L’amore per il sapere ed essere donna all’epoca di Isabella non erano due cose conciliabili. “Isabella e Lorenzo” è la storia di una ragazza vissuta nel 1300 che riuscì a sconvolgere ogni equilibrio, infrangendo regole e cuori.
di Francesca Bonazzi
Capitolo 6
Dov’è Isabella?
Non potevo sostenere l’ansia di dover costantemente cambiare aspetto o nascondermi per via delle ricerche volute della Madre Superiora, in compagnia di suo fratello, ovviamente. Dovevo trovare una soluzione al più presto. E tutto a causa di Carlo.
Nel frattempo, il comportamento di Carlo e Leonardo alla locanda non era passato inosservato. Il rettore fu molto severo con entrambi, ma in particolar modo con suo figlio. Dopo averli rimproverati entrambi, mandò Carlo alle camerate, che arrivò con la coda tra le gambe; io ovviamente feci finta di non saperne nulla. Leonardo fu trattenuto per una chiacchierata confidenziale con suo padre, quando tornò era scuro in volto, non lo avevo mai visto così, istintivamente avrei voluto abbracciarlo, ma come ti abbraccia una persona che ti ama, non un amico.
Mi limitai a dirgli: “Amico mio, c’è qualcosa che io possa fare per alleviare questa tua visibile sofferenza?”
E lui sorprendentemente rispose: “Ti ringrazio per l’interesse, ma non c’è nulla che tu possa fare per placare il mio dolore, avrei però un solo desiderio, ti va di venire alla locanda con me?”
Il mio cuore saltò di un battito, come potevo digli di no? Come potevo andare alla locanda? Che disastro!
“Alla locanda dove andate la sera?”
“Sì, alla locanda dell’Oca d’Oro. Lo so che tu non sei molto avvezzo a questo genere di cose, ma in questo momento ho bisogno del sostegno del mio miglior amico e…” si interruppe un attimo “…e di lei”
“Lei?” Replicai sbalordita
Leonardo arrossì e continuò: “Si, è la ragazza più bella di tutto il creato e vederla mi porterebbe assai gioia, ma non me la sento di andarci da solo”
“Si referirà sicuramente a Rebecca”, pensai, vista la sua bellezza.
Iniziai a sentire un velo di amarezza, ma non potevo rifiutarmi o pensarci troppo.
“Se la mia presenza ti fa piacere, andiamo subito”
Saltai le lezioni successive con la scusa di un malore improvviso, Leonardo aveva ottenuto un permesso speciale dal padre, così disse. E sgattaiolammo via.
Arrivati là c’era Rebecca che puliva i vetri esterni, Leonardo, prontamente, si avvicinò a lei, e io pensai: “Ecco è fatta, ora si dichiara, si sposano e scappano via su un cavallo bianco…”
“Rebecca hai bisogno?” disse lui interrompendo i miei pensieri
“Da quando tutta questa confidenza?”
Non riuscivo a non essere gelosa.
Lei si voltò e con la sua candida voce rispose: “No, grazie. Ho quasi finito”
Però, siccome si trovava su una scala di legno, scendendo, Leonardo le allungò la mano per aiutarla. Come aveva fatto con me mentre gli servivo la birra, allora quello che avevo ritenuto un’accortezza nei miei confronti non significava nulla?!
Rebecca mi guardò con aria interrogativa e si rivolse a me: “Sei nuovo di qui?”
“No, ehm… volevo dire si. No! Si! Nel senso che studio a Bologna, ma non sono mai stato in questo posto. Mai! Mai, mai eheheh…” Ero più impacciata del solito.
Mi guardarono entrambi straniti e poi si misero a ridere.
Intervenne Leonardo: “Perdonalo, è un mio caro amico, ma non è abituato a stare tra la gente”
Rebecca rispose: “Ah sei nuovo, eppure hai un viso così famigliare”
Che stava facendo?!
Poi aggiunse, questa volta rivolta a Leonardo: “Ti dispiace se scambio qualche parola con il tuo amico?”
Andammo sul retro
E mi iniziò a rimproverare: “So che sei tu Isabella, che stai facendo?!”
“Parla piano”
“Tranquilla sai che con me il tuo segreto è al sicuro, ma non dovresti venire qui con Leonardo, potrebbe scoprire tutto”
“Non avevo scelta”
“Entriamo altrimenti si insospettisce”
Leonardo era irrequieto e continuava a dire: “Dov’è?”
“Chi?” rispose Rebecca
“Isabella” disse lui.
Aspetta un attimo, stava cercando me. Come mai? Ero io la “lei” di cui parlava? Ero forse io l’oggetto del suo desiderio?!
Il cuore mi batteva fortissimo, mi dispiaceva di aver provato gelosia. Non ci potevo credere.
“Chi è Isabella?” Dissi io.
“È la ragazza di cui ti ho parlato, sono qui per lei”, disse lui.
Rebecca intervenne: “Ahimè di giorno non c’è mai”
“Non lo sapevo, come mai?”, ribatté Leonardo.
Dopo un attimo di panico, lei prontamente rispose: “Lei ha bisogno di fare due lavori, di giorno lavora in un’altra locanda perché qui c’è bisogno di lei solo la sera”.
Sembra filare tutto liscio, ma Leonardo non si era accontentato della risposta e continuò a domandare: “Ah, e come si chiama questa locanda? Lo saprai siete amiche”
“Eh…Locanda …dell’antico…viaggiatore….sì, si chiama così”
“Mh, che nome bizzarro. Beh sai dove si trova?”
“No, mi dispiace, so solo che è molto lontana”
“Non importa, la troverò!”
Non sapevo che fare, così provai a convincerlo a tornare in Università. Tentativo vano, ovviamente, doveva trovare Isabella, doveva trovare me.
