La cantautrice genovese presenta il suo primo album debutto nei panni di NOVE, un viaggio di nove tracce tra psicologia, mare e nostalgia. 

Ci sono momenti nella vita in cui senti il bisogno di cambiare pelle, di lasciare un nome per sceglierne uno nuovo, che non rappresenti una maschera, ma una direzione. È quello che ha fatto Roberta Guerra, cantautrice genovese, quando ha deciso di diventare NOVE. Un nome semplice, ma pieno di significato personale: «L’ho scelto proprio per il significato del numero», racconta. «Il 9 è un numero che mi porto dietro da sempre, sono nata il 9 marzo del 1991, quindi è un numero che ritorna sempre un po’ come porta fortuna». Con questo nuovo nome, NOVE si è lasciata alle spalle un primo progetto musicale portato avanti con il suo nome di battesimo, per lanciarsi in una fase più sperimentale ed intima. Un cambio segnato anche da una nuova collaborazione artistica, quella con il produttore Zibba, che ha dato il via a un progetto discografico profondo: SOTTOQUESTOMARE.

Il percorso artistico di NOVE è strettamente intrecciato a quello personale. Genova, Roma, Parma, Milano: ogni città ha lasciato un segno nella sua musica. «Per scrivere bisogna vivere, è proprio essenziale», afferma. «Sicuramente le esperienze di vita e le esperienze artistiche, stare a contatto con tante persone nel giro musicale, mi hanno fatto crescere tanto e mi è servito tanto spostarmi».

SOTTOQUESTOMARE è un titolo che racconta già molto. È una dichiarazione d’amore per il suo elemento, l’acqua, ma anche un invito all’introspezione. «Il mare è casa per me, sono di Genova, quindi è il mio elemento», spiega. «SOTTOQUESTOMARE è scavare, andare veramente sotto anche a livello psicologico, dentro le proprie emozioni».

Un progetto nato in modo spontaneo, prodotto di una spinta personale prima ancora che musicale. «Non sono partita con le idee già chiare», racconta. «Poi mi sono resa conto che a forza di scrivere brani, il mare stava diventando il protagonista… in tutti c’è la parola mare a parte qualcuno». Da lì, il titolo è nato durante una conversazione: “quanto è difficile a volte andare sotto il proprio mare, sotto questo mare”.

Nulla è stato forzato nel processo creativo. Il disco, composto da nove tracce, è uscito il 9 maggio, eppure inizialmente dovevano essere otto. «L’ultimo pezzo, Granite, l’ho voluto fortemente, anche se è nato alla fine. Così le tracce sono diventate nove».

Il risultato è un album personale, stratificato, in cui ogni brano porta con sé una storia. Uno su tutti: Anselmo. «È legato a mio papà che purtroppo non c’è più, quindi è un suo ritratto, mi piace definirlo un suo quadro». Una canzone profondamente personale, ma – con grande sorpresa dell’artista – capace di toccare corde universali. «Quando lo faccio ascoltare a chi magari non lo sa, dice “cavolo però ci si può ritrovare” … mi sembra una cosa un po’ strana perché è un brano che sento meno universale».

C’è un’emozione persistente che lega tutto il lavoro di NOVE: la malinconia. Non si tratta di tristezza, ma di un attaccamento nostalgico a ciò che è stato. «Sono una persona malinconica, sono ancorata a quello che ho vissuto e ciò si riflette nel mio mondo musicale, è inevitabile».

Il suo modo di scrivere parte sempre da esperienze reali, da relazioni vissute. «Difficilmente non ho un interlocutore», afferma. «Parlo di mille sfaccettature d’amore… può essere l’amore verso un fidanzato, un’amica, verso il mare. Io non riesco a pensare all’amore in generale, cos’è l’amore? Tutto e niente».

Il disco è impreziosito da collaborazioni che uniscono talento e, perché no, amicizia. Il violoncello di Giulia Monti – presente in AnselmoGranite e Pancia contro schiena – dona particolare intensità emotiva. «Io conosco Giulia, è una mia amica oltre che una bravissima violoncellista». Il pianoforte è invece affidato a Lorenzo Di Blasi, conosciuto “strada facendo”, che ha registrato le sue parti su un pianoforte analogico, restituendo un sound autentico. Altri musicisti, come Cristian Donà alla chitarra ed Emiliano Cava alla batteria, arricchiscono l’album, rendendolo ancora più intimo e speciale per l’artista.

In una delle frasi più forti dell’intervista, NOVE dice: “Restare a galla è semplice, ma immergersi sotto il proprio mare è il gesto d’amore più profondo che possiamo fare a noi stessi.”
Una dichiarazione che è anche manifesto artistico. E il prossimo gesto d’amore? «Non si può dire, ci sono più cosine, ma ce n’è una in particolare più concreta che non riguarda la musica. Sto seminando altro oltre alla musica e questo mi fa stare serena».

Alla fine, NOVE cosa spera che le persone provino ascoltando SOTTOQUESTOMARE?
«Mi piacerebbe che chi ascoltasse questo disco riuscisse a trovarsi un suo piccolo spazio, un momento per ascoltarsi e volersi bene, che sembra una cosa scontata, facile, ma in realtà non lo è».

E a due mesi dall’uscita? C’è un brano che sente più suo? «Uno non c’è… Se vogliamo metterla così, in questo preciso momento, potrebbe essere se io. Però sono tutti pezzi di vita».

Per chi vuole ascoltarla dal vivo, ci sono due date da segnare: 11 agosto al Mèco Fest di Caprara d’Abruzzo (PE) e 24 agosto a Sori Solidale, a Sori (GE).

Inoltre, abbiamo il piacere di comunicare che NOVE è ufficialmente tra le 10 finaliste del Premio Bianca D’Aponte 2025, la cui finale si terrà a fine ottobre. Insomma, Un riconoscimento che suona come una conferma per un’artista che, con delicatezza e profondità, ha fatto dell’amore la sua forza: la strada è quella giusta.

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