Una chiacchierata con Chiara Ciliento, make-up artist, che ha fatto del trucco uno strumento di espressione e libertà personale.
Crescere in una famiglia in cui l’arte scorreva tra i corridoi di casa, ha acceso in lei fin da piccola una passione creativa che l’ha portata ad esplorare il mondo del make-up come forma di espressione personale e di libertà. In questa intervista, Chiara Ciliento ci racconta il suo percorso, un vero mix di sperimentazione, studio e ascolto profondo dell’altro, accompagnandoci in una riflessione sul potere del trucco non solo come strumento estetico, ma come mezzo autentico per valorizzare la propria identità, accettarsi e sentirsi bene con sé stessi.
Come è nata la tua passione per il make-up e qual è stato il tuo percorso per diventare Make-up Artist?
Vengo da una famiglia di artisti: mio padre ama disegnare e dipingere, mio fratello compone e scrive musica. Questo contesto mi ha avvicinata sempre di più al mondo dell’arte. Venendo però da una realtà piccola, è stato difficile trovare strumenti per capire cosa volessi essere. La mia famiglia mi ha trasmesso un modo di esprimermi diverso, quindi ho iniziato a divertirmi con il make-up fin da piccola. Guardavo i videoclip di grandi artisti come David Bowie, che usavano tantissimo trucco e ne rimanevo affascinata.
Da lì ho iniziato a fare tutto da sola, sperimentando nella mia cameretta con look principalmente rock, perché quella era la musica che si ascoltava in casa. Sono andata via presto dal mio paesino perché sentivo il bisogno sia di esprimermi che di capire chi fossi davvero.
Mi sono trasferita prima a Roma, dove ho iniziato a lavorare, e poi a Napoli, dove ho studiato per tre anni in accademia per approfondire il mondo del make-up. Da lì la passione è diventata il mio lavoro, fino ad arrivare a Milano.

In che modo, secondo te, il make-up può essere uno strumento di valorizzazione e benessere personale?
Ognuno ha il proprio modo per sentirsi meglio. C’è chi, per esempio, indossa sempre una collana perché gli dà forza. Io ho un piercing da dieci anni: non riesco a toglierlo perché se no non mi sento me stessa.
Il make-up è cosi, ci dà un’identità. Quando vado in palestra e so che farò un allenamento duro, metto sempre la matita nera all’interno degli occhi. Mi dà carica, mi aiuta a guardarmi allo specchio e dirmi: “Ce la puoi fare”. È una forma di forza e di affermazione della propria identità.
Inoltre, il make-up ti fa sentire meglio anche solo guardandoti allo specchio nei giorni in cui ti vedi stanca o spenta. Bastano 5-10 minuti dedicati a se stessi per migliorare l’umore. Non serve fare molto: anche solo un gesto piccolo può fare la differenza sul benessere interiore.
Hai mai visto un cambiamento emotivo dopo una sessione di trucco su un cliente?
Bella domanda! Sì, tantissime volte. Alcuni clienti non vogliono stravolgersi perché non amano uscire dalla propria comfort zone, ma a me piace osare un po’. Non per trasformarli, ma per proporre piccoli atti di coraggio, come un rossetto diverso dal solito. Anche solo quel minimo cambiamento può riflettersi nella realtà.
Spesso mi dicono: “Da quando mi hai truccata in quel modo mi sento diversa”. Oppure: “Sono riuscita a valorizzare qualcosa che non mi piaceva di me”. Cosi si riesce ad accettare una particolarità con molta più gentilezza, basta capire come fare.
Qual è il tuo approccio per valorizzare i tratti unici di ogni persona?
Non mi piace parlare di difetti, perché siamo tutti diversi. Ho imparato a non vedere certe cose come difetti, appunto, ma a viverle meglio. Questo è ciò che cerco sempre di trasmettere. Il mio lavoro mi mette a contatto con le persone e le loro fragilità, quindi bisogna usare molta gentilezza: non sai mai che tasto stai toccando.
Ad esempio, se vedo un neo sul viso di una cliente che di solito copre, io scelgo di non farlo. Una volta ho truccato una modella con un bellissimo neo: non l’ho coperto e lei è rimasta sorpresa. Mi ha detto che nessuno gliel’aveva mai lasciato scoperto e si è sentita accettata. Quel gesto le ha trasmesso un messaggio diverso, positivo.
Anche un naso importante può essere un tratto distintivo. Sono le particolarità che rendono unici.
Quanto conta ascoltare e comprendere chi hai davanti prima di iniziare un trucco?
È una delle cose più importanti. In quel momento, la persona si affida a te e tu devi toccarla. Il mio primo compito è creare un legame, far sì che si fidi di me. Questo vale in ogni ambito: costruire connessioni è ciò che mi rende orgogliosa del mio lavoro. Se si entra in empatia ci si scambia pensieri e si sa per certo che qualcosa di bello quella persona porta con sé.