Da una parte non ero mai stata così felice, dall’altra ero terrorizzata.
E fu così che arrivò l’ultima persona che avrei voluto vedere in quel momento: la Madre Superiora che si annunciò: “Buon pomeriggio, vengo da un monastero qui vicino e sto cercando una ragazza di nome Isabella, ero passata tempo fa, ma nessuno l’aveva vista. Io, il Cardinale Malatesta e sua zia siamo molto preoccupati”. Che falsi.
Ad udire quelle parole venni sopraffatta dalle emozioni e svenni a terra. Mi risvegliai su una sedia della locanda. C’era solo Rebecca, gli altri due erano andati a cercarmi. Dovevo fermarli. Corsi alla stalla e montai su Olimpo, un maestoso cavallo bianco e li cercai senza risultati. All’imbrunire dovetti tornare agli alloggi. Incredibilmente trovai Leonardo deluso della sua vana avventura. Temevo fosse giunto a conclusioni e sapesse il mio segreto, invece aveva solo conosciuto aspetti del mio passato che lo avevano fatto innamorare ancora di più di me.
Sprizzavo gioia e gli dissi: “Amico mio, sono molto contento per te, vedrai che la troveremo. Ma posso chiederti come mai proprio oggi la volevi vedere?”
“Oggi ho ricevuto una pessima notizia, mio padre è molto malato. Vedere lei mi avrebbe distratto da questo supplizio”
“Sono molto compartecipe del tuo dolore amico mio, vuoi parlarne?”
“Ora voglio solo riposare, ma ti ringrazio”.
La sera seguente venni redarguita per non essere andata a lavoro. Mi scusai e iniziai a servire i tavoli. Arrivarono Leonardo e Carlo, io come Lorenzo mi ero dato malato e mi ero chiuso in camera.
Alla locanda Carlo mi guardava con aria intimidatoria, chissà cosa aveva in mente.
Leonardo non mi tolse gli occhi di dosso e a fine serata mi prese nuovamente da parte, raccontandomi le avventure del giorno precedente.
E io chiesi: “Come mai hai sentito l’esigenza di venire proprio da me?”
“Perché io…” mi prese le mani “Io ti amo Isabella, lo so che anche per te è così”
Attendeva una risposta.
Io in estasi riposi: “Non erri, ma è molto complicato…”
Mi zittì ponendo un dito sulle mie labbra, era così delicato il suo tocco. I suoi occhi si posarono lì, poi ci guardammo intensamente vicendevolmente.
Lui disse: “Domani all’alba vieni all’Università nell’ufficio del rettore, posso garantire io che non ci sarà nessuno”
“Ma…” dissi io.
“Niente ma, se mi ami vieni, altrimenti avrò avuto la mia risposta”.
Mi svegliai all’alba, dovevo andarci, non potevo resistere. Leonardo era già uscito.
Ma si svegliò anche Carlo, che con la sua solita arroganza, disse: “Dove credi di andare a quest’ora? Hai dimenticato questi?” E tirò fuori i miei capelli lunghi.
“No, perché dovrei usarli?”
“Per pagarti gli studi forse? Lo so che ti travesti da donna per lavorare. E so anche che prima lo facevi per farti mantenere dalle suore”
Stavo diventando tardi, così assecondai questa sua versione: “Va bene hai vinto tu, dillo a tutti e io dirò che chiami la mamma mentre dormi”
“Come fai a saperlo?!”
“Segreti del mestiere”
“Per il momento sei libero, ma non finisce qui”
Corsi via e arrivai all’ufficio del rettore, non c’era nessuno.
Era pieno di oggetti antichi e preziosi. C’erano libri di opere, soprammobili di legno e di ferro.
Non c’era Leonardo, forse era tutto uno scherzo?!
Arrivò più bello che mai. Mi prese le mani, mi guardò entusiasta e disse: “Sei venuta, allora significa che mi ami”
Mi zittì di nuovo, questa volta con un delicatissimo bacio. Staccò lentamente le sue mani dalle mie e iniziò a farle scorrere fino alle spalle, poi arrivò al collo e poi le posò sul mio viso, accarezzandomi con i pollici dietro le orecchie. Provavo sensazioni mai sentite prima. Mi disse: “Voglio te, voglio te ogni giorno, ogni notte e ogni istante della mia esistenza. Io ti voglio in tutti i modi che si può volere una persona. Capisci che intendo?”
“Si e io ho i tuoi stessi desideri nei tuoi confronti”
Allora mi baciò e questa volta ricambiai. Iniziammo a baciarci passionalmente. Mi sollevò e mi fece adagiare sulla scrivania, le sue mani scorrevano suo mio corpo. Era così naturale. Si interruppe un attimo e disse: “Capisco se tu non vuoi continuare. Potresti non voler fare queste cose prima del matrimonio”
E io presa dalla passione risposi: “Voglio farlo. Voglio un tuo ricordo”, errore fatale.
“Ricordo? Perché poi dove vai? Io voglio vivere con te Isabella”
“Non possiamo, mio amato”
“Perché?”
“È complicato”
La magia era svanita.
“Isabella, ma tu mi ami davvero?”
“Si io ti amo, ogni parte del mio corpo ti ama, ma la mia vita è complicata. La mia classe sociale è inferiore alla tua. Tu sei il figlio del rettore e io una semplice cameriera “
“Aspetta come sai chi è mio padre? Io non te l’ho mai detto”
“L’ho immaginato, visto che sai come entrare nell’ufficio quando non c’è”
“Poteva saperlo chiunque”
“Isabella che nascondi? Frequenti altri uomini dell’Università?”
Non potevo fargli credere una cosa simile ma il rischio che avrei corso a dire la verità era alto.
“Devo dirti delle cose che vanno oltre il nostro amore”

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