Il racconto musicale e mitologico di una ragazza alle prese con le sfide della vita.
AMNESIA, classe 1999, è una giovane artista originaria di Napoli, ma legata anche alla capitale. Il suo nome d’arte nasce per gioco in un contesto goliardico di un centro per giovani tra un karaoke e una risata, fu proprio un amico della ragazza ad individuare questo appellativo, inizialmente riferito all’utilizzo di effetti musicali come il riverbero. Da lì l’artista si appropriò di “amnesia” come definizione del suo essere cantante e producer. Nel 2020 inizia il suo cantautorato esordendo con il singolo
“Tutto questo” nel periodo, ben noto a tutti, della pandemia Covid-19. Da lì, per AMNESIA ha inizio l’evoluzione musicale: non solo come cantautrice, ma anche come producer di sé stessa; infatti, arriva ad
autoprodurre il suo primo EP “AMNESìA”, che per lei è stato di certo un grande salto e traguardo. Grazie all’atmosfera magica dei locali e dei festival di Roma, oltre all’impegno e talento dell’artista, l’EP ha ottenuto il giusto riconoscimento: premiazioni in vari festival, tra cui il Festival del Cambiamento e il Festival di Viareggio.

Fotografia: Viola Carboni
Styling: Sara Böhm
Make-up: Ilaria Iannaccone

“Parthenos”: l’album
AMNESIA è una valida artista, ma prima di tutto, una persona umana, e a dimostrarlo è proprio “Parthenos”, un album capace di farti entrare nella vita della cantante, con l’eleganza e delicatezza proprie della mitologia greca, mixate a un sound fresco e contemporaneo attraverso l’esplorazione, di più generi: il Pop, R&B fino ad arrivare all’elettronica. Grazie ad AMNESIA, possiamo percorrere un
viaggio musicale, mitologico ed autobiografico.
“Partenope”: la tentazione di tornare a casa
Il brano “Partenope” omaggia la terra natia di AMNESIA: Napoli. La città viene dipinta come una tentatrice, metaforicamente può essere vista come una madre che prova a sedurre sua figlia dicendole di tornare a casa e, non riuscendo ad ottenere lo scopo, perché ormai la figlia è grande e ha una vita
in un altro luogo, si offende. Così, ANMESIA è come se sentisse dentro di sé il richiamo delle sue origini, con anche un velo di nostalgia, ma allo stesso tempo la necessità di rimanere a Roma dove oramai ha costruito la sua vita e la persona che vuole essere, pur sempre amando la sua terra.
Per venerare Napoli, ha deciso di cantarla attraverso una dolce canzone d’amore. Infatti, nella mitologia ‘Partenope’ era una bellissima sirena che, con la sua morte, diede vita alla città di Napoli.
“Gea”: storia di una madre e una figlia
Con “Gea” AMNESIA fa un regalo alla sua mamma. Si tratta di una canzone scritta con il cuore. “Gea è una di quelle canzoni in cui veramente le parole sono uscite da sole” afferma la sua compositrice, che cercava di scrivere un inno alla terra, intesa come globo, e alla fine il suo mondo e risultato essere proprio la mamma. Gea (o Gaia) infatti, nella mitologia, è la personificazione della Terra e madre dell’universo. La madre è vista come tutto ciò che c’è di bello nel nostro pianeta: i fiori, il mare, l’aria che respiriamo e tutto il resto della natura che è perfetta così com’è. L’artista è soddisfatta di aver elogiato così la madre e aver manifestato il loro bel rapporto e tutto l’affetto che ne consegue.
“Aracne”: la ragnatela
Tutti almeno una volta nella vita ci siamo guardati allo specchio e abbiamo pensato: “sono insoddisfatto di me stesso”, “non ce la posso fare”, “ho paura”; ecco il brano “Aracne”, che vuole esternare i sentimenti e le difficoltà che ci rendono completamente umani. L’artista dichiara che, durante la composizione dell’album, pensò: “Sapevo di avere un tempo limitato perché dovevano uscire nove canzoni entro sei mesi. Quindi da lì sono sorti tutti i dubbi più grandi. Il senso di insoddisfazione, di non farcela… avevo tanta paura. Leggendo la storia di Aracne mi ci sono rivista tanto”. Nella mitologia Aracne, peccando un
po’ di superbia, è perfettamente consapevole della sua bravura, tanto da affrontare Atena in un duello di arazzi. Dopo varie peripezie Atena, stanca della bravura e allo stesso tempo insolenza di Aracne, decide di trasformare quest’ultima in ragno. Infatti, il mito vuole spiegare l’origine del ragno.
Per l’artista le figure di Aracne e Atena sono rappresentative: “mi rivedevo in tutte e due” – racconta – “perché da una parte c’era la parte forte di me, Aracne, che voleva emergere e che sapeva quanto valevo, dall’altra invece c’era Atena, che mi diceva che non ce la potevo fare e mi rinchiudeva in queste ragnatele infinite”.
Una canzone impegnativa da realizzare perché ha messo a dura prova chi l’ha scritta, non solo per aver richiesto diverso tempo, ma anche perché mette a nudo le fragilità dell’artista che sicuramente, per qualsiasi persona sono verità scomode: quelle le vocine in testa che ci dicono chi devi essere, cosa puoi e cosa non puoi fare. In un modo dove l’apparenza conta più della sostanza, di certo AMNESIA va contro corrente perché si espone per la persona che è, non per quella che vuole apparire.