Cosa diresti a chi usa il make-up come una “maschera” per nascondersi?
È difficile nascondersi davvero con il make-up, perché non ti cambia profondamente. Certo, esistono look elaboratissimi, ma alla fine sei sempre tu. Nascondere qualcosa significa non accettarsi.
La cosa più bella è diventare consapevoli di chi siamo e tirar fuori quella parte, invece di nasconderla. Spesso vediamo difetti che gli altri neanche notano. Non dobbiamo piacere a tutti: dobbiamo vivere serenamente con noi stessi. La perfezione non esiste, e lo sappiamo tutti.
Di solito, nella storia, il make-up è sempre stato maggiormente associato alle donne, ma credi che al giorno d’oggi il trucco sia ancora qualcosa di così femminile?
Ovviamente no. Il make-up è una forma artistica, quindi è libertà. Tutti possono usarlo come preferiscono, per rappresentarsi nell’arte, nella musica, nel cinema.
È un mezzo di comunicazione: puoi esprimere un’identità, un’emozione, un messaggio. Non importa se sei uomo, donna o altro: se vuoi comunicare attraverso il make-up, fallo. Secondo me è affascinante vedere chi porta il make-up con coraggio.
Negli ultimi anni il make-up è diventato anche una forma di espressione per la comunità LGBTQI+ o per chi è in transizione, vero?
Assolutamente sì. Mi affascinano moltissimo quei look: sono profondi, autentici e spesso anche tecnicamente complessi. Durano a lungo e ti trasformano. Creano un personaggio, ma è il loro personaggio. È un’identità che sentono davvero propria, e questo è bellissimo.

Passiamo alla seconda parte dell’intervista: quali sono, secondo te, gli step per una make-up routine corretta?
Ci sono alcune regole base per un buon trucco, ma non sempre devono essere seguite alla lettera per ottenere un buon risultato. Per chi si trucca poco, ma vuole un look più ordinato, il primo step è la skincare: senza una pelle ben idratata, i prodotti non rendono bene.
Quindi la skincare è fondamentale?
Sì, per la salute della pelle. Non servono mille passaggi, basta scegliere i prodotti giusti. Anche le pelli grasse devono essere idratate.
Pulizia, idratazione ed esfoliazione leggera sono importanti per preparare la pelle al trucco. Dopo la skincare, si applica il fondotinta: se la pelle ha pellicine, l’effetto non sarà bello.
Per chi vuole un look naturale, consiglio una crema colorata, blush, mascara e un po’ di gloss. Basta questo per avere un aspetto più fresco e curato.
Secondo te, quali sono i prodotti che non possono mancare nella beauty bag di una ragazza?
Sicuramente il blush, perché dà quel tocco di colore autentico delle gote arrossate. Poi un rossetto per idratare e per dare colore. Anche un illuminante stick è molto bello in estate, perché dona un effetto luminoso sul viso.
Come si sceglie il fondotinta giusto per il proprio tono di pelle? E cos’è il sottotono?
Ci sono molte sfumature di fondi e tanti sottotoni, sicuramente la prima cosa da fare è provare i fondotinta che più o meno sembrano avvicinarsi al nostro incarnato.
Il fondotinta non va mai provato sulla mano, poiché la nostra mano ha un colore totalmente diverso dal nostro viso. Bisogna provare, anche solo poco prodotto, sul mento, in modo che si abbia di riferimento la colorazione del collo.
Per quanto riguarda il sottotono, ce ne sono diversi: alcuni sono neutri, ma solitamente hanno come prevalenza un determinato colore. Ad esempio, il mio sottotono è più giallo e neutro, quindi evito sottotoni rosati o pescati.
C’è un metodo specifico per capire il fondotinta più adatto?
Lo si capisce guardando la persona, per capire se è più sul rosato o sul giallo. Poi ci sono anche le descrizioni che descrivono il fondotinta. Ovviamente bisogna provarli, almeno tre fondotinta diversi, per vedere quello che si fonde meglio con la nostra pelle
Che consiglio daresti a chi si avvicina per la prima volta al mondo del make-up?
Bisogna divertirsi! Approcciarsi in modo divertente e curioso, senza pregiudizi. Non bisogna mai avvicinarsi al make-up considerandolo solo un mezzo che aiuta a nascondere le fragilità. È qualcosa di più, è uno strumento per valorizzare quello che tu credi non sia bello, non nasconderlo.
Mi viene in mente un’artista con delle orecchie molto grandi. Invece di coprirle con i capelli, le lascia scoperte, tirando i capelli indietro con una coda e decorandole con tanti gioielli. Questo è un messaggio molto bello e dovrebbe essere così anche nel make up. Non nascondere, ma valorizzare. Abbellire. E sentirti più sicuro di se stessi.

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