“Ciò che vediamo non è ciò che è, ma ciò che siamo” è il titolo della mostra Bertozzi & Casoni che prende vita nella città di Palermo
Villa Igiea è parte del gruppo Rocco Forte Hotels, fondato nel 1996 dai fratelli Rocco Forte e Olga Polizzi. Oltre alla Villa in questione sono presenti ben altre 13 strutture. La famiglia è nel settore da ormai quattro generazioni, il loro carattere distintivo è sempre stato quello di garantire al meglio le esperienze possibili nelle aree circostanti.
La compagnia inaugurerà la mostra il 15 aprile 2025: “Ciò che vediamo non è ciò che è, ma ciò che siamo”, che terminerà il 15 giugno. La mostra, a cura di Raffaele Quattrone, nasce per esporre le opere di Giampaolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni, che hanno fondato la loro società artistica negli anni ’80. Gli artisti realizzano le loro opere in ceramica policromica e, per l’occasione, saranno presenti oltre 12 opere visibili percorrendo la villa siciliana. L’arte dei due scultori, tra i migliori contemporanei, omaggia grandi artisti passati e più recenti. Ad esempio, Vincent Van Gogh viene celebrato attraverso vasi che vogliono ricordare i suoi indimenticabili girasoli, di un’essenzialità pari alla loro stupefacente bellezza, trasformati perfettamente da dipinto a un piano tridimensionale tutto nuovo che dona all’arte passata una ventata fresca di modernità, anche attraverso la presenza di insetti. Il famoso pittore olandese, nato nel marzo del 1853, arrivò a dipingere quasi 900 quadri, più di mille dipinti e innumerevoli schizzi incompiuti. L’estro incompreso di quest’uomo era un connubio perfetto tra genio e follia. Espressionisti come Matisse e Munch si ispirarono a lui.




Ancora oggi Vincent riesce a colpire ed essere fonte di ispirazione per altri artisti che imitano il suo modello o, come in questo caso, lo adattano alla contemporaneità. Ad ogni modo, Van Gogh non è il solo ad essere omaggiato attraverso i vasi, anche Giorgio Morandi viene ricordato nel medesimo modo, la forma e il colore dei vasi consente un viaggio nelle opere dell’artista evocando la temporalità e la memoria. Morandi, artista unico, è stato un pittore e incisore bolognese nato negli anni ‘90 dell’800. Cresciuto circondato da donne, tra madre e tre sorelle, nei suoi dipinti omaggia la sua stanzetta di via Fondazza. Quella non fu l’unica sua realtà abitativa che dipinse. Quando costruirono la sua casa estiva, poté ritrarre la paesaggistica del suo primo vero studio, in particolare ritrasse i tre fienili del Campiaro. Morandi, pittore del concreto, è celebre per rappresentare oggetti estrapolandoli dalla loro funzionalità e permettere all’osservatore attento di analizzarli nella loro pura essenza.
Le opere in omaggio all’artista, che lo inquadrano perfettamente, sono composte da vasi con una lavorazione semplice e classica bianchi o neri, in contrasto invece è il contenuto del vaso fiori di diversi colori come rosso lacca, panna o rosa antico. Torna la presenza di insetti ad aumentare il colore: scarabei.



Un altro artista, a noi temporaneamente più vicino, che viene omaggiato è Lucio Fontana, pioniere della simbologia del taglio inteso come apertura verso dimensioni differenti e non come mera rottura. Fontana nasce in Argentina, da famiglia italiana, studia a Milano all’Accademia di Brera, specializzandosi in scultura. Una volta fatto ritorno a Buenos Aires scrisse il “Manifesto Blanco”, da cui prederà vita il movimento spazialista. Ovviamente non sono mancate le perplessità della critica, ma che piaccia o no resta un artista rivoluzionario che apre la mente verso riflessioni sul concetto massimo di spazio, cercando di superare la bidimensionalità. Gli artisti della villa lo omaggiano attraverso la creazione di custodie per violini variopinte con la fodera interna tagliata per, appunto, ricordare l’artista.




Il tutto non potrebbe essere ospitato in un luogo migliore. Villa Igiea, localizzata tra Monte Pellegrino e il golfo di Palermo, è parte integrante della storia palermitana. La villa fu costruita alla fine del XIX secolo da un privato: l’ammiraglio britannico Cecil Domville, poi successivamente acquistata e denominata “Igiea” dalla famiglia Florio, imprenditori di origine calabrese, trasferitisi nel capoluogo siciliano nel periodo della “Belle Époque”, più precisamente nel 1799. I Florio, detti i leoni di Sicilia, sono diventati celebri in particolar modo per la tonnara, insieme di reti utilizzate per pescare il tonno rosso.
Oggi, dopo un attento restauro nel 2021, capitanato da Paolo Moschino e Philip Vergeylen, in collaborazione con Olga Polizzi, in qualità di direttore del design della compagnia di hotels, la villa può contare ben 72 camere e 28 suite. Essa include inoltre una proposta culinaria: Ristorante Florio e Alicetta Bistro che garantiscono una cucina tipica dell’isola, il tutto seguito da Fulivio Pieragelini. E per chi volesse solo dissetarsi o fare un happy hour può recarsi a Igiea Terrazza Bar, dove Salvatore Calabrese vi delizierà con i suoi cocktails. Villa Igiea è dunque un ambiente perfetto per immergersi nell’arte: scultura che rimanda alla pittura e all’innovazione. Architettura che contiene a sua volta la scultura e, infine, il piacere della buona cucina e del perdersi in un luogo ricco di storia ed ispirazione.
Ma qual è davvero il messaggio che la Mostra palermitana vuole lanciare? Citandone il curatore: “le sculture di Bertozzi & Casoni non sono semplici rappresentazioni della natura: fiori di ceramica che non sbocciano, custodie di violino che non contengono suono, vasi che non custodiscono più il tempo della materia. Ogni opera è un enigma che gioca con la nostra percezione e con i nostri sensi, suggerendo che ciò che vediamo è solo un frammento della realtà, un’illusione, un’ombra di qualcosa che va oltre il visibile. La visione non è solo un atto fisico: è intessuta di esperienze, emozioni, memorie. Guardiamo il mondo con gli occhi della nostra storia, dei nostri desideri, delle nostre paure. Le opere ci sfidano a chiedere: cosa vediamo davvero? Cos’è che ci sfugge? Un fiore non è solo un fiore, una custodia di violino non è solo un contenitore. Sono riflessi di qualcosa che esiste solo nella nostra percezione”.

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