamente, ma evocano. Gli scatti sembrano appartenere a un mondo in bilico tra il sogno e la memoria, dove si percepisce un forte senso di mistero e l’atmosfera, onirica, è carica di pathos. Quando le abbiamo chiesto quale scatto avesse ritenuto “il più riuscito” sotto questo punto di vista, Isabella ci ha risposto che è difficile dirlo, perché ogni scatto conduce a sensazioni e a memorie uniche ed importanti in egual misura. «Dovendo scegliere così, di colpo, direi “Presence” del 2024».

In Presence, un autoritratto dallo stile pittorico, la fotografa appare di spalle, circondata da un intreccio di braccia e mani che la accarezzano. La prima impressione è data da un senso di ambiguità: non si capisce se si tratti di un gesto di conforto o di costrizione. La scelta non è casuale: «mi piace lasciare l’osservatore sospeso in questa immagine onirica, non facile da decifrare, che potrebbe avere significati diversi», spiega.
Lo stesso accade in Hopes, uno scatto definibile come “ossimoro visivo”. Una mano tesa verso l’alto, illuminata da una luce intensa, contrasta con l’atmosfera cupa e opprimente della scena. «Anche se pensiamo di trovarci in un momento buio, difficile da comprendere, sospeso in un limbo, con la forza della nostra volontà possiamo andare oltre e trovare una speranza, anche se tutto sembra già stato deciso e compiuto». La maschera che nasconde il volto della protagonista diventa simbolo dell’anima, che può anche avere dei lati nascosti o indecifrabili a primo impatto. «È anche un riferimento al fatto che ognuno di noi ha un ruolo nel mondo».

Queste riflessioni, come sostiene Isabella, rimandano alla filosofia pirandelliana del “gioco delle parti”: non possiamo mai conoscere davvero chi abbiamo di fronte, perché ogni identità è mutevole, stratificata, incompleta.
Tra le opere più emblematiche della serie, Oblio si distingue per la sua potenza simbolica e visiva. Il corpo dell’artista, sospeso sulle acque, richiama inevitabilmente il dipinto Ophelia di John Everett Millais. Entrambe le immagini esplorano la fragilità dell’esistenza, la bellezza malinconica dell’abbandono. «Sì, c’è un legame con l’opera di Millais», racconta. «Il quadro “Ophelia” di Millais è un’opera carica di significati simbolici, in particolare attraverso i fiori che rappresentano il dolore, la bellezza, la morte e la follia della protagonista ispirata all’Amleto di Shakespeare. Il dipinto simboleggia la fragilità femminile e la violenza del destino, rappresentando l’attimo di transizione tra la vita e la morte. Così in Oblio il mio corpo è adagiato dolcemente sulle acque. Ho cercato di raffigurare il viaggio umano, esistenziale, la ricerca di sé.».

Il titolo stesso rimanda alla mitologia classica: l’oblio come il fiume Lete, luogo di transito e rinascita. «Nella mia immagine l’acqua è duplice: vita e morte, speranza e rassegnazione». Come Ophelia, la figura di Oblio non è vittima, ma presenza sospesa in un tempo che non scorre. È il punto d’incontro tra il sogno e l’aldilà, un’immagine che racconta la bellezza del lasciarsi andare.
Quarantine Feelings
Durante il lockdown, l’artista non si è fermata. Anzi, quel periodo vissuto da molti in modo negativo è diventato per lei una fonte di riflessione e di grande creatività. Nasce così il progetto Quarantine Feelings, una serie di scatti che esplorano l’isolamento, la paura e la necessità di introspezione. «In quel periodo mi ero chiusa in un mondo interiore sempre ricco di stimoli. Ho ampliato anche le mie conoscenze guardando moltissimi film, leggendo tanti libri», racconta. «Fortunatamente ho sempre contato sulla mia creatività, la mia capacità di stare sola con me stessa, e la mia immaginazione».



Trovando conforto nella lettura e nei film, Isabella ha coltivato la sua immaginazione ed ha sempre trovato ispirazione, senza mai fermarsi. Il lockdown è portato alla creazione di una serie di immagini che cattura l’essenza psicologica di un’epoca caratterizzata da stanchezza, sospensione, ma anche speranza.
Tra queste, Il peso del mondo emerge come una delle opere più potenti. Una figura femminile è accasciata su un globo, simbolo del peso mentale e fisico che tutti abbiamo avvertito durante la pandemia. «[lo scatto] vuole rappresentare il peso mentale e fisico che la società stava attraversando durante il periodo del lockdown. Un senso di spossatezza ed incapacità emotiva di sostenere una simile situazione, mai vissuta fino a quel momento».

L’arte, spiega, può diventare un mezzo di elaborazione collettiva. «In momenti collettivi di crisi, l’arte e la fotografia possono essere di grande aiuto per esorcizzare le paure e spingersi a vedere oltre. L’arte ti aiuta a guardare tutto con occhi diversi, basta lasciarsi guidare e ispirare».
Un altro scatto emblematico è Waiting Room, realizzato nel 2019 negli spazi della Cavallerizza Irreale di Torino e poi rielaborato durante la quarantena. Protagonista è la performer e danzatrice Elisa Spagone, amica e collaboratrice dell’artista.
Lo scatto mostra la performer accovacciata in un corridoio, circondata da ombre di mani che si allungano sui muri. I colori freddi e l’atmosfera sospesa trasmettono un senso di angoscia e attesa. «è come se stesse pregando, aspettando un cambiamento», continua «la vedo come una sfida a combattere i propri demoni, che in questo scatto si materializzano nelle ombre di mani sui muri. Il corridoio porta a una via d’uscita, che si deve trovare grazie alla propria forza interiore».

Guardando all’intero progetto, l’artista spera che il pubblico possa riconoscersi in quelle emozioni. «Penso che gli osservatori possano rispecchiarsi in queste immagini, che sono state create per cristallizzare quei momenti particolari di tensione e speranza che ognuno di noi ha vissuto. Credo che possano ritrovare almeno in parte qualcosa di personale al loro interno».
Giungendo al termine, si può affermare che Beyond Reality e Quarantine Feelings raccontano due lati della stessa ricerca: da un lato la visione onirica, carica di pathos e suspence; dall’altro l’introspezione più profonda. Entrambi i progetti parlano di attraversamento, di interiorità e di sospensione. La fotografia diventa una forma di meditazione visiva e un nuovo modo di esplorare ciò che è invisibile, ma presente. Il suo è un universo sospeso in cui luci e ombre si fondono e la realtà e si intreccia al sogno. Forse è proprio questo il segreto del suo lavoro: ricordarci che l’arte, come la vita, è sempre un viaggio beyond reality.
Tra i prossimi appuntamenti, Isabella segnala con entusiasmo la sua partecipazione alla collettiva La forma del ritratto, organizzata da Still Fotografia presso il Palazzo del Broletto di Pavia. L’inaugurazione si terrà il 31 ottobre 2025, con la mostra aperta fino all’11 gennaio 2026.

Lascia un commento