“Medusa – Lettera da una Grotta Perduta nel Mare”: la collaborazione con Francesco De Gregori
La collaborazione con De Gregori, nasce dal caso, sembra quasi che AMNESIA abbia “manifestato” il suo arrivo. La cantante racconta che, mentre stava scegliendo la melodia più azzeccata da abbinare al racconto della parte finale della storia di Medusa, assai tragica, il suo produttore iniziò a “canticchiare” il testo sopra la musica del brano “Lettera da un Cosmodromo Messicano” di De Gregori, e trovarono molto interessante l’associazione. Poco dopo, proprio il grande De Gregori, chiamò il loro studio di registrazione perché aveva bisogno di prenotarne una sala. E da lì è stata fatta: AMENSIA riuscì a produrre la canzone in collaborazione con Francesco De Gregori. “Quando le stelle decidono di mettersi d’accordo è fatta. Deve accadere qualcosa.”, spiega la ragazza con un sorriso.
“Metamorfosi – Interlude”: mutamenti di forma tradotti in musica
La metamorfosi (dal greco antico metamórphōsis, “trasformazione”) nella mitologia è un concetto centrale e ricorre spessissimo. Si riferisce al cambiamento di forma di un essere o di un oggetto, spesso da umano ad animale od elemento naturale e viceversa.
“Metamorfosi” è un brano, che omaggia l’omonima opera di Ovidio, capace di tradurre il concetto mitologico del mutamento in musica. L’incipit di questa traccia vuole spiegare il vero senso di tutto l’album, cosa che la rende fondamentale. “Tutto cambia, ma alla fine niente cambia, siamo noi che cambiamo la nostra forma, il nostro modo di parlare, il nostro aspetto, però alla fine noi siamo sempre noi stessi”, afferma AMNESIA. Si parla di storie senza tempo dalle quali possiamo capire meglio noi stessi e il vero senso della vita.
“Eco”: rincorsa verso l’irraggiungibile
“Parthenos”, l’album completamente ispirato alla mitologia greca, nasce attraverso la realizzazione, avvenuta precedentemente, di “Eco”. “Eco” una canzone nata per necessità, come afferma la sua autrice, inizialmente doveva chiamarsi “Eco e Narciso”. Il frutto di una relazione, vissuta in prima persona, dove Eco non riesce ad emergere per colpa di un Narciso.
Una canzone molto personale dove la cantante si sente un “Eco”, un riflesso, del proprio partner. Quello di Eco e Narciso è un mito sempre più attuale che può essere un importante insegnamento per tutte le persone che, nelle dinamiche di coppia, sentono perdere la propria identità. Il mito racconta di Eco, punita da Era, condannata a ripetere solo le ultime parole che sentiva pronunciare da qualcun altro. Eco conosce Narciso (da lui derivante il termine narcisista) e si innamora perdutamente. Eco non riuscirà mai ad esprimere realmente cosa prova, non potendo usare parole sue, e riconcorrerà invano un amore non corrisposto essendo che Narciso amava solo sé stesso. Ciò sarà anche causa della sua morte, in quanto, innamoratosi del suo riflesso nell’acqua, ci affogherà dentro. Eco, con il cuore a pezzi, si ritirò e solo il suono della sua voce sarà udibile come ripetizione delle parole altrui. Ancor oggi AMNESIA confessa di far fatica ad uscire completamente dai panni di Eco, ma ha fatto una grande evoluzione sia artistica che personale. Infatti, grazie a questa canzone, che vinse un contest della SIAE, è nato tutto l’album di “Parthenos”. Un album che pone le sue radici nell’antica Grecia, ma come racconta l’artista: “sono
storie antiche, ma ancora attuali”.


