Con The Making la cantautrice britannica ci porta in un viaggio caratterizzato da folk, rock e psych-power pop, confermando la sua straordinaria versatilità artistica.
Lavinia Blackwall, compositrice, cantante e polistrumentista di origine scozzese, ha fatto della musica una parte integrante e inevitabile della propria esistenza. Già nota al pubblico come voce dei Trembling Bells, Blackwall prosegue il suo percorso solista con The Making, una raccolta di brani intimi e maturi, nati nell’arco di quattro anni tra una pandemia, sfide personali e trasformazioni creative. Elemento fondamentale di questo percorso è la collaborazione con Marco Rea, musicista, produttore e suo compagno di vita, con cui condivide lo studio di registrazione e una visione artistica profondamente affiatata.
Il disco si distingue per la varietà stilistica e la profondità emotiva diventando un’opera autentica, che riflette non solo un percorso musicale, ma anche un cammino umano, “di creazione”. A guidarci in questo viaggio tra folk, psych-pop, Northern Soul e confessioni intime, è un’artista che non ha mai smesso di interrogarsi sul significato del comporre e che continua a trovare nella musica uno strumento per esprimere le sue idee, dando spazio anche, anzi soprattutto, a quelle più astratte e sconnesse.
C’è un’arte profonda nel dare forma al proprio mondo. Lavinia Blackwall ci accompagna lungo questo sentiero con il suo nuovo album The Making. Blackwall continua il suo viaggio da solista abbracciando un’ispirazione nata da anni intensi segnati da una pandemia, perdite, rinascite e profonda introspezione. In The Making, Lavinia fonde generi con grande maestria: dal folk psichedelico al Northern Soul con un pizzico di rock. A far sì che tutto ciò fosse possibile, si è rivelata necessaria una visione artistica maturata nel tempo, che racconta la resilienza di chi ha imparato a convivere con l’incertezza e a trasformarla in musica.
Per Lavinia, comporre non è una scelta, è un istinto. “Per me, comporre è inevitabile: è qualcosa che accade ogni volta che prendi in mano uno strumento o inizi a cantare una melodia”, racconta. Cresciuta in una famiglia dove la musica era parte della quotidianità, tra un organo da chiesa installato in casa e il canto della madre, Lavinia ha imparato fin da subito che la creazione artistica può nascere anche semplicemente ascoltando. “Le idee sembrano venire dal nulla, ma allo stesso tempo sono generate dal mezzo con cui stai lavorando, dallo strumento che hai davanti e anche dallo stato d’animo in cui ti trovi”. Questa consapevolezza dà vita a The Making, un album che racconta gli ultimi quattro anni. “Ci lavoravamo quando potevamo” dice, parlando dei lunghi mesi in cui il progetto è rimasto in stand-by. “Ogni volta che riprendevamo in mano un brano lo facevamo con orecchie nuove”.
Elemento chiave nella costruzione dell’album è la collaborazione con Marco Rea. I due condividono non solo lo studio di registrazione, ma una sintonia unica, fatta di stimoli reciproci e visioni complementari. “Marco mi sprona, mi propone idee che magari all’inizio mi spaventano, ma ha quasi sempre ragione”, afferma Lavinia. È grazie a questa alchimia che l’album assume una forma così ricca e stratificata.
Fondamentale è anche stata la spinta motivazionale da Thomas McKay, produttore canadese e amico di lunga data di Marco. “Ci ha davvero aiutato a rientrare nel progetto e a completare i pezzi”, conclude.
Il titolo The Making non è casuale: rappresenta un processo in continua evoluzione, sia a livello artistico che esistenziale. “Con il tempo ho capito che il significato delle idee si rivela solo a posteriori”, spiega Lavinia. “La tua vita è, in una certa misura, di tua creazione”. Affermazione profonda, riscontrabile in ogni brano, soprattutto in quelli nati da eventi traumatici, ma trasformati in strumenti di guarigione.
Brani come “The Art of Leaving” parlano apertamente di dipendenza e fuga e per la stessa artista scriverli ha significato un senso di liberazione. “Era come liberarmi da squali che mi giravano intorno”.
Anche “My Hopes Are All Mine” porta con sé una trasformazione profonda: quella del distacco dai Trembling Bells, raccontato senza risentimento, ma con la chiarezza di chi ha trovato la propria strada. “Scrivere e pubblicare la mia musica è stata la cosa più gratificante che abbia fatto a livello creativo.”
L’eterogeneità stilistica di The Making è il riflesso fedele di ciò che Lavinia ascolta e vive. “Non cerchiamo di fare ogni brano diverso, ma nemmeno ci sforziamo di renderli simili. Le cose escono così.” L’album contiene tracce in cui si percepiscono omaggi al folk britannico, dettagli fondamentali che ci riportano alla sua cultura e alla tradizione corale inglese da lei tanto amata.
Un esempio emblematico è “Scarlett Fever”, nata dai versi di un suo ex insegnante di storia. Lavinia ha accolto questa sfida come un’opportunità per esplorare un altro approccio alla scrittura, costruendo un brano che si muove tra tradizione e sperimentazione, tra flauti dolci e melodie che ricordano un’epoca lontana.

Le sonorità e lo stile di Blackwall sono profondamente segnati dalla Scozia, dal clima e dalla natura che la circonda, ma le sue radici affondano anche nella coralità inglese, nella musica barocca e nella moda anni ’60-‘70. “Esco dal cancello del giardino e sono immersa nella natura ed è qualcosa che ha un enorme valore per me. Stare all’aria aperta è trasformativo, ti riconnette con la realtà che conta davvero”, dice. La sua musica ne è testimonianza: ogni traccia è un viaggio emotivo il cui potere risiede nel teletrasportarti in un’altra epoca e in un altro luogo.
Lavinia, quando le abbiamo chiesto come definisse il successo artistico in questo momento della sua carriera, ha riso. “È davvero difficile non confondere il successo artistico con quello commerciale, perché molto spesso il secondo è una conseguenza del primo” – continua – “sono felice di aver pubblicato due album in modo indipendente e di essere riuscita a rientrare delle spese”. Una dichiarazione sincera, ma che non rappresenta a pieno la definizione di successo. “Essere soddisfatta della propria creazione, credo che questo sia il successo artistico per me”, conclude.
A chi ascolta The Making, Lavinia augura un viaggio: “che si godano gli arrangiamenti e la musica in sé… magari anche un pizzico di ottimismo.” Ma anche se non fosse così, basterebbe lasciarsi trasportare dalla melodia, dalla voce, dalla bellezza di un disco che parla di trasformazione con la delicatezza di chi sa che ogni perdita è anche un nuovo inizio. Perché, come ci ricorda Lavinia Blackwall, la nostra vita è, in fondo, la nostra creazione.

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