“Euridice – Lacrimosa “: addio o amore eterno?
La figura di Euridice, in questo brano, è simbolo di un’evoluzione personale. È come se Eco decidesse di dire basta e diventasse Euridice, capace di lasciar andare ciò che è irreparabile. Questa cosa però, nella mitologia, ovviamente non accade, ma nel percorso personale e musicale dell’artista succede. La storia di Euridice, nella mitologia, è assai triste ma densa di significato.
Orfeo era follemente innamorato della ninfa Euridice e tutto sembrava andar bene, fino a che la ninfa non venne morsa da un serpente velenoso e così morì. Euridice finisce nel regno dei morti, comandato da Ade e Persefone. Orfeo, disperato, grazie al suo canto concorda con Ade di poter riportare con sé la sua amata, ma ad una condizione: durante il cammino Orfeo non poteva voltarsi a guardare Euridice, cosa che però il Dio fece, così per colpa della passione e il desiderio troppo forte che li legava, Euridice fu condannata un’altra volta, questa volta però, per l’eternità. Orfeo visse il resto dei suoi giorni
producendo una musica intrisa di dolore e con la consapevolezza di aver condannato la sua amata. Questa storia può, dunque, esser d’ispirazione per lasciar andare ciò che in passato è stato bello, ma nel futuro non ha speranza.
“Cassandra”: il conflitto tra la consapevolezza del futuro e l’incomprensione altrui
Il mito di Cassandra, la bellissima principessa di Troia, figlia di re Priamo e della regina Ecuba, porta la cantautrice, e di conseguenza l’ascoltatore, a riflettere sul concetto di tempo e destino, altri temi che stanno molto a cuore all’artista. La storia di Cassandra, ahimè, non è affatto allegra: il dio Apollo, abbagliato dalla bellezza, della principessa, le regalò il dono della profezia, ma Cassandra, una volta ricevuto il dono, non accettò le lusinghe di Apollo. Il dio andò su tutte le furie e il dono della principessa si tramutò in una maledizione: Cassandra prevedeva le tragedie future che avrebbero colpito la sua città, ma anche se le profezie erano vere, nessuno le credeva, o peggio, veniva ignorata. Tra le varie profezie ci
fu quella della morte sua e di Agamennone, re di Micene, al quale Cassandra era stata ceduta come pegno di guerra. Clitemnestra, moglie del re di Micene, uccise il marito e Cassandra. Fu l’ennesima conferma che la principessa era una vera profeta, solo che aveva perso la sua credibilità, non per colpa sua, ma per un “no” non accettato. La morale è che bisogna pensare con la propria testa e seguire le proprie idee e passioni, non ascoltare gli invidiosi che cercano di ostacolare il futuro altrui.
“Pandora”: un adeguato finale in equilibrio tra curiosità e i suoi rischi
“Pandora” è il perfetto finale per l’album “Parthenos”, sia dal punto di vista evolutivo di AMNESIA, che finalmente riesce ad avere il coraggio di aprire questo “vaso”, sia come finale di un processo creativo che vuole lasciare un messaggio ben chiaro a chi viene “preso per mano” dalle parole di AMNESIA, durante l’ascolto. Il mito di Pandora chiude perfettamente questo album definibile come uno “storytelling mitologico”.
La storia inizia con Prometeo che rubò il fuoco a Zeus per donarlo all’umanità. Il dio, indignato, organizzò una vendetta contro tutta l’umanità. Grazie all’aiuto di Efesto, dio artigiano, nacque Pandora, che significa “tutti i doni”. Infatti Atena le donò l’abilità nelle arti, Afrodite la bellezza, Ermes l’astuzia e la persuasione e così via ogni divinità aggiunse qualcosa per renderla una creatura irresistibile. Inoltre, Zeus le donò un vaso, vietandole di aprirlo e la destinò come dono al fratello di Prometeo, Epimeteo, in modo da farla vivere sulla Terra. Ad un certo punto della storia, la stessa Pandora non resistette ad aprire il coperchio del vaso: da lì fu l’origine del male nel mondo, uscirono le malattie, le sventure, la sofferenza e tutto il peggio che si possa pensare. Pandora, spaventata, richiuse velocemente il vaso, ma mentre i mali erano stati liberati, intrappolò la speranza. Il mito del Vaso di Pandora serve a spiegare l’origine del male nel mondo, attribuendolo a un atto di disubbidienza ed eccessiva curiosità umana. Al tempo stesso, la presenza della speranza, rimasta nel vaso, offre un barlume di consolazione, suggerendo che anche nelle peggiori avversità, l’umanità non è del tutto perduta.
Il mito del vaso di Pandora chiude perfettamente il cerchio facendo intendere che il male non può essere sconfitto: bisogna riconoscerlo, accettare che esista ed imparare a lasciar andare ciò che ci tormenta e vivere nella speranza, del resto è ben protetta dal vaso!

Il messaggio di AMNESIA per i giovani artisti è: “rimanete voi stessi, perché ognuno di noi è particolare a suo modo e questo è il bello” – continua – “Sentite tanti generi musicali, conoscete a fondo la musica, ma restate sempre fedeli a chi siete, questo secondo me è il segreto migliore”.